La mancanza di lavoratori in Italia nei prossimi 5 anni mette a rischio la competitività del paese. Leonardo e Claudio Becchetti sul Sole 24 Ore spiegano perché le nuove tecnologie e l’intelligenza artificiale in particolare saranno un’ancora di salvezza. Ecco cosa scrivono:
Le notizie di questi mesi – grandi aziende tecnologiche che tagliano migliaia di posti, come HP o Amazon – alimentano il timore che l’Intelligenza artificiale renda il lavoro umano superfluo. Ma se guardiamo ai dati strutturali, emerge una realtà opposta: il problema dell’Italia non è l’eccesso, ma la drammatica scarsità di lavoratori. Nei prossimi cinque anni circa 3 milioni di italiani andranno in pensione, mentre il fabbisogno complessivo delle imprese sarà tra 3 e 4 milioni di lavoratori. Manca all’appello dal 30% al 50% del personale necessario. Nel settore Ict il divario è ancor più ampio: secondo Anitec-Assinform mancano 236mila professionisti per allinearci alla media europea. In questo contesto di “inverno demografico”, l’Ai non è il nemico, ma una possibile risposta alla carenza di capitale umano. I dati Gartner mostrano che, su 240mila licenziamenti recenti, meno dell’1% è dovuto all’Ai. E dal 2028-2029 l’Ai creerà più posti di quanti ne eliminerà. La vera trasformazione riguarda le competenze: 32 milioni di ruoli verranno ridefiniti ogni anno nel mondo e le skill tecniche avranno vita sempre più breve. La competenza chiave diventerà l’abilità di adattarsi e imparare continuamente, in un panorama dove gli strumenti di Ai evolvono ogni poche settimane. Anche il “paradosso di Jevons” aiuta a leggere ciò che accadrà: quando una tecnologia rende un’attività più efficiente, la domanda di quell’attività cresce. Le gru non hanno eliminato gli operai, ma hanno aumentato la richiesta di manodopera specializzata. Allo stesso modo, l’Ai che scrive codici non sostituirà i programmatori: li trasformerà in supervisori e gestori di team virtuali. Il lavoratore del futuro sarà simile a un direttore d’orchestra: dovrà conoscere gli strumenti (alfabetizzazione digitale), fornire indicazioni chiare (prompting efficace) e soprattutto valutare criticamente i risultati. L’Ai esegue, ma il senso del lavoro resta responsabilità umana. C’è però un nodo critico che interpella la nostra responsabilità sociale ed educativa: il rapporto tra generazioni. Oggi le aziende, potendo scegliere tra un profilo junior (con tempi lunghi di formazione) e l’uso dell’Ai (rapida ed economica) che sostituisce gran parte delle sue funzioni, rischiano di penalizzare l’ingresso dei giovani.