GECO, la tecnologia per ispezionare in sicurezza le infrastrutture idriche in profondità
Tre soci uniscono competenze ingegneristiche, software e visione commerciale per una nuova generazione di robot destinati a operare nelle condotte idriche e fognarie senza fermare gli impianti.
Ispezioni più sicure, meno sprechi d’acqua, interventi possibili senza interrompere il servizio: è la promessa di Dolobot, startup nata in Valbelluna che punta a cambiare il modo in cui si gestiscono acquedotti, reti fognarie e infrastrutture sommerse. Prima ancora dell’azienda sono nate le competenze e la volontà di metterle a sistema per offrire una soluzione integrata in un settore complesso. GECO nasce infatti dall’incontro di tre professionalità complementari: Luca Anselmi, responsabile della componente meccanica e operativa; Matteo Cestari, ingegnere padovano specializzato nello sviluppo di software per la robotica a controllo remoto; Pietro Fedon, alla guida dello sviluppo commerciale e strategico dell’azienda. La sfida affrontata con GECO rappresenta un primo passo concreto verso un obiettivo chiaro: sostituire l’uomo nei compiti più pericolosi, contribuendo in modo diretto al miglioramento delle condizioni di sicurezza.
Una squadra nata un anno fa, frutto di un percorso professionale più lungo. «Vengo dalla progettazione per ambienti estremi – racconta Anselmi –. Ho lavorato nel mondo subacqueo immaginando robot in grado di operare dove l’uomo non può arrivare. Da quell’esperienza è nata l’idea di Dolobot: applicare la robotica alle infrastrutture idriche e fognarie, dove ancora oggi molte operazioni si svolgono in condizioni rischiose».

Rischi che i numeri confermano: secondo la Relazione INAIL 2024, nel corso dell’anno sono state registrate oltre 414 mila denunce di infortunio e quasi 900 morti sul lavoro nei primi dieci mesi. Le attività in spazi confinati – come cisterne, tunnel, condotte e ambienti privi di aerazione – restano tra le principali cause di infortuni gravi e mortali. È in questo quadro che Dolobot propone GECO, il suo primo rover anfibio progettato per entrare dove gli operatori non possono o non dovrebbero entrare.
GECO può ispezionare condotte sommerse, reti fognarie, gallerie e bacini idroelettrici senza svuotare gli impianti. «Ad oggi, la quasi totalità delle operazioni si fa in asciutto – spiega Anselmi –. Ma svuotare significa fermare un servizio essenziale e sprecare acqua. Noi vogliamo permettere di intervenire quando l’impianto è in funzione». Il rover è dotato di telecamera ad alta definizione con zoom ottico 40×, un sistema di illuminazione dedicato e un software capace di generare modelli digitali interni delle condotte, rilevando in modo automatico difetti e anomalie strutturali.
Il controllo avviene da remoto, in tempo reale, mantenendo l’operatore in condizioni di totale sicurezza. «Gli incidenti più gravi derivano da cadute o da carenza d’ossigeno. Il robot entra al posto dell’uomo, non per sostituirlo, ma per proteggerlo», sottolinea Anselmi. Le prime demo operative sono previste tra gennaio e aprile, con una risposta positiva da parte di gestori idrici e consorzi che vedono in GECO uno strumento per ridurre costi e disagi agli utenti.
Dolobot sta inoltre collaborando con il Dipartimento di Informatica dell’Università di Verona a un progetto di monitoraggio completo dei bacini: un drone di superficie raccoglie dati ambientali, mentre GECO opera in profondità, verificando infrastrutture sommerse e condizioni del fondale. «Immaginiamo questi sistemi come veri e propri ‘abitanti’ dei bacini – afferma Anselmi – robot e droni che lavorano insieme all’uomo per preservare l’acqua e le sue opere».
Ma l’innovazione di Dolobot non è solo tecnologica, è anche territoriale: il design, le componenti elettroniche, la meccanica di precisione sono realizzati interamente in Valbelluna, grazie a una rete di fornitori locali fondamentali. Dolobot si propone come punto di connessione tra la robotica più innovativa e un territorio che offre un capitale umano di grande valore. «Qui esiste un patrimonio di competenze straordinarie che ci consente di sviluppare internamente l’intera filiera produttiva. È un’eccellenza che riteniamo importante valorizzare», spiegano dall’azienda.