Riunisce istituzioni e operatori per ridurre l’incertezza e far crescere la fiducia. Solo in città quasi diecimila gli immobili vuoti
A Belluno ci sono 24 mila immobili residenziali. Di questi, circa il 40 per cento risulta non occupato, come indicano i dati dell’ufficio IMU del Comune. La cifra delle abitazioni ‘fuori uso’ si aggira intorno alle 9.600. Una cifra enorme per una città dove, secondo quanto riferito dagli operatori e dagli stessi amministratori, centinaia di famiglie e lavoratori cercano un affitto senza trovarlo, o trovandolo a condizioni economiche che non reggono nel medio periodo.
Dei quasi diecimila alloggi non occupati però, solo una parte è potenzialmente affittabile. Dentro quel 40 per cento ci sono seconde case, immobili ereditati, abitazioni in attesa di ristrutturazione, case utilizzate saltuariamente o con vincoli pratici e familiari che rendono complesso o impossibile metterli sul mercato. Ma la sproporzione tra patrimonio e disponibilità reale resta un dato allarmante. Anche perché, a livello nazionale, Istat stima che le abitazioni non occupate (o occupate da non residenti) siano 9,5 milioni, su un patrimonio che supera i 35,6 milioni: circa il 27 per cento del totale.
La distanza tra crescita potenziale e accessibilità sta emergendo come tema strutturale: in un territorio dove il lavoro non manca, la casa rischia di diventare il collo di bottiglia. A gennaio 2026 il tasso di disoccupazione in Italia è sceso al 5,1 per cento. Nel Bellunese, invece, le elaborazioni più recenti collocano il dato su livelli ancora più bassi, tra il 2,6 e il 2,8 per cento a seconda delle fonti e delle modalità di rilevazione. Una disoccupazione addirittura sotto la soglia fisiologica che, letta insieme allo spopolamento e al progressivo invecchiamento, segnala un mercato del lavoro in crescente tensione: le imprese faticano a trovare personale e, sempre più spesso, chi arriverebbe per lavorare si scontra con una domanda semplice e concreta: dove vado ad abitare?
È in questo contesto che il Comune di Belluno ha scelto di mettere in campo un metodo di lavoro, prima ancora che una misura singola: il Tavolo di Lavoro sull’abitare, presentato sabato 28 marzo 2026 a Palazzo Crepadona. Non una uscita episodica, ma l’impostazione – rivendicata come permanente – di un luogo di coordinamento tra i soggetti coinvolti, capace di far dialogare istituzioni, professionisti e portatori di interesse su regole, rischi e incentivi.
«La sala piena, gli interventi e i feedback ricevuti dicono una cosa chiara: il tema è di grande attualità, ne eravamo convinti, e averlo affrontato ha voluto dire intercettare una necessità di questo territorio», ha detto il sindaco Oscar De Pellegrin. «Chi ha abitazioni va informato, tutelato e rassicurato mediante professionisti del settore, ed è esattamente quello che stiamo facendo». E ha aggiunto un passaggio che chiarisce la cornice istituzionale: «La Provincia sta affrontando il tema, è nell’agenda del nuovo presidente, e stiamo lavorando in coordinamento stretto con Palazzo Piloni e con la Regione».
Il nodo, infatti, non è solo creare offerta, ma ridurre l’incertezza che tiene ferme molte case. Da qui l’attenzione – esplicita – alle garanzie per i proprietari. Sul mercato esistono già strumenti utilizzabili: polizze assicurative dedicate alla locazione (a copertura, per esempio, del rischio morosità e di eventuali danni), fidejussioni bancarie o assicurative, e formule di garanzia costruite in partnership pubblico-privato per rendere il rischio più prevedibile.
Su quest’ultimo punto, nel Bellunese è in campo anche l’ipotesi di un fondo di garanzia. Indicato come priorità da sviluppare per rafforzare la fiducia dei proprietari e facilitare contratti regolari a canoni sostenibili, potrebbe metterlo in campo la Fondazione Welfare Dolomiti. Il quadro regionale, inoltre, prevede già strumenti di sostegno alle famiglie che affittano, attraverso contributi ai Comuni sul ‘Fondo affitti’ e sul ‘Fondo morosità incolpevole’, che possono contribuire indirettamente anche alla stabilità dei rapporti locativi.
Il Tavolo di Lavoro, nelle intenzioni dell’amministrazione, serve proprio a cucire questi pezzi: informazione, tutela, accompagnamento, e un minimo di infrastruttura della fiducia. Lo sintetizza il consigliere di maggioranza Paolo De Biasio, coordinatore del progetto BellHost: «I prossimi obiettivi sono già stati approcciati». La traiettoria, spiega, corre su due binari: «Da un lato, mediante il confronto all’interno del tavolo, desideriamo aprire un punto informativo permanente, dall’altro l’amministrazione sta lavorando per risolvere tutte quelle situazioni che possano alleggerire la pressione. Un esempio è la volontà di dare una destinazione abitativa alle case Kraller, oggi di nuovo disponibili dopo un lungo lavoro di recupero e riqualificazione».
Il punto informativo, un vero sportello a disposizione di proprietari e locatari, potrebbe innestarsi su servizi già attivi, in sinergia con Snodi in Quota, che a Belluno opera come presidio di orientamento e assistenza ai cittadini. Se la locazione è diventata un terreno tecnico complesso fatto di contratti, fiscalità, agevolazioni, manutenzione e rischi, allora va trattata anche come un servizio, non abbandonata alla relazione tra affittuario e locatore.
Sul medio e lungo periodo, l’orizzonte si allarga agli immobili: una parte del compendio dell’ex caserma Fantuzzi, la possibile cessione con destinazione residenziale di beni comunali, come l’ex comando di Polizia Locale di via Gabelli e Villa Sartori a Sargnano. «Per l’ex caserma Fantuzzi abbiamo avviato un dialogo con il Demanio. Il ruolo del Comune è quello di promuovere la trattativa con possibili portatori di interesse e di favorire il cambio di destinazione d’uso», ha spiegato De Pellegrin, annunciando contatti con Provincia e Regione già nella settimana successiva alla presentazione del Tavolo.
L’impegno istituzionale del Comune come di altri enti è giustificato dal paradosso che, la mancanza di un bene di prima necessità come la casa, anche un territorio con lavoro e servizi rischia di arretrare o declinare. Senz’altro perde delle opportunità. Non solo per una questione di numeri, le migliaia di abitazioni non occupate, ma per un equilibrio più delicato: attrattività, natalità, stabilità delle famiglie, capacità delle imprese di reclutare personale. Il merito del Tavolo di Lavoro di Belluno sta nell’aver preso atto che la residenzialità non è un tema sociale in senso stretto, ma una leva economica e demografica. E che, per sbloccarla, serve una regia capace di tenere insieme fiducia privata e interesse pubblico.