Innovazione sociale imprescindibile per l’impresa

Sabato 14 marzo a Belluno lo spettacolo della fondazione Efesto e promosso da Confindustria, Coni e istituzioni dedicato all’inclusività

Un appuntamento per portare al centro della scena talento, lavoro e la possibilità concreta di ripensare il modo in cui una comunità guarda alle fragilità, usando l’arte, lo sport e l’impresa come strumenti per costruire una cultura dell’inclusione. È questo il messaggio al centro di “Ogni cosa è un miracolo”, lo spettacolo in programma sabato 14 marzo alle 18 al Teatro Dino Buzzati di Belluno promosso da Confindustria Belluno Dolomiti insieme a Fondazione Efesto, Comitato Italiano Paralimpico, CONI e Provincia di Belluno. A sintetizzare lo spirito dell’evento è stata la presidente di Confindustria Belluno Dolomiti Lorraine Berton, che ha voluto affidare un messaggio chiaro: «Arte, sport e impresa sono strumenti straordinari per costruire una cultura dell’inclusione. L’obiettivo è sensibilizzare il territorio e le aziende affinché la diversità non venga vista come un limite, ma come un valore». L’innovazione, ha sottolineato la presidente, non riguarda solo prodotti, materiali e processi, ma è anche sociale. «Siamo stati i primi in Italia a creare una delega al sociale e sul tema la nostra provincia, con oltre 1.600 persone con disabilità impiegate in quasi 800 aziende, non è seconda a nessuno»

L’iniziativa nasce con l’idea di mettere al centro il talento e il valore delle persone, superando una visione della disabilità come semplice condizione da osservare. Un tema che riguarda non solo il mondo culturale, ma anche quello produttivo. A dare una dimensione più artistica al progetto è Matteo Gobbo Trioli, segretario generale e direttore artistico di Fondazione Efesto. «Nel mondo dello sport esiste un sistema che valorizza gli atleti paralimpici, ma nel campo artistico non esiste ancora qualcosa di simile. Non c’è un luogo che pensi davvero ad attori, musicisti o danzatori con fragilità». Il lavoro della fondazione si muove proprio in questa direzione: creare occasioni reali in cui il talento possa incontrare altro talento. «Quello che stiamo facendo è importante che venga capito che è una responsabilità culturale: non ci sono leggi che devono imporcelo perché l’inclusione è una spinta che deve nascere da dentro».

Il titolo dell’iniziativa è stato invece spiegato da Gianfranco Conati, direttore dell’ospedale San Martino e membro del comitato scientifico di Fondazione Efesto. «L’evento nasce dall’osservazione della fatica quotidiana: quella delle persone con disabilità e quella di chi ogni giorno porta avanti un’impresa. In fondo la determinazione è la stessa». L’idea è raccogliere simbolicamente quella “fiaccola” di valori che accompagna le Paralimpiadi e portarla nel cuore del Bellunese, con l’auspicio che il messaggio possa andare oltre i confini del territorio.

Lo spettacolo del 14 marzo seguirà questa linea. Sul palco saliranno quindici artisti con fragilità differenti, insieme a musicisti e performer senza disabilità, in un percorso tra linguaggi diversi: canto, danza integrata, recitazione, musica jazz e proiezioni visive. Ad aprire la serata sarà Stefania Govo, cantante cieca dalla nascita e presidente della Scuola Triveneta Cani Guida, accompagnata dal giovane jazzista Lorenzo Tonon. In programma anche altre performance come testi di Brecht interpretati da attori bellunesi e l’intervento artistico di Lara Pasquali, che sarà anche tra le voci della conduzione. Proprio Pasquali ha riportato il discorso su un piano personale: «Mi sono avvicinata a questo mondo anche per un’esperienza di salute che ho vissuto in prima persona. Mi considero fortunata e sento il bisogno di restituire qualcosa».

Un passaggio che riporta al nodo centrale dell’iniziativa: il cambiamento culturale. «Il disagio spesso non sta nella persona che vive una fragilità, ma nel modo in cui la guardiamo». L’auspicio è che la serata possa diventare anche un momento educativo per il territorio. «Spero che chi sarà a teatro venga con il cuore aperto». Lo ha sottolineato anche Flavio Mares, vicepresidente con delega al sociale di Confindustria Belluno Dolomiti: «Sul palco ci saranno persone che si esibiranno, come alle Paralimpiadi vediamo atleti competere. Bisogna ricordarci che sono prima di tutto persone». La cultura della diversità deve diventare una competenza concreta anche nel mondo del lavoro. Da questa impostazione nasce anche il Diversity Challenge, il contest di Confindustria che il 15 maggio coinvolgerà diverse aziende in una giornata di confronto sui temi della diversità di genere, le comunità connesse e il linguaggio inclusivo. A chiudere il quadro è stato il sostegno delle istituzioni, rappresentate dall’assessore Lorenza De Kunovich, intervenuta in rappresentanza del sindaco.