I dati Istat 2021 mostrano una provincia organizzata in più poli, tra capoluogo, vallate produttive e relazioni oltre confine.
Quasi un lavoratore su due in provincia di Belluno lavora in un comune differente rispetto a dove ha stabilito la residenza. Complessivamente si tratta di 40.083 persone che almeno tre volte la settimana escono di casa e prendono un mezzo, nella maggior parte dei casi la propria auto, per raggiungere il posto di lavoro. Danno origine, nell’insieme, a 1.019 relazioni di pendolarismo tra i 60 comuni a cui si sommano gli spostamenti verso le province contermini e in rari casi verso regioni più distanti come Lombardia, Emilia Romagna e Piemonte.
Osservata attraverso gli spostamenti per lavoro, la provincia di Belluno appare meno lineare della sua rappresentazione amministrativa. La matrice del pendolarismo realizzata da Istat nel 2021 in occasione del censimento decennale, mette in relazione il comune di residenza con il luogo di lavoro e riporta gli spostamenti effettuati dalle persone almeno tre volte la settimana per raggiungere la sede professionale. Vista nel suo insieme si configura come una mappa policentrica, dove la geografia degli spostamenti fa perno su Belluno e sulle principali aree industriali della Provincia: Agordo, Longarone, Alpago, Feltre e la Sinistra Piave. Questo vale per il blocco centrale del territorio, mentre le aree di confine le traiettorie del lavoro guardano con continuità anche verso Trentino, Alto Adige e, più a sud, verso la Pedemontana trevigiana.
Il dato permette di osservare dove si concentrano le relazioni più solide tra residenza e lavoro e, soprattutto, dove i confini amministrativi risultano poco o nulla significativi. Per semplificare, abbiamo eliminato i movimenti verso altre province del Veneto o diverse regioni e tutti gli spostamenti interni al medesimo comune di residenza. Nella mappa interattiva che è possibile indagare qui sotto, sono stati tolti i numeri che rappresentano le persone che escono di casa e vanno a lavorare in un qualsiasi luogo all’interno dei confini comunali o fuori dai confini provinciali. Anche perché quel che ci interessa riguarda soprattutto le dinamiche interne al territorio, in particolare sull’asse della Valbelluna dove si concentrano le principali aree industriali e artigiani e i servizi.
Come evidenzia la mappa, una parte importante della matrice riguarda gli spostamenti interni alla provincia. Belluno resta il principale riferimento dell’area centrale. Nel 2021 risultano 8.114 residenti che lavorano nello stesso comune, ai quali si aggiungono flussi provenienti da numerosi centri della Valbelluna e dai comuni vicini. Il capoluogo conserva dunque una funzione ordinatrice, ma dentro un sistema più articolato di relazioni locali.
Nel quadrante sud-occidentale emerge il ruolo di Feltre. I residenti che lavorano nello stesso comune sono 4.109, e attorno alla città si organizza un bacino che comprende Pedavena, Cesiomaggiore, Seren del Grappa, Borgo Valbelluna, Fonzaso, Lamon e Santa Giustina. In questa parte della provincia, Feltre appare come un polo di riferimento non soltanto per dimensione urbana, ma per continuità territoriale con l’area feltrina e con i comuni posti lungo le direttrici verso il Trentino e la pianura.
Un andamento diverso, e per certi aspetti più significativo, riguarda Sedico. Nel comune lavorano 1.851 residenti, ma la consistenza dei flussi in ingresso dai comuni vicini ne mostra una capacità di attrazione che supera nettamente la scala municipale. Dal solo comune di Belluno arrivano 1.027 lavoratori; da Santa Giustina 584; da Feltre 414; da Sospirolo 313. La matrice suggerisce quindi un rapporto forte tra Sedico e il sistema centrale della provincia, con una funzione che non può essere letta soltanto in base alla popolazione residente.
Anche Agordo mostra una geografia del lavoro più ampia della dimensione comunale. I residenti occupati nello stesso comune sono 731, ma il bacino comprende Sedico, Taibon Agordino, La Valle Agordina, Falcade, Voltago Agordino, Santa Giustina, Feltre, Cencenighe Agordino e Canale d’Agordo. In questo caso il dato mette in evidenza la funzione di riferimento dell’Agordino, più che il peso demografico del singolo comune.
Lungo l’asse del Piave, Longarone presenta un profilo analogo. Nel comune lavorano 1.129 residenti, ai quali si aggiungono spostamenti da Belluno, Alpago, Borgo Valbelluna, Val di Zoldo e Calalzo di Cadore. Anche qui la lettura per confini comunali appare insufficiente: la relazione casa-lavoro segue un bacino più largo, costruito lungo una direttrice infrastrutturale e valliva.
Accanto ai comuni che attraggono lavoratori da un’area più ampia, la matrice fa emergere anche territori con una componente residenziale più marcata, o comunque più inseriti negli scambi con poli vicini. Limana, Santa Giustina, Pedavena, Cesiomaggiore e San Gregorio nelle Alpi rientrano in questa dinamica, pur con intensità differenti. A Limana, per esempio, 657 residenti lavorano nello stesso comune, mentre altri si distribuiscono tra più destinazioni della provincia. La distinzione tra comuni attrattivi e comuni residenziali resta quindi utile, ma non assoluta: molti territori trattengono una quota di occupati e, nello stesso tempo, alimentano il mercato del lavoro dei centri vicini.
La parte più interessante, per comprendere i limiti della mappa amministrativa, riguarda le relazioni oltre provincia. Nell’Alto Bellunese il rapporto con l’Alto Adige è particolarmente evidente. Dal Comelico Superiore risultano 62 lavoratori diretti a Sesto e 33 a San Candido. Verso San Candido si spostano anche 15 residenti di Santo Stefano di Cadore e 9 di San Pietro di Cadore, mentre da Santo Stefano altri 16 raggiungono Sesto. Più a ovest, Livinallongo del Col di Lana registra 30 spostamenti verso Corvara in Badia e 17 verso Badia. Sono numeri non enormi in valore assoluto, ma significativi perché indicano una relazione stabile lungo le aree di confine, dove il mercato del lavoro può svilupparsi seguendo la prossimità territoriale più che l’appartenenza provinciale.
Verso il Trentino si distinguono almeno due sistemi. Nel Feltrino e nell’area occidentale della provincia, Grigno raccoglie 25 lavoratori residenti a Feltre, 18 ad Arsiè, 14 a Lamon e 10 a Fonzaso. È una direttrice coerente con la posizione geografica di questi comuni e con la continuità verso la Valsugana. Più a nord, la relazione riguarda invece soprattutto l’Agordino e la Val di Fassa. Falcade conta 28 residenti occupati a Moena, mentre da Canale d’Agordo se ne spostano 10. Verso Canazei i numeri risultano più contenuti, ma coinvolgono più comuni, tra cui Alleghe, Falcade, Livinallongo del Col di Lana e Rocca Pietore.
Sul margine meridionale compaiono inoltre collegamenti con la Pedemontana trevigiana. Feltre e Setteville guardano anche verso comuni come Pederobba, Montebelluna e Segusino, inserendo il settore più basso della provincia in una rete del lavoro che prosegue verso la pianura. Anche in questo caso non si tratta di un’anomalia, ma di una relazione coerente con la posizione dei comuni e con la struttura dei collegamenti.
Nel complesso, i dati Istat del 2021 suggeriscono una provincia organizzata attorno a più bacini del lavoro. Belluno mantiene il ruolo principale nell’area centrale; Feltre struttura il quadrante sud-occidentale; Sedico, Agordo e Longarone esercitano una funzione che supera i rispettivi confini comunali; Cadore, Comelico e Agordino dialogano con i territori confinanti secondo logiche di valle e di prossimità.
Le dinamiche del pendolarismo registrate da Istat mostrano, almeno così ci sembra, i limiti dei confini amministrativi. Perché è chiaro che 40 mila persone che almeno tre giorni la settimana si muovono e valicano i confini del proprio comune per andare al lavoro rappresentano quasi la metà dei circa 86 mila bellunesi occupati. Un numero altissimo che dovrebbe richiamare immediatamente l’attenzione del decisore pubblico chiamato a considerare la realizzazione di sistemi di trasporto di massa, o di potenziare quei pochi esistenti, per lo meno per collegare i centri urbani con le principali aree industriali. In definitiva, la mappa che emerge dai movimenti casa-lavoro è fatta di poli, connessioni, distanze e relazioni ricorrenti. È una geografia concreta, meno ordinata di quella istituzionale, ma forse più adatta a raccontare come il Bellunese vive e lavora.