È un percorso quasi naturale quello che ci porterà, se non l’ha già fatto, a integrare l’IA nella nostra vita quotidiana. Ed è, soprattutto, un fenomeno inarrestabile, in ogni campo. Per la manifattura il momento è già arrivato. Lo spiega bene il professore e ingegnere Giuliano Noci nelle colonne de’ Il Sole 24 Ore:
L’Europa si sta avvicinando all’Intelligenza artificiale come certi aristocratici ottocenteschi al vapore: con sufficienza, sospetto e una nostalgica fiducia nel fatto che il mondo, prima o poi, torni a girare come prima. Per la manifattura il momento ChatGPT è già arrivato. Fingere il contrario non è una svista: è una scelta politica. Una scelta consapevole, mascherata da prudenza, che tradisce l’incapacità di affrontare una trasformazione strutturale. Così proliferano slogan tranquillizzanti, perfetti per i comunicati stampa e inutili per competere: “Buy European”, qualche dazio cosmetico, l’illusione infantile che basti alzare muri per fermare il tempo. È la sindrome della fortezza assediata, tipica di chi ha smesso di credere nella propria capacità di guidare il cambiamento e si limita a presidiare le rovine. Il problema è che il campo di battaglia si è già spostato. Difendere la manifattura europea non significa imbalsamarla, ma trasformarla. Ibridarla con il digitale e con l’Intelligenza artificiale non è un vezzo futurista, è l’unico modo per evitare che una leadership costruita in decenni di innovazione venga archiviata come un glorioso precedente. Il nodo più profondo è culturale. L’Intelligenza artificiale scardina due pilastri della manifattura tradizionale: il feticismo del possesso delle risorse e il primato assoluto della trasformazione fisica della materia. Le tecnologie digitali giocano un’altra partita, spesso con regole opposte. Gli oggetti smettono di essere entità mute, iniziano a parlare, a coordinarsi, a prendere decisioni. Le catene chiuse lasciano spazio a ecosistemi aperti e finalizzati, fondati su un’interdipendenza radicale e su un tessuto connettivo fatto di dati, non di bulloni. In questo scenario l’Intelligenza artificiale non è un acceleratore di efficienza da inserire a valle, ma un sistema produttivo vero e proprio che si affianca a quelli tradizionali. Coordina risorse diffuse e le orienta verso obiettivi di business condivisi.