Pietro Fedon racconta la nascita di Robotech e l’ambizione di creare a Belluno un ecosistema dedicato alla robotica.
Portare l’alta tecnologia tra le montagne di Belluno, anziché cercarla altrove. È la sfida di Pietro Fedon (a sinistra nella foto sopra), 38 anni, che dopo esperienze in startup in ambito finanziario e nell’azienda di famiglia, ha fondato a Belluno Dolobot insieme a Luca Anselmi e Matteo Cestari. La startup si occupa di robotica, in particolare della produzione di macchine anfibie e sottomarine in grado di raggiungere e ispezionare tubature, condotte e di operare a grandi profondità. Da qui l’idea di mettere a sistema tutte le risorse che a vario titolo nel Bellunese si occupano di robotica e di riunirle in un unico evento. Nasce così la prima edizione di Robotech, in programma venerdì 25 e sabato 26 settembre alla VHV Arena e alla Piscina di Belluno per iniziativa del Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Belluno Dolomiti di cui lo stesso Fedon è delegato all’innovazione. In questa intervista, ci racconta come Robotech vuole unire imprese, scuole e istituzioni per trasformare il territorio bellunese in un polo attrattivo per la robotica.
Com’è nata l’idea di Robotech e per quale motivo la scelta è ricaduta su Belluno?
L’idea di Robotech nasce quasi per caso, dopo un viaggio fatto insieme al mio socio in Dolobot, Luca Anselmi. Avevamo percorso parecchi chilometri per andare a vedere il test di un robot subacqueo vicino a Verona. In quell’occasione ci siamo resi conto di una cosa molto semplice: per conoscere e vedere da vicino certe tecnologie eravamo noi a doverci spostare, mentre persino il commerciale dell’azienda aveva difficoltà ad arrivare fino a Belluno.
Da lì è scattato un cambio di prospettiva. Essendo entrambi coinvolti nel Gruppo Giovani di Confindustria e avendo la volontà di costruire qualcosa di importante per il territorio, a un certo punto ci siamo guardati e ci siamo chiesti: “Ma invece di essere sempre noi ad andare a cercare l’innovazione altrove, perché non proviamo a portarla qui?”
È da questa domanda che nasce Robotech. Belluno, quindi, non è stata scelta semplicemente come sede di un evento: è il motivo stesso per cui abbiamo deciso di farlo. Volevamo provare a invertire la logica, portando qui aziende, tecnologie, competenze e persone che normalmente siamo noi bellunesi a dover raggiungere facendo centinaia di chilometri.
In fondo Robotech nasce proprio da questo cambio di visione: non chiedersi perché fare un evento sulla robotica a Belluno, ma perché non farlo proprio a Belluno.
Perchè chiamare esponenti di organizzazioni anche lontane per un evento a Belluno?
Proprio perché uno degli obiettivi di Robotech è evitare che il territorio rimanga chiuso su se stesso. Se vogliamo parlare davvero di innovazione, dobbiamo creare occasioni di confronto con persone, aziende e organizzazioni che operano anche molto lontano da noi e che possono portare esperienze, competenze e punti di vista differenti.
L’idea è un po’ la stessa da cui è nato tutto il progetto: invece di essere sempre noi a doverci spostare per incontrare determinate realtà, proviamo a portarle a Belluno.
Questo permette alle nostre imprese, agli studenti e alle istituzioni di confrontarsi direttamente con persone che magari, in condizioni normali, avrebbero poche occasioni di incontrare. E allo stesso tempo permette a queste realtà di conoscere Belluno, le sue aziende e quello che il nostro territorio è in grado di esprimere.
Non vogliamo quindi organizzare semplicemente un evento con degli ospiti, ma creare connessioni. Se da un incontro nasce una collaborazione, un progetto, un’opportunità per uno studente o per un’impresa, allora abbiamo raggiunto uno degli obiettivi di Robotech.
Quali sono gli obiettivi che vi date?
Il primo obiettivo è sicuramente diffondere la cultura della robotica e dell’innovazione e far vedere concretamente cosa queste tecnologie possono significare per le imprese, per gli studenti e, più in generale, per il nostro territorio.
Allo stesso tempo vogliamo valorizzare quello che esiste già. Anche a Belluno ci sono aziende, professionisti e giovani che lavorano su automazione, robotica, intelligenza artificiale e nuove tecnologie, ma spesso queste competenze non sono sufficientemente conosciute o messe in relazione tra loro.
Robotech vuole diventare un punto d’incontro tra questi mondi: aziende, scuole, università, startup, professionisti e istituzioni.
L’obiettivo più ambizioso, però, è che tutto questo non finisca con l’evento. Vorremmo riuscire a costruire nel tempo un vero ecosistema dell’innovazione sul territorio, capace di generare formazione, collaborazioni, nuovi progetti e opportunità.
Il progetto Robotech prevede un forte coinvolgimento tra studenti, aziende e istituzioni. Da quante persone è composto il vostro team? E quante scuole e imprese sono state coinvolte finora?
Robotech è nato da un gruppo relativamente piccolo di persone, ma intorno al progetto si è creata progressivamente una rete molto più ampia.
Uno degli aspetti più belli è stato proprio vedere quante persone abbiano deciso di mettersi a disposizione: dal Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Belluno Dolomiti alle aziende, fino alle istituzioni, alle scuole, ai partner e ai professionisti che stanno contribuendo all’iniziativa.
Più che il numero del team in sé, quindi, credo sia interessante osservare la rete che si sta formando intorno a Robotech.
Lo stesso vale per scuole e imprese. Il nostro intento non è semplicemente avere delle aziende che espongono e degli studenti che vengono a visitare un evento. Vogliamo creare un rapporto più diretto: studenti che possano confrontarsi con le imprese, aziende che possano raccontare quali competenze stanno cercando e scuole che possano sviluppare progetti e attività insieme al mondo produttivo.
Su quali settori della robotica vi concentrerete? Punterete su robot per l’uso quotidiano, sulla ricerca o su altri ambiti specifici?
Non vogliamo limitarci a un unico settore della robotica. Una delle caratteristiche di Robotech è proprio cercare di mostrare quanto questo mondo sia ampio e quanto velocemente stia entrando in ambiti molto diversi.
Ci sarà sicuramente una forte attenzione alla robotica industriale e all’automazione, perché partiamo da un territorio con una vocazione manifatturiera molto importante. Parleremo quindi di fabbrica intelligente, intelligenza artificiale applicata ai processi produttivi, sistemi autonomi e collaborazione tra uomo e macchina.
Ma vogliamo andare anche oltre. Ci interessano la robotica terrestre e subacquea, gli esoscheletri, i sistemi autonomi e, più in generale, tutte quelle tecnologie che possono trovare applicazioni concrete nella vita e nel lavoro delle persone.
L’obiettivo non è tanto scegliere oggi quale sarà “il robot del futuro”, quanto mettere insieme chi queste tecnologie le sviluppa, chi potrebbe utilizzarle e i giovani che nei prossimi anni saranno chiamati a progettarle e migliorarle.
Quali saranno le tappe successive e i prossimi sviluppi dopo l’incontro alla VHV?
L’incontro alla VHV non vuole essere il punto di arrivo di Robotech. Al contrario, lo consideriamo l’inizio di un percorso.
Durante l’evento vogliamo mettere allo stesso tavolo mondi che spesso fanno fatica a incontrarsi: imprese, studenti, startup, professionisti, istituzioni e persone che lavorano nella ricerca e nell’innovazione.
La fase successiva sarà capire quali delle connessioni nate durante Robotech potranno trasformarsi in qualcosa di concreto.
Pensiamo ad attività nelle scuole, laboratori, collaborazioni tra studenti e aziende, nuovi momenti di confronto, progetti tecnologici e occasioni per mettere in relazione imprese che hanno un’esigenza con realtà in grado di sviluppare una soluzione.
Nel lungo periodo l’ambizione è ancora più grande: riuscire a creare a Belluno un punto di riferimento stabile dedicato a robotica, intelligenza artificiale, IoT e automazione.
Se Robotech riuscirà a far sì che, tra qualche anno, per vedere una nuova tecnologia o incontrare un’azienda innovativa non sia sempre necessario partire da Belluno e fare centinaia di chilometri, ma che qualcuno decida invece di venire qui, allora avremo davvero realizzato quel cambio di visione da cui è partito tutto.