Nel laboratorio di Cortina dove Diego Menardi e Roberto Chenet continuano a costruire i bolidi del ghiaccio, anche per le prossime Olimpiadi
È a Cortina, ai piedi delle Tofane, che Diego Menardi, insieme al socio Roberto Chenet, porta avanti uno dei mestieri più rari che esistano: costruire bob, a mano, in Italia. È un po’ come progettare un’astronave: cambiano le orbite, ma la logica è la stessa, aerodinamica, conoscenza dei materiali, precisione al decimo di millimetro. Ogni curva è una traiettoria, ogni vite contribuisce all’equilibrio del tutto e ad ottenere più velocità. «A sedici anni ero già in officina», racconta Diego.

Il ferro, le saldature, è lì che impara la precisione. Dopo qualche anno parte per il Canada dove rimane quasi un decennio, lavorando per la nazionale di bob dal 1985 al 1994, fino alle Olimpiadi di Lillehammer. Poi il Principato di Monaco, altre squadre, altri viaggi. «In inverno seguivo le competizioni, in estate costruivo. Vivevo fra le officine e le piste». A metà degli anni Novanta decide di fermarsi: entra nella Federazione internazionale di bob e skeleton, dove si occupa di materiali e regolamenti fino alle Olimpiadi di Vancouver 2010. Ma il mestiere dell’officina resta la sua casa.

Nel 2003, con Chenet, apre a Cortina l’officina El Fòuro – che in ladino significa ‘il fabbro’ – e riprende da dove aveva lasciato: progettare, assemblare, limare, provare. Costruire un bob oggi è un equilibrio fra artigianato e tecnologia. Tutto parte da un modello digitale: Menardi disegna, simula i movimenti meccanici, poi affida il progetto a un tecnico 3D. Da lì nascono lo stampo e il modello fisico, sui quali si interviene con taglio laser, tornitura a controllo numerico, rifiniture manuali. I materiali sono simili a quelli dell’industria aerospaziale. «Ogni bob richiede un mese di lavoro, anche di più. Non ne esistono due uguali: ogni squadra chiede piccole variazioni, e noi le studiamo una per una». I dettagli contano, è un lavoro di sottrazione, di aggiustamenti infinitesimali, per ottenere il massimo controllo e la massima velocità.

Oggi, l’officina di Menardi e Chenet è rimasta l’unica in Italia. «Le piste sono poche, i materiali costosi, i mestieri tecnici in estinzione. E trovare giovani che vogliano imparare è quasi impossibile. Ci abbiamo provato a coinvolgerne in officina ma si stancano presto». Negli ultimi anni, con la sua officina, Diego ha costruito bob per la squadra italiana di parabob e per atleti francesi, sperimentando nuovi sistemi di sterzo e telai più leggeri. E nel 2016 ha firmato un progetto che nessuno avrebbe immaginato: un bob a sette posti creato appositamente per Nissan. Poi è stata la volta di Top Gear, con la rivisitazione di un piccolo veicolo elettrico degli anni 80 chiamato C5. Un prototipo pensato più per la comunicazione e lo spettacolo che per la competizione, ma che ha richiesto lo stesso rigore.

Oggi, con le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 alle porte, l’officina lavora a pieno ritmo: tra i progetti in corso, nuovi bob a due e a quattro posti, con un sistema di sterzo completamente ridisegnato e materiali ancora più leggeri. «Le piste moderne sono più sicure, ma anche più esigenti».
Mentre le Dolomiti si preparano a ospitare il mondo El Fòuro resiste e continua a sfornare bolidi per il ghiaccio. «Un artigiano non può vivere di abitudine. Devi cercare stimoli, migliorarti, metterti in gioco».