La sindaca di Pieve di Cadore teme che la perdita di attenzione dopo i Giochi abbia un impatto negativo sui lavori ancora in corso.

Se c’è qualcuno che ha compreso l’importanza della ferrovia e di garantire tempi di percorrenza che tornino almeno a quelli di 50 anni fa (sì, i treni erano più veloci) è Sindi Manushi. La sindaca di Pieve di Cadore ha poco più di 30 anni e non è un caso. La sua generazione si muove prevalentemente in treno che la base dei propri interessi sia Bologna o il Cadore, poco cambia. È un fattore culturale che scrive un codice, purtroppo ancora indecifrabile per la maggioranza degli amministratori pubblici del Bellunese, molti dei quali considerano il treno il mezzo dei poveri e degli studenti, ovvero di chi non ha alcuna voce in capitolo nel dibattito pubblico.

In un’intervista a ilDolomiti.it, Manushi parla chiaramente di «occasione persa per la Regione e Rfi, ma anche per la Provincia di mettersi in discussione »

Per la ferrovia del Cadore, la scelta delle chiusure stagionali per un totale di sei mesi all’anno è «deleteria», continua la sindaca, «perché toglie un servizio a studenti e lavoratori spingendoli a non usare più il treno, che diventa di fatto stagionale. Negarlo è un controsenso, perché un treno funzionante solo nelle fasce turisticamente più valide lo è per definizione. Inoltre, da quello che si inizia a tastare, ho l’impressione che anche le corse di agosto non saranno così frequenti, sicuramente non ogni ora come per le Olimpiadi. I Giochi però hanno dimostrato che si può fare, perciò chiederemo all’ente di governo di intervenire, anche per il trasporto su gomma. In Cadore si dice che non puoi vivere senza la macchina e oggi, purtroppo, è così, tuttavia ci siamo accorti che non è un uso e costume dei residenti: quando treni e autobus sono stati potenziati, i cittadini li hanno sfruttati eccome, e di buon grado. Ad oggi, però, la Provincia non si è mossa: qualche mese fa avevamo portato un ordine del giorno, votato all’unanimità, per un tavolo con Rfi e Regione (qui), ma non se ne è più saputo nulla. Perciò ora porteremo una mozione: la Provincia deve chiedere di condensare i lavori in qualche anno per poi aprire questa benedetta linea e fare campagna promozionale sull’uso del treno».