Dalle vette bellunesi ai campi del Sei Nazioni: la tecnologia di Imap diventa il segreto del recupero fisico per i campioni della nazionale italiana di rugby
Nel rugby moderno la differenza tra vittoria e sconfitta non si gioca solo negli ottanta minuti di gara, ma anche nelle ore successive: il recupero è diventato quasi un ‘allenamento invisibile’. Per questo la Nazionale Italiana Rugby ha scelto di affidarsi a Buran, la criocabina elettrica sviluppata dall’azienda bellunese Imap.
A spiegarne il valore è in un post video sui canali social della Federazione Italiana Rugby Alessandro Gerini, preparatore atletico della Nazionale dal 2022, impegnato quotidianamente nella gestione della performance e nel recupero degli infortuni. «La crioterapia è diventata fondamentale per aumentare la performance dell’atleta moderno», sottolinea Gerini. «L’esposizione a temperature molto rigide provoca una vasocostrizione delle strutture interessate; al termine del ciclo, la vasodilatazione compensatoria favorisce un maggiore apporto di ossigeno e macronutrienti nei tessuti, accelerando i processi di recupero».
È in questo contesto che si inserisce Buran. La principale innovazione è la tecnologia 100 per cento elettrica: niente azoto, nessun agente criogenico. Un aspetto che incide radicalmente sia sulla sicurezza sia sulla gestione operativa. «Non ha componenti come l’azoto, che sono più complessi da gestire», spiega Gerini. «Occupa poco spazio e permette di portare rapidamente l’atleta a temperature fino a -40 gradi».
La criocabina consente inoltre un utilizzo flessibile, adattandosi alle diverse esigenze dello staff: modalità total bodyoppure focalizzata esclusivamente sugli arti inferiori. «Questa versatilità ci permette di intervenire in modo mirato, a seconda delle necessità dell’atleta», aggiunge il preparatore.
L’ingresso di Imap nello sport d’élite attraverso la Nazionale Italiana di Rugby conferma il ruolo crescente dell’innovazione tecnologica nella preparazione atletica. Un successo, quello del ‘freddo dolomitico’, che sta varcando rapidamente i confini nazionali: l’efficacia di Buran ha infatti già conquistato altri sport ad alto impatto come il volley, arrivando a sedurre persino i club del Giappone, dove le squadre nipponiche hanno scelto la tecnologia bellunese per ottimizzare il recupero dei propri campioni.