Agricoltura bellunese, la svolta passa dalla multifunzionalità e dal fare sistema

Guarnieri (Confagricoltura): «Cooperazione e filiere per trasformare la qualità in valore»

Nel Bellunese l’agricoltura sta attraversando una fase di trasformazione profonda, che apre nuove prospettive per il futuro del comparto. La sfida del ricambio generazionale – che oggi riguarda circa il 30 per cento delle imprese – non è solo un elemento di criticità che deve essere gestito, ma anche un’occasione per ripensare modelli organizzativi, fonti di reddito e soprattutto strumenti di collaborazione.

A delineare questo scenario è Enzo Guarnieri, vicepresidente di Confagricoltura Belluno, che invita a leggere il momento attuale come un passaggio evolutivo. «Parliamo di circa 1.500 aziende agricole, pari al 2,7 per cento del prodotto lordo veneto. Un sistema che, pur nelle difficoltà, ha già avviato percorsi di cambiamento». Uno dei cardini è la multifunzionalità, sempre più centrale nell’agricoltura contemporanea: agriturismi, vendita diretta, fattorie didattiche e attività legate al turismo stanno contribuendo a diversificare le entrate e a rafforzare il legame con il territorio. «Non è più solo produzione – osserva Guarnieri – ma capacità di integrare servizi, accoglienza e valorizzazione delle risorse locali». Una direzione che consente alle aziende di aumentare la resilienza economica e di intercettare nuove domande di mercato.

Accanto a questo, alcuni comparti mostrano dinamiche incoraggianti. la viticoltura cresce a ritmi sostenuti (+10 per cento annuo tra ettari e produzione), mentre la filiera del legno si sta strutturando anche grazie a circa 60 mila ettari boschivi gestiti da soci di Confagricoltura e certificati PEFC. Nella zootecnia, settore trainante, si registra un’evoluzione verso aziende più strutturate e integrate, con un ruolo chiave giocato dalle realtà cooperative, che garantiscono stabilità commerciale e valorizzazione del prodotto.

Ed è proprio il tema della cooperazione a rappresentare una delle leve decisive per il futuro. «Oggi dobbiamo costruire nuove forme di aggregazione». Un percorso che in Veneto ha già dimostrato di funzionare: il caso di Lattebusche, nata nella piccola frazione di Cesiomaggiore, è emblematico di come anche in contesti montani e di dimensioni ridotte sia possibile creare realtà solide e competitive.

Nel Bellunese non mancano esperienze in questa direzione, come il Consorzio Coste del Feltrino, prima esperienza consortile della provincia, che ha posto le basi per una collaborazione strutturata tra produttori. «Sono segnali importanti – prosegue Guarnieri – ma serve fare un passo in più: lavorare insieme in modo sistematico, superando frammentazioni e logiche individuali».

Il nodo economico resta centrale: la qualità delle produzioni locali è riconosciuta, ma deve essere accompagnata da filiere capaci di trattenerne il valore sul territorio. In questo senso, lo sviluppo di strutture di trasformazione e di canali commerciali condivisi rappresenta una priorità.

Parallelamente, innovazione e tecnologia stanno aprendo nuove opportunità. Dalla digitalizzazione della zootecnia all’agricoltura di precisione, fino all’uso dei droni, le soluzioni tecnologiche possono contribuire a ridurre i costi e aumentare l’efficienza, soprattutto in un contesto montano dove la manodopera è più onerosa. Anche il cambiamento climatico, pur con le sue criticità, introduce nuove possibilità: stagioni più lunghe e colture alternative che possono ampliare l’offerta produttiva.

In questo scenario, il ricambio generazionale può diventare un fattore di innovazione, a patto di creare le condizioni economiche e organizzative per rendere attrattivo il settore. «I giovani arrivano – conclude Guarnieri – ma dobbiamo metterli nelle condizioni di restare. E questo significa reddito, prospettive e rete».

La direzione è chiara: multifunzionalità, cooperazione e filiere strutturate non sono più opzioni, ma strumenti concreti per costruire un’agricoltura di montagna capace di evolvere e competere.