La fuga all’estero dei neo-laureati è un tema sempre attuale per il quale si deve trovare una soluzione. Una proposta per arginare questo flusso in uscita è arrivata da un gruppo d’imprenditori, manager e docenti di universitari. Si legge sul Corriere del Veneto:

Patti di crescita legati a borse lavoro per trattenere i neolaureati in Veneto. Il progetto è di arrivare a una vera propria legge regionale, che sistematizzi un accordo tra le imprese e i giovani da allegare al contratto di assunzione, che specifichi gli obiettivi di crescita professionale negli anni. Il tutto collegato alla concessione di una maggiorazione di stipendio, 4-500 euro, per un periodo di tre anni, tale da colmare il divario con gli altri Paesi europei. È l’idea lanciata a Padova da un gruppo d’imprenditori, manager e docenti universitari per tentare di arginare l’emorragia di giovani che ogni anno lasciano il Veneto.

(…) Dunque giovani, fuga all’estero e inverno demografico. «La situazione è drammatica», ha acceso la miccia (Gigi) Copiello, sulla base dei dati del Rapporto sull’attrattività delll’Italia per i giovani dei Paesi avanzati che il Cnel ha realizzato a ottobre. Non solo il Veneto vede emigrare, dal 2017 in avanti, oltre quattromila under 35 l’anno, con un picco di 7.300 nel 2024 e un saldo netto negativo ingressi-uscite di seimila giovani. Il rapporto cita il Veneto come sorpresa negativa nella mobilità con le altre regioni, Lombardia ed Emilia Romagna in primis: il saldo negativo totale è di 12 mila giovani l’anno. «Oggi non c’è sensibilità sul costo di questa fuga», ha sostenuto Stefano Pozzi.

«La nostra è la situazione più negativa e il saldo s’allarga – ha aggiunto Copiello -. E dalle interviste del Cnel ai giovani emergono come fattori rilevanti il divario salariale d’ingresso, 800 euro tra media italiana ed europea – 1.400 contro 2.200 euro -, e il ritardo con cui in Italia i giovani raggiungono posizioni di responsabilità. Proponiamo questo manifesto, come un primo intervento operativo».