Secondo Debbie Weinstein, presidente di Google per Europa, Medio Oriente e Africa, l’Intelligenza Artificiale potrebbe portare a un guadagno economico significativo per il vecchio continente. Un estratto dall’intervista rilasciata a Il Sole 24 Ore:
Quando il mondo ha conosciuto ChatGPT, a novembre 2022, per la prima volta il paradigma di Google è stato messo in discussione. Dalle ricerche basate su parole chiave e liste di link come risultato, si è passati a testi sintetici in linguaggio naturale. Tre anni e mezzo dopo, e l’ultimo anno in particolare, l’azienda di Mountain View ha messo mano ai suoi fondamentali – a partire dal motore di ricerca – come mai fatto prima. In termini di performance i nuovi prodotti, come Nano Banana e Gemini 3, hanno colmato il ritardo.
«Il risultato di oggi è costruito su investimenti decennali nell’Ai, lungo tutta la filiera, compresi i chipset TPU che costituiscono la spina dorsale dell’addestramento dell’Ai. Un cambio di orientamento iniziato già nel 2016» dice in questa intervista a Il Sole 24 Ore, la prima in Italia, Debbie Weinstein, presidente di Google per Europa, Medio Oriente e Africa da dicembre 2024.
(…) Dal punto di vista industriale e finanziario, l’AI è una questione americana e cinese. Che spazio può ricavarsi l’Europa?
«Stimiamo per l’Europa un potenziale aumento del PIL di 1,2 trilioni di euro in dieci anni, ma non avverrà automaticamente. C’è un paradosso: il Continente punta alla competitività ma guarda con diffidenza ai grandi player tecnologici globali che potrebbero aiutarlo a raggiungerla. Allo stesso tempo, in Europa esiste un potenziale straordinario. A Stoccolma ho incontrato start up come Lovable, valutata fino a un miliardo di euro pochi mesi dopo la nascita. Possono emergere nuovi unicorni, ma servono le condizioni giuste perché accada».