Stefano Zardini tra Milano e Cortina: la montagna come visione contemporanea

In occasione dei Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina 2026, la fotografia di Stefano Zardini diventa protagonista di un progetto espositivo diffuso che unisce idealmente Milano, Cortina e l’Alto Adige. La rassegna, promossa dalla Provincia di Bolzano  e con il sostegno della Regione Trentino-Alto Adige, con il patrocinio dei comuni di Milano e Cortina d’Ampezzo, nasce dalla collaborazione con Lumen – Museum of Mountain Photography a Plan de Corones, proponendo una riflessione ampia e attuale sul paesaggio alpino e sulla sua trasformazione.

Il percorso espositivo si sviluppa in più sedi simboliche, in un dialogo continuo tra metropoli e alta quota. Il lancio della rassegna è avvenuto a Cortina alla fine di dicembre, nella Ikonos Art Gallery in via del Mercato, con la presentazione di The Pioneers’ Passion, una serie nata dall’enorme archivio fotografico di famiglia di Zardini. Le immagini storiche dei pionieri della montagna, ripensate attraverso interventi cromatici e grafiche pop, restituiscono un ritratto vivace dei primi esploratori e protagonisti delle Dolomiti.

Al Lumen, inaugurato nel giorno del passaggio della torcia olimpica, prende corpo anche la collezione Snowland, che offre una visione insolita delle Dolomiti. Qui la montagna diventa una sorta di “fun-park visivo”: un gioco tra forme, luce e paesaggio che invita a ripensare il rapporto tra ambiente naturale, turismo e identità alpina. 

La terza e più ampia fase della mostra è a Milano, ospitata negli spazi industriali della Fabbrica del Vapore dal 13 febbraio al 13 aprile 2026, che presenta la trilogia completa dell’artista: The Pioneers’ Passion, Snowland e Tracce – Lasciare che l’occhio squarti il paesaggio. In questa selezione finale la montagna è protagonista nel suo senso più intimo: la neve, descritta come “tela d’artista”, diventa elemento dinamico e sensoriale, tracciato dallo sguardo e dal movimento umano  la mostra assume la forma di un’antologica che riunisce le principali serie dell’artista, offrendo al pubblico urbano un’immersione nella dimensione estetica e culturale della montagna.

«Tutto è partito dalle foto scattate dal padre e dallo zio nel 1956 che Stefano ritoccò con il colore nel 2014 per dare uno slancio di energia. Sentiva la popolazione spenta e voleva trasmettere con le foto la passione che avevano gli Ampezzani di 70 anni fa quando vennero organizzate le Olimpiadi  nel 1956» spiega Valentina Zardini, vedova del fotografo scomparso prematuramente nel 2019. «Stefano nel 1956 aveva 11 anni, ma non poté seguire l’Olimpiade per volere del padre: gli è sempre rimasto il rammarico di non aver vissuto quell’esperienza, e avrebbe voluto che Cortina ospitasse nuovamente l’evento.  Non ha fatto in tempo a vederlo, ma ora le sue opere vivono all’interno delle olimpiadi culturali di Milano Cortina 2026».

Nel contesto dei Giochi Olimpici Invernali, la mostra assume un valore simbolico: costruisce un ponte tra territori, linguaggi e comunità. L’arte diventa così strumento di connessione, capace di accompagnare il grande evento sportivo con una riflessione più ampia sull’identità alpina e sul futuro delle montagne.