Belluno Youth Map. La città con gli occhi dei giovani

Un gruppo di giovani, guidati dall’Università di Padova, ha creato una mappa che rivela i luoghi chiave della loro vita sociale, evidenziando problemi e opportunità

Una mappa disegnata dai ragazzi per raccontare la città vista da chi la vive ogni giorno. Si chiama Belluno Youth Map ed è un progetto di mappatura urbana partecipata che porta in primo piano bisogni, abitudini e desideri dei giovani bellunesi, trasformandoli in una narrazione condivisa e consultabile.

La Youth Map è una mappa interattiva costruita a più mani da una ventina di ragazze e ragazzi tra i 16 e i 21 anni, in collaborazione con il Dipartimento FISPPA dell’Università di Padova e l’Associazione Cittadini per il Recupero delle Gabelli. Il percorso è stato guidato dai docenti Sara Serbati e Andrea Petrella.

La partecipazione come filo conduttore pedagocico

L’idea nasce da un’impostazione educativa che guarda agli spazi come parte della crescita: un richiamo alla visione della pedagogista Pierina Boranga, che negli anni Trenta immaginò la scuola Gabelli come luogo di qualità educativa. Oggi quel principio viene applicato ai luoghi della città frequentati dai più giovani. «Abbiamo mappato 21 luoghi significativi per noi», spiega Marianna. «La mappa è stata disegnata da noi e resa interattiva, con video e foto che raccontano come viviamo questi spazi». Il lavoro, sottolineano gli autori, ha cercato di rappresentare una generazione più ampia: per completare e integrare i contenuti sono state realizzate anche 50 interviste.

La presentazione pubblica, a Palazzo Crepadona lo scorso 17 dicembre, ha acceso un confronto pubblico sui punti deboli della città rispetto all’accesso e alla qualità degli spazi per ragazze e ragazzi. Tra i luoghi più apprezzati è stata citata la Casa dei Beni Comuni, indicata come uno degli spazi favoriti per la sua flessibilità. «Offre un calcetto, divani, aree per ascoltare musica e uno skatepark, anche se le rampe sono un po’ malandate», racconta Alessio.

Aprite quella biblioteca

Accanto agli elementi positivi, dal racconto dei ragazzi emergono criticità nette. La biblioteca civica viene descritta come uno spazio ‘stupendo’, ma con aperture largamente insufficienti e poco compatibili con la vita quotidiana di studenti e giovani. Di fatto la biblioteca è più chiusa che aperta, e gli orari sembrano tagliati su misura sulle esigenze dei dipendenti comunali, non certo dell’utenza.

Ricorrente poi il tema della mancanza di luoghi dove stare insieme in modo informale, chiacchierare o ascoltare musica all’aperto, e il bisogno di poter attraversare alcuni momenti di autonomia, «di stare da soli, di ritrovarsi e crescere», senza sentirsi costantemente osservati dagli adulti. Sullo sfondo, segnalano incomprensioni nell’uso degli spazi pubblici e un clima che, nelle loro esperienze, appare orientato più dalla diffidenza che dalla fiducia.

Parchi da curare e spazi per lo sport libero

Forte anche l’attaccamento ai parchi cittadini, come Città di Bologna, San Lorenzo e Mussoi. «Questi luoghi sono importanti per noi», spiega Pietro, «ma spesso li troviamo trascurati. Passiamo molto tempo sui tavolini, le attrezzature e le panchine, anche se sono malmessi. Vorremmo vederli più curati e adatti alle nostre esigenze». Federico porta un esempio concreto, legato allo sport libero: «Dietro la stazione c’è uno spazio per fare basket, è comodo perché centrale, ma veniamo cacciati via perché disturbiamo». Nel dibattito, un cittadino ha rilanciato il problema in termini più generali, sostenendo che gli spazi per l’aggregazione legata allo sport «in città siano stati progressivamente eliminati». Non c’è un campetto da basket, una rete di pallavolo, uno spazio per il tennis, un prato dove tirare due calci a un pallone, lo skate park è in fase di progetto, «cosa pretendiamo che facciano i ragazzi se non stare seduti sulle panchine ad ascoltare musica?».

Il confronto con l’amministrazione

Presenti molti giovani che hanno confermato e ampliato le osservazioni della mappa, accanto a diversi genitori, interessati a luoghi sicuri e adeguati per la crescita dei figli. Dal fronte istituzionale, l’amministrazione ha raccolto molti spunti, prendendo l’occasione di dialogo con ragazze e ragazzi molto seriamente. In platea tre esponenti della giunta: l’assessore al sociale Marco Dal Pont ha proposto la creazione di un gruppo di confronto; l’assessora alle politiche giovanili Roberta Olivotto ha valorizzato l’attivismo dei ragazzi, citando il progetto dello skatepark come esempio di collaborazione. L’assessore alla cultura Raffaele Addamiano ha ricordato come tensioni ed esigenze siano in parte simili a quelle di trent’anni fa e ha richiamato il tema della responsabilità, su cui gli stessi autori della Youth Map hanno mostrato attenzione: «Se una cosa è bella e curata, è più facile prendersene cura».

La Belluno Youth Map non chiede scorciatoie né privilegi: prova piuttosto a rimettere al centro una domanda semplice e concreta, quella di una città vivibile anche per chi la attraversa in una fase delicata della vita. Il valore del progetto sta nel metodo e nello sguardo: far parlare i giovani non al posto degli adulti, ma insieme alla comunità. Un ponte tra generazioni che, a partire da 21 luoghi e molte voci raccolte sul campo, invita Belluno a ripensare i propri spazi con più ascolto e più fiducia.