All’assemblea degli associati l’analisi dei numeri del bellunese. In Cadore forte aumento delle imprese.
«Il futuro inizia da oggi», questo il motto che ha accompagnato l’assemblea degli associati di Confartigianato Imprese Belluno. Uno slogan che mette le sue radici nei dati e nei numeri di economia, lavoro e demografia del bellunese, fotografati dall’Ufficio Studi della CGIA di Mestre su richiesta dell’Unione Artigiana. Dati che parlano di possibilità e limiti, e che raccontano di una provincia che sta crescendo, come testimonia l’aumento del PIL (+4,9% nel periodo 2007-2024) in linea con le città venete più forti.
Ciò che veramente pesa per il territorio bellunese è il commercio verso l’estero che arriva a quasi 5 miliardi l’anno, con il saldo commerciale tra export e import più alto tra tutte le province italiane. Resta da tenere presente, come ricordano il segretario del CGIA Renato Mason e il ricercatore Daniele Nicolai, che questo dato è per il 75% legato al solo settore dell’occhialeria, leader nel territorio e traino per l’Agordino, primo in provincia nel valore aggiunto per addetto.
Interessanti anche i numeri relativi al calo delle imprese attive, e come questi mandino netto un segnale in controtendenza: la crisi d’impresa si registra più a valle rispetto alle zone ‘alte’. In provincia di Belluno, infatti, il calo maggiore avviene nel feltrino (-11,6%), poi nel bellunese (-8,1%), quindi nel Cadore (-5,8%) e infine nell’Agordino (-4,3%).
Per quanto riguarda le imprese artigiane, nel territorio se ne contano più di un terzo (33,9%). I settori dominanti per l’artigianato sono costruzioni (84% delle imprese), manifattura (72%, con legno arredo al 91%), autoriparatori (72%), trasporti (66%) e servizi alle persone (62%).
Guardando ai limiti, invece, un grosso ostacolo continua a riguardare il calo demografico: la popolazione bellunese è di 197.788 persone, il 2,2% in meno rispetto al 2019 (il Veneto è calato dello -0,7%). Di questi, poi, pochi sono i giovani (10,6% di under 14 rispetto al 12,1% della regione) e tanti sono gli anziani: il 28% di bellunesi ha più di 65 anni, rispetto al 24,5% della media veneta. Preoccupano soprattutto i dati del Cadore, dove si registra il calo maggiore (-4,5%), il minor numero di under 14 (solo 9,4%) e il maggior numero di anziani (30,3% di over 65).
Eppure la zona cadorina risulta quella con il più alto tasso di imprenditorialità, arrivando all’8,8%, numero più alto della media provinciale (6,5%) ma anche di quella regionale e nazionale (8,6%). Ed è ancor più curioso notare come in provincia di Belluno ci siano più giovani imprenditori e meno over 70: il 52,5% ha un’età tra 50 e 69 anni, il 32,5% 30-49 anni, l’11,3% oltre 70 anni, il 4,2% meno di 30 anni, con oltre mille imprese giovanili pari all’8,2% del totale. Gli artigiani seguono invece la media di età regionale.
Le imprese straniere risultano invece meno presenti rispetto al resto della regione (7,9% del totale contro l’11,9% del Veneto e l’11,8% in Italia), mentre quelle femminili (21,2%) superano la media veneta (20,8%) ed inseguono quella nazionale (22,7%).
«Confartigianato Imprese Belluno è qui per fare la propria parte, insieme alla politica e a fianco delle imprese artigiane, spina dorsale e identità della nostra provincia», ha detto la presidente Claudia Scarzanella al termine di quello che è stato un lungo anno di celebrazioni per il settantesimo anniversario della fondazione dell’associazione. «Trovare l’equilibrio perfetto tra passato e futuro, tra tradizione e innovazione, tra il preservare le radici e aprirsi al mondo, sarà la chiave dell’artigianato del domani. Confartigianato sta svolgendo appieno il ruolo di sindacato delle imprese, creando quella rete necessaria con politica e istituzioni per affrontare le sfide che ci attendono, a partire da quella dei passaggi generazionali. Dobbiamo avere tutti la consapevolezza, imprenditori in primis, che la chiusura di un’attività significa interrompere un servizio essenziale».