Nei paesi del Bellunese servono spazi che uniscano funzioni sociali e cure di base. L’architettura può ricucire vita quotidiana e natura

di Fabiola De Battista*

Progettare per adattarci ai cambiamenti in atto non è solo possibile: è necessario. Lo ricorda con chiarezza il docufilm “Il tempo della montagna”, commissionato dall’associazione Architetti Arco Alpino e proiettato a Belluno il 19 marzo, durante un incontro promosso dal nostro Ordine.

Le Terre Alte stanno già pagando il prezzo di trasformazioni rapide: spopolamento, invecchiamento, perdita di funzioni e, con esse, di identità. A questo si sommano gli effetti del cambiamento climatico, che modificano fragilità, rischi e opportunità. Nel prossimo futuro non potremo intervenire ovunque come in passato: servirà scegliere con cura dove investire risorse pubbliche e private, con un’idea di fondo semplice ma impegnativa, il continuo adattamento.

In questo scenario l’architettura ha un ruolo innovativo: riequilibrare il vissuto umano con l’ambiente naturale. Non si tratta di inseguire un’immagine “da cartolina” della montagna, ma di rispondere ai bisogni reali di chi la abita oggi. Le architetture tradizionali rendevano evidente la loro funzione: casa, stalla, fienile, deposito. Oggi dobbiamo fare la stessa cosa, con materiali, forme e tecnologie contemporanee, evitando soluzioni standard che cancellano le differenze e rendono anonimi i luoghi.

Anche l’organizzazione dei servizi va ripensata. È ragionevole concentrare quelli principali nei centri più popolati e raggiungibili. Ma i tanti paesi del Bellunese hanno bisogno di presìdi di prossimità e di spazi dove la comunità possa ritrovarsi: luoghi che uniscano funzioni sociali e servizi essenziali, a partire da una presenza sanitaria quotidiana di base.

Per arrivarci, la qualità della progettazione è decisiva. Un progetto nasce dall’incontro tra contesto, committenza e competenze del progettista. Il confronto con chi commissiona l’opera è indispensabile: bisogna chiarire obiettivi, priorità, utilità. Nei lavori pubblici questo vale ancora di più. Amministrare un paese significa avere una visione di sviluppo e benessere, e tradurla in interventi coerenti, proporzionati e pensati su scala territoriale ampia.

Bonus, PNRR e bandi possono essere occasioni importanti, ma non devono diventare l’unico motore delle scelte. Se ci sono risorse senza idee, si rischiano opere inutili o fuori scala. Se invece ci sono “progetti nel cassetto”, nati da una visione, si può agire bene e in tempi rapidi. La montagna non chiede nostalgia: chiede progettazione responsabile, capace di tenere insieme futuro e radici.

* Già presidente dell’Ordine degli Architetti di Belluno