Finanziate iniziative che puntano a ridurre le emissioni di Co2 facilmente adattabili al contesto bellunese.
La Commissione europea ha selezionato a metà ottobre i progetti per lo sviluppo di tecnologie a emissioni zero che riceveranno un totale di 3,4 miliardi di euro di finanziamenti nell’ambito del Fondo per l’innovazione alimentato dai proventi dello scambio delle quote di emissione (ETS). Complessivamente le proposte presentate sono state suddivise in base alla dimensione con 12 progetti su larga scala, 17 su media scala, 20 su piccola scala, 16 pilota e 12 manifatturieri. Tra i 77 progetti scelti ce ne sono alcuni che riguardano da vicino la montagna e sono facilmente adattabili in un contesto alpino come quello bellunese in ottica di decarbonizzazione.
Con l’aiuto di un sistema di intelligenza artificiale generativa, noi li abbiamo suddivisi in base alla possibilità di essere replicati. Il primo a balzare agli occhi è un progetto francese per la produzione di energia elettrica da un bacino di accumulo destinato all’innevamento artificiale. Sempre dalla Francia arriva l’idea di un sistema per trasformare il biogas prodotto negli allevamenti in metano da mettere in rete e quella per l’accumulo di energia per assorbire il surplus di produzione da fotovoltaico ed evitare la saturazione delle cabine primarie.
Vediamo nel dettaglio.
Fascia 1: progetti replicabili quasi così come sono
ALP-STORE (Francia, Sorea, piccola scala). È il caso più vicino alle Dolomiti, tanto che i promotori lo chiamano «la batterie de nos montagnes». Il progetto collega un serbatoio d’alta quota già in esercizio per l’innevamento, nel massiccio della Sétaz in Savoia, a un bacino inferiore per ricavare una stazione di pompaggio con potenza nominale di 3,75 MW. L’innovazione sta nel riconvertire il sistema idrico di un comprensorio sciistico, con impatto ambientale contenuto. La stima della società proponente è di circa 46.682 tonnellate di CO₂ evitate in dieci anni. Nel Bellunese i comprensori con bacini per l’innevamento programmato sono diversi. Vanno però verificati tre aspetti: il regime concessorio delle piccole derivazioni, il deflusso minimo vitale e la convivenza con l’uso del bacino per l’innevamento nei mesi di picco.
CouplHyNG (Francia, Enosis, piccola scala). Il progetto aggiunge un’unità di produzione di metano, alimentata da idrogeno prodotto sul posto per elettrolisi, a un impianto di biogas agricolo esistente. Così la CO₂ del biogas diventa metano anziché finire in atmosfera. Secondo i promotori, il gas rinnovabile immesso in rete cresce di circa il 57% senza biomassa aggiuntiva. È un modello per la zootecnia e il lattiero-caseario di montagna, ma serve un impianto di biogas di taglia adeguata e un punto di immissione nella rete gas. In molti comuni bellunesi la rete gas non c’è.
OASIS (Paesi Bassi, Groen Gas Waalwijk, media scala). Risponde proprio a quel limite. È un impianto di biometano interamente elettrificato e fuori rete, pensato per le aree con reti congestionate. Integra la digestione anaerobica, la produzione elettrica con celle a combustibile a ossidi solidi e la liquefazione della CO₂ biogenica. Va letto come riferimento tecnologico più che come progetto da replicare in scala: in Olanda sarà il più grande impianto europeo di questo tipo.
BESS-4-C (Francia, EDF Renouvelables, media scala). Una batteria privata gestisce le congestioni locali della rete, assorbe il surplus fotovoltaico nelle ore critiche e nel resto del tempo opera sul mercato. L’aspetto più interessante è il modello contrattuale: una gara su base zonale e un accordo con il gestore di rete. È lo stesso problema che una CER montana incontra quando la cabina primaria satura. Prima di proporlo andrebbe verificata con e-distribuzione la capacità residua delle cabine primarie del Bellunese.
Fascia 2: progetti trasferibili con adattamenti
SCALA (Francia, MOF Technologies, pilota). Il progetto installa una cattura di CO₂ interamente elettrica, senza spillamento di vapore, su un impianto di cogenerazione a biomassa esistente. Le emissioni evitate stimate sono circa 54.000 tonnellate in dieci anni. Sugli impianti a cippato del territorio genererebbe emissioni negative certificabili, perché il progetto è pensato per il regolamento europeo sugli assorbimenti di carbonio (CRCF). Questo lo collega al tema dei crediti di carbonio. Il nodo è dove portare la CO₂ catturata. Tra i progetti finanziati con questo provvedimento c’è Ravenna CCS Phase 2, che punta a ricevere CO₂ liquefatta anche via strada e ferrovia dai distretti industriali del Nord Italia, fino a 4 milioni di tonnellate l’anno. Su un modello logistico simile si regge KI-ZERO, il cementificio austriaco che trasporterà la propria CO₂ con camion elettrici verso un giacimento esaurito vicino.
MOBIUS (Belgio, Aertssen, piccola scala). Batterie mobili alimentano macchine edili pesanti a zero emissioni nei cantieri senza rete. Quando sono ferme vendono servizi ancillari alla rete. Il modello è adatto ai cantieri in quota, alle opere di ripristino idrogeologico e forestale e ai lavori stradali di montagna, dove portare la rete è costoso.
ComPon Prague (Repubblica Ceca, piccola scala). È una piattaforma galleggiante che produce caldo e freddo e li immette nella rete di teleriscaldamento cittadina. Il documento non precisa la tecnologia di generazione. Con le dovute verifiche si potrebbe ipotizzare l’impiego su laghi e invasi in prossimità di reti di teleriscaldamento esistenti.
ECOSTRUCT PANELS (Paesi Bassi, piccola scala). Facciate prefabbricate ad alta prestazione termica e resistenti al fuoco, con un taglio delle emissioni sul ciclo di vita fino al 77,86% in dieci anni secondo i promotori. Riguarda la riqualificazione del patrimonio edilizio in clima rigido, ma è un prodotto industriale: il territorio può adottarlo, non replicarlo.
Fascia 3: progetti utili alle imprese del territorio
STEAMBOX e TISSUE, entrambi francesi e su piccola scala, accumulano calore ad alta temperatura prodotto da elettricità rinnovabile e lo restituiscono come vapore. TISSUE aggiunge ricavi dal mercato della riserva di regolazione della frequenza. E-Mix elettrifica un impianto di conglomerato bituminoso. PUMPEDGE produce pompe di calore industriali da 20 a 100 kW. Sono soluzioni per le PMI con fabbisogni termici, dal distretto dell’occhiale alla manifattura di valle, da verificare caso per caso.
Qui l’elenco dei 77 progetti finanziati.