La ricerca su 300 aziende fotografa una domanda già matura: la montagna entra nelle strategie aziendali oltre Milano Cortina 2026

Due imprese venete su tre hanno già scelto la montagna per attività di formazione e team building, e più di otto su dieci dichiarano di voler essere coinvolte in nuove iniziative nei prossimi 12-24 mesi. È il dato che più colpisce nell’Osservatorio formazione in montagna, ricerca condotta su 300 imprese del Veneto da Fòrema (Confindustria Veneto Est) con Cortina IN e Fondazione Cortina. Il punto, però, non è soltanto olimpico e non riguarda soltanto il turismo: la ricerca suggerisce che la montagna stia smettendo di essere uno sfondo occasionale per diventare uno spazio organizzativo, un luogo in cui le imprese provano a costruire capitale umano, coesione interna e visione di medio periodo.

I numeri aiutano a capire perché. Tra le aziende che hanno già sperimentato percorsi in quota, l’81 per cento segnala un impatto positivo su benessere e clima interno, il 78 per cento rileva un miglioramento nella collaborazione tra colleghi e il 71 per cento registra un aumento della motivazione del personale. La ricerca, in altre parole, fotografa benefici percepiti molto concreti. Non è ancora la prova definitiva di una filiera matura, anche perché oggi il 72 per cento delle aziende si limita a misurare queste esperienze con semplici questionari di gradimento. Ma è abbastanza per dire che non siamo più nel campo dell’iniziativa estemporanea o del premio aziendale travestito da formazione.

Il quadro diventa ancora più interessante quando si osservano le criticità. Il 41 per cento delle imprese indica come primo freno il tempo sottratto all’operatività, il 38 per cento i costi diretti, il 33 per cento la difficoltà di misurare il ritorno dell’investimento, il 28 per cento i problemi logistici legati a spostamenti, stagionalità e meteo. La domanda, dunque, esiste, ma chiede struttura: format brevi e modulabili, accesso facilitato a location e partner qualificati, supporto nella definizione dei KPI, occasioni di networking. È qui che la formazione in montagna smette di essere una suggestione e diventa un tema industriale, di organizzazione dell’offerta e di affidabilità dei servizi. 

Del resto il rapporto tra sistema produttivo veneto e montagna è già più stretto di quanto spesso si racconti. Il 90 per cento delle imprese interpellate dichiara un rapporto attivo con la montagna, il 35 per cento porta frequentemente i team in quota, il 37 per cento ha sedi operative o relazioni commerciali dirette con aree montane. In questo senso la presidente di Confindustria Veneto Est, Paola Carron, ricorda che «la montagna non è periferia, è parte integrante della nostra economia e della nostra identità produttiva». Definizione che vale sul piano economico prima ancora che simbolico: se la montagna entra nelle strategie aziendali, allora entra anche nel perimetro delle politiche per il lavoro, per i servizi, per le competenze.

Matteo Sinigaglia, direttore generale di Fòrema riassume il cuore della ricerca in tre parole: «la montagna funziona». Funziona, almeno secondo le imprese che l’hanno già sperimentata, come dispositivo capace di migliorare le relazioni interne e di dare maggiore qualità ai processi di formazione. Ma proprio per questo il passaggio decisivo, adesso, è un altro: costruire strumenti di misurazione più seri, legando queste esperienze a indicatori verificabili come assenteismo, turnover, produttività, capacità di trattenere persone e competenze.

Il contesto olimpico, naturalmente, ha il suo peso. Il 56 per cento delle aziende sente come propria l’opportunità dei Giochi di Milano Cortina 2026, il 63 per cento si dice interessato a percorsi che integrino esperienza in montagna, ispirazione olimpica e lavoro sui progetti aziendali, mentre il 52 per cento vede nel team building in quota un ambito da rafforzare. Stefano Longo, presidente di Fondazione Cortina osserva che «i Giochi amplificano la visibilità, la sfida è più ampia: trasformare l’energia dei Giochi in sviluppo duraturo, anche attraverso formazione e lo sviluppo di nuove attività e professionalità», ed è probabilmente vero: l’appuntamento del 2026 può accelerare un processo già in corso. Ma il valore di questa ricerca sta proprio nel suggerire che l’eredità più utile non sarebbe una vetrina temporanea, bensì la costruzione di un’offerta continuativa capace di tenere insieme imprese, professionisti, strutture ricettive e territorio.

Su questo punto, la battuta più chiara è quella di Lorenzo Gambato:, amministratore delegato di Cortina IN «le imprese non vogliono improvvisare, ma chiedono proposte credibili, facili da attivare e soprattutto misurabili».