Dalle schede elettroniche alla ‘Smarter Heat Pump’: a MCE Milano il cambio di paradigma
Non più solo produzione di schede elettroniche, ma sviluppo di sistemi intelligenti capaci di governare la complessità: è il percorso intrapreso da ECS, piccola media impresa bellunese da 45 addetti e 9 milioni di euro di fatturato, che ha rafforzato negli ultimi anni il proprio posizionamento trasformandosi in un centro di competenza tecnologica nel settore delle schede elettroniche, vero “cervello” degli impianti per la climatizzazione e la gestione della temperatura.
Una traiettoria maturata in un contesto tutt’altro che lineare, spiega Mauro Longi, fondatore dell’azienda con Andrea Longi e Alessandro Bortot. «Abbiamo affrontato dinamiche mai viste: componenti con aumenti di prezzo fino a dieci volte, tensioni sulle forniture, difficoltà nel garantire continuità. In questa situazione così complessa è migliorata la nostra capacità di governo».

Il vero salto è arrivato quando meno di un anno fa ECS ha scelto di creare un team interamente dedicato allo studio e ricerca sulle tecnologie legate all’intelligenza artificiale: una decisione non scontata per una Pmi, che segna un cambio di paradigma nella gestione dell’innovazione.
«Ha significato entrare in un’area inesplorata, che richiede adattamento continuo e scoperta permanente. Non puoi affrontarla con le logiche dell’operatività quotidiana», spiega Longi. Lo ricerca è diventata così una funzione autonoma, separata dalla produzione, con una missione precisa: anticipare le traiettorie sviluppo tecnologiche e trasformarle in applicazioni industriali.
Il lavoro del team si è tradotto in circa sei mesi di esplorazione, senza un punto di arrivo già definito. «Siamo partiti senza avere una soluzione pronta», racconta. «L’obiettivo era capire come portare davvero l’intelligenza artificiale dentro la macchina».
Da questo percorso, dopo altri otto mesi circa di sviluppo del prodotto, nasce il progetto presentato a Milano, alla Mostra Convegno Expocomfort (MCE): Smarter Heat Pump un sistema di controllo elettronico per impianti di raffreddamento e pompe di calore. Il cuore dell’innovazione è un cambio di logica: non più un sistema che esegue comandi, ma un sistema che apprende, attraverso l’intelligenza artificiale, sostituendo così la gestione manuale di centinaia di parametri e intervenendo continuamente su prestazioni, consumi ed efficienza, soprattutto energetica.
«Abbiamo costruito un vero e proprio cervello a bordo macchina», sottolinea Longi. «Un sistema che si chiede costantemente: cosa posso fare meglio?».
La differenza non è solo tecnologica, ma concettuale: se oggi il mercato si concentra soprattutto sulla manutenzione predittiva (cioè sulla capacità di anticipare i guasti), ECS ha sposta il baricentro sull’ottimizzazione e il miglioramento continui, così da anticipare gli errori. Il sistema non si limita a prevenire anomalie, ma migliora il funzionamento della macchina nel tempo, adattandosi alle condizioni operative e riducendo i consumi energetici.

Un passaggio importante dunque in un contesto in cui la complessità degli impianti aumenta, mentre il know-how tecnico disponibile tende a ridursi. «L’installazione e la gestione di queste macchine richiedono competenze sempre più avanzate, e soprattutto continue. L’intelligenza artificiale diventa anche una risposta a questa esigenza».
In un settore dominato da grandi player internazionali e fortemente competitivo, la scelta di investire su uno scouting strutturato diventa una leva strategica. «Il mercato oggi è ancora guidato dal prezzo più che dalla visione», osserva Longi. «Per questo serve un team capace di staccarsi dall’adesso e lavorare sul medio termine».
Accanto alla tecnologia, resta il nodo del capitale umano: la difficoltà nel reperire competenze specialistiche, già evidente negli anni passati, si è accentuata. «Numericamente la situazione è peggiorata, ma siamo più strutturati per affrontarla», spiega il fondatore. Progetti ad alto contenuto innovativo, come quello sull’intelligenza artificiale, stanno però diventando un fattore di attrazione: oggi circa il 50% del personale proviene da fuori provincia. A fronte del traffico necessario per spostarsi da un punto all’altro di una grande città, molti scelgono di raggiungere Belluno, investendo in fondo lo stesso tempo, ma con una qualità della vita decisamente migliore.
Oggi circa il 40% delle risorse è impegnato in ricerca e sviluppo e cresce il peso delle competenze trasversali. «Non esiste più il singolo esperto che fa tutto. Servono capacità relazionali, integrazione tra competenze diverse, profili ibridi. Le competenze tecniche restano fondamentali, ma vanno inserite in un sistema collaborativo».
In questo scenario cambia anche la lettura del territorio. «L’elettronica sta prendendo piede anche nel territorio bellunese», osserva Longi. «Ci sono aziende importanti che hanno trovato qui un terreno fertile, integrandosi con la tradizione manifatturiera».
Per ECS la sfida ora è doppia: industrializzare il prodotto (con l’obiettivo di arrivare alla produzione entro fine anno) e consolidare il percorso avviato. La direzione è tracciata: trasformare l’elettronica da componente a sistema capace di adattarsi, apprendere e migliorare continuamente. Una transizione che segna il passaggio dalla semplice automazione a una nuova generazione di macchine ‘intelligenti’.