Il Collegio Veneto dei Maestri di sci presenta ciclo di conferenze
Una serie di incontri dedicati alla cultura dello sci e della montagna invernale. Questo è Parole di Neve, il ciclo di conferenze organizzato dal Collegio Veneto dei Maestri di sci e aperto al pubblico che si terrà ogni terzo mercoledì del mese presso La Casa dei Maestri di Borgo Prà, a Belluno, in una location davvero suggestiva come l’ex Sala De Luca, oggi aula magna dell’ente di categoria.
Il ciclo di conferenze nasce nel maggio 2024 da un’idea del consiglio direttivo del Collegio veneto, il quale ha voluto riprendere e rianimare lo spirito dell’ex sala De Luca, ovvero quella che è stata la prima sala culturale della città di Belluno, attiva per 15 anni dal 1980 al 2005. Sono stati pubblicati anche due corposi volumi che registrano tutte le attività culturali che si sono tenute nel tempo. La prima serata del nuovo ciclo, che si è svolta mercoledì 15 maggio 2024, è stata proprio dedicata a questo tema: ‘Dalla Sala De Luca all’Aula dei Maestri: uno spazio per la cultura’ e ha avuto come relatori l’assessore alla cultura del comune di Belluno, Raffaele Addamiano, e il presidente del Collegio Luigi Borgo, che hanno ricordato le grandi personalità che hanno animato la cultura bellunese. «Sono passati di qui numerosi politici, da Prodi a D’Alema, tanti uomini di Chiesa, anche il premio Nobel Rita Levi Montalcini e soprattutto grandi poeti come Zanzotto o Luzi. Persone prime della cultura italiana, laica, religiosa o politica che sia», spiega lo stesso Borgo.
La scelta della sede non è quindi stata casuale: «Noi avevamo tre ragioni che hanno motivato l’acquisto del complesso di Borgo Prà. La prima era ovviamente avere un luogo per adempiere alla nostra buona amministrazione, ma per quella sarebbe stato sufficiente anche uno spazio minore. La seconda era avere una casa per fare cultura permanente: dello sci, della neve e della montagna. Motivo per il quale abbiamo deciso di organizzare il ciclo ‘Parole di Neve’: un ciclo di conferenze monotematiche sulla montagna e sullo sci che si terranno in modo continuativo ogni terzo mercoledì del mese. La terza ragione, infine, è per fare politica. Politica nel senso alto, nobile del termine, ovvero impegnarsi per migliorare la vita di chi risiede e lavora in montagna. In 5 anni i Maestri sono riusciti a centrare questi tre obiettivi: nella loro Casa si amministra la categoria, si fa cultura e si fa buona politica come si è fatta in occasione della Giornata Internazionale della Montagna, quando alla presenza del Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie Roberto Calderoli si è parlato dei grandi temi delle terre alte».
Un futuro, quello della montagna che il presidente Borgo vede roseo: «Credo nella montagna e credo che sia un territorio che può dare molto. È stato scoperto turisticamente alla fine dell’Ottocento, vale a dire solo 150 anni fa. Non un’eternità. La montagna è dunque un “prodotto” nuovo, che ancora deve essere scoperto in tutte le sue potenzialità turistiche, che sono molteplici. Se la montagna deve essere ancora conosciuta nel suo profondo, e i maestri di sci in questo hanno un ruolo fondamentale, perché in inverno con la neve non si cammina, ma si scivola, e insegnando a scivolare i maestri danno ai propri allievi lo strumento fondamentale per poter raggiungere non solo luoghi impensabili senza gli sci ma anche conoscere il divertimento primo e puro della montagna, qual è una discesa da una vetta innevata con gli sci ai piedi. In montagna oggi tutto è bello e tutto, dalle piste agli impianti, dall’ospitalità alberghiera all’offerta dei maestri, è di un livello eccezionale. Per tutto ciò credo che il futuro della montagna non possa che essere di benessere e prosperità». Il calo della neve e dei ghiacciai, tema centrale anche della scorsa Giornata Internazionale della Montagna, non può essere però ignorato: «Stiamo purtroppo incrociando un’era meteorologica difficile, condizionata ovviamente dal riscaldamento globale, che ci penalizza – conclude Borgo –. Quest’anno, però, dei due elementi fondamentali (perturbazioni e freddo, ndr) che sono determinati per la neve e quindi per lo sci, ne abbiamo avuto almeno uno. Con le temperature sotto lo zero di quest’inverno il sistema montagna ha funzionato. Attraverso i sistemi di innevamento artificiale e con una raccolta di acqua piovana da pozzi naturali si è riusciti a produrre la neve necessaria, assolutamente ecologica, che tornerà a fine inverno ad alimentare le falde e i bacini per l’irrigazione estiva dei campi».