Montagna, Ferrazzi: «Senza manifattura e innovazione non c’è futuro»

Il messaggio lanciato dal direttore di Confindustria Belluno Dolomiti nel corso della seconda giornata dedicata alla montagna a Cortina d’Ampezzo

La montagna non può più permettersi di essere raccontata con una sola storia, altrimenti rischia di diventare quella storia e non rappresentata nella sua complessità. È il messaggio lanciato dal direttore di Confindustria Belluno Dolomiti nel corso della seconda giornata dedicata alla montagna a Cortina d’Ampezzo.

«Il problema degli stereotipi non è che siano falsi, ma che siano incompleti», ha ricordato citando la scrittrice nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie. «Quando un territorio viene raccontato sempre allo stesso modo, finisce per diventare quella narrazione. È successo anche alla montagna».

Secondo Confindustria Belluno Dolomiti, il rischio è evidente: se la montagna è descritta solo come luogo di declino o solo come destinazione turistica, si condanna a una fragilità strutturale. «La monocoltura economica – ha sottolineato Ferrazzi – impoverisce i territori. Vale per l’agricoltura, vale anche per l’economia della montagna».

Nel suo intervento il direttore ha richiamato il pensiero dell’economista Giovanni Zanetti, che già negli anni passati indicava tre leve decisive per lo sviluppo delle aree montane: attrattività per i giovani, integrazione tra città e montagna, diversificazione produttiva con un forte investimento in manifattura e tecnologia.

Un passaggio centrale è stato dedicato alle Olimpiadi Milano-Cortina 2026. «Sono una grande occasione narrativa. Il rischio è usarle solo per fare più turismo. L’opportunità è molto più ampia: attrarre nuovi residenti, competenze, imprese e posizionare la montagna come piattaforma contemporanea di innovazione».

I dati economici rafforzano l’analisi. In Veneto, negli ultimi quindici anni, i salari nel turismo sono cresciuti del 25%, contro il +45% della manifattura, a fronte di un’inflazione del 37%. «Numeri che parlano chiaro – ha spiegato Ferrazzi –: il lavoro turistico, da solo, non basta a garantire attrattività e qualità».

Da qui la necessità di affiancare al turismo una seconda storia forte: manifattura avanzata, occhialeria evoluta, meccanica di precisione, sensoristica, outdoor tech, energie rinnovabili e applicazioni dell’intelligenza artificiale ai distretti industriali.

«Non servono più distretti isolati, ma ecosistemi completi – ha concluso –. Imprese, università, ricerca, startup, infrastrutture digitali e qualità della vita. La montagna può essere un laboratorio del XXI secolo, non un museo del Novecento. Una sola storia è mortale. Molte storie, invece, aprono il futuro».