Alpago Cashmere, il lusso raro di una filiera agricola che nasce sulle montagne bellunesi

Nel panorama tessile italiano esiste una produzione tanto rara quanto poco conosciuta: quella del cashmere allevato e trasformato interamente in Italia. Oggi nel Paese si contano circa qualche centinaia di capre da cashmere, a fronte di una produzione mondiale concentrata quasi esclusivamente in Asia centrale, tra Mongolia, Cina, Iran e Afghanistan. In questo contesto, la piccola produzione dell’Alpago, firmata Farm Manufacture – Alpago Cashmere, rappresenta un’eccellenza assoluta, capace di coniugare agricoltura di montagna, artigianato e manifattura di alta gamma.

Il progetto nasce a Frassenei, frazione del Comune di Tambre (Belluno), dove nel 2010 Martina Tomas e il suo compagno Alessio Giavi si trasferiscono in un edificio rurale di inizio Novecento, un tempo adibito a stalla. È qui che, negli anni successivi, prende forma l’idea di recuperare un rapporto diretto con la terra e con gli animali, immaginando un’attività compatibile con i ritmi della vita quotidiana e con il contesto montano.

La svolta arriva nel 2016, quando a Frassenei arrivano le prime capre da cashmere. Dopo una fase di studio e formazione, che porta Martina e Alessio anche in Toscana, presso un centro specializzato nella selezione genetica, l’allevamento inizia a strutturarsi in modo progressivo. Il primo filato vede la luce nel 2018: una produzione minima, ma sufficiente a trasformare l’allevamento in un progetto concreto. Nel 2023 nasce ufficialmente il marchio Farm Manufacture – Alpago Cashmere, che unisce allevamento e lavorazione artigianale sotto un’unica identità.

Oggi il cuore dell’attività è un mini gregge di circa 30 capi, allevati in modo estensivo e gestiti con recinti elettrici mobili, una soluzione che consente anche la cura del prato e del sottobosco. L’intera filiera è sotto controllo diretto, dall’allevamento alla realizzazione dei capi finiti.

La materia prima è il sottopelo della capra cashmere (Capra hircus), una fibra naturale estremamente fine e pregiata. A differenza di altre lane, il cashmere non viene tosato ma raccolto attraverso la pettinatura, effettuata durante la muta primaverile. Un’operazione delicata che asseconda i ritmi naturali dell’animale e permette di selezionare esclusivamente il sottopelo più fine.

La fibra viene poi inviata a una filatura specializzata di Vicenza, una delle pochissime in Italia in grado di lavorare piccoli quantitativi. Il filato rientra quindi in Alpago, dove viene trasformato interamente a mano. Ogni capo – berretti, sciarpe, fasce scalda-orecchie – è realizzato da Martina insieme alla madre Anna, seguendo un processo lento, misurato e completamente tracciabile.

«Per noi allevamento e manifattura non sono due mondi separati: uno non esiste senza l’altro», spiega Martina. «Ogni capo nasce dalla relazione quotidiana con le capre – abbiamo dato a ciascuna un nome – dal rispetto dei loro tempi e dal lavoro manuale. È questo che rende il nostro cashmere un vero lusso e un prodotto unico».

La produzione è volutamente limitata. I tempi di realizzazione possono richiedere settimane o mesi, un aspetto che il brand rivendica come valore e non come limite. I clienti, in gran parte provenienti dal Nord Italia e dalla Svizzera, scelgono Alpago Cashmere per la sua dimensione non industriale e per la garanzia di una filiera corta e trasparente. Unica. 

Il marchio si articola in due collezioni: Luxury, realizzata in 100% cashmere proveniente esclusivamente dal proprio gregge, e Life, una proposta più versatile che combina il cashmere con altre lane selezionate del Veneto. Un’estensione coerente con l’identità del brand, che mantiene salda la connessione con il territorio e la produzione locale.

Alpago Cashmere è stato selezionato per poter partecipare come espositore al Salone dell’Alto Artigianato Italiano che si svolge nel primo fine settimana di ottobre all’Arsenale di Venezia, una delle principali vetrine nazionali e internazionali dedicate all’eccellenza manifatturiera italiana, manifestazione a cui il brand partecipa da due anni. Un riconoscimento che rafforza il posizionamento del progetto: un lusso agricolo e artigianale, misurabile nella sua edizione limitata, nell’unicità del lavoro artigianale fatto a mano e nell’esclusività della materia prima, che mirano ad esaltare l’eccellenza del made in Italy in una filiera interamente veneta.