La startup bellunese Weypro Srl con il suo marchio Yorü propone un modello on demand: produzione attivata solo su ordine, app con realtà aumentata e filiera interna per ridurre sprechi e stock.
Un occhiale che nasce solo quando qualcuno lo ordina: niente magazzino, nessuna collezione stagionale, zero rimanenze. È questo il principio su cui si Weypro Srl la startup eyewear nata a Belluno e che, attraverso il suo marchio Yorü ripensa uno dei settori simbolo del Made in Italy e del distretto dell’occhialeria attraverso un modello produttivo on demand, digitale e sostenibile.
L’idea prende forma nel 2020, come riflessione su come tecnologia e manifattura possano dialogare in modo più efficiente, riducendo gli sprechi e realizzando prodotti sempre più aderenti alle caratteristiche fisiche e alle esigenze del cliente. Dopo una prima fase di sviluppo del business model e della piattaforma digitale, nel 2022 viene costituita l’azienda da Fiore de Polo e Michele Faggioli, insieme a una compagine di sei imprenditori del territorio bellunese. La sede produttiva viene avviata a Belluno, in via Agordo, dove nasce un impianto in grado di seguire internamente l’intero ciclo dell’occhiale in plastica: dal taglio della lastra grezza alla finitura.
Il cuore del progetto è il cliente, sia esso utilizzatore finale o ottico: sono loro i veri protagonisti, a decidere forme, colori e quantità. Yorü è lo strumento che rende possibile tutto questo grazie a sistemi digitali, tra cui un’app proprietaria – disponibile per iOS, Android e web – che utilizza la realtà aumentata per misurare il volto dell’utente. Il sistema rileva le proporzioni del viso e applica algoritmi basati sulla proporzione aurea, suggerendo modello e misure più adatti. Non si tratta di un semplice filtro estetico, ma di uno strumento di misurazione reale: una volta confermata la proposta, l’app genera automaticamente il file di produzione, che viene inviato alla linea industriale.

A quel punto l’occhiale entra in produzione. Yorü dispone oggi di una linea interna di proprietà con una capacità produttiva di circa 15 mila pezzi l’anno, facilmente scalabile. Non vengono utilizzate stampanti 3D, ma tecnologie di taglio laser e lavorazioni di precisione, affiancate da una componente artigianale che l’azienda definisce “sartoriale”. Il risultato è un prodotto su misura, consegnato in circa sette giorni.
«Questo modello consente di affrontare uno dei nodi strutturali dell’occhialeria tradizionale: la stagionalità», spiega Fiore de Polo. «In un settore scandito da due collezioni l’anno, Yoru produce solo ciò che viene richiesto, riducendo drasticamente sprechi, invenduto e impatto ambientale. L’impronta di carbonio è legata quasi esclusivamente alla produzione e alla spedizione, senza il peso di magazzini e stock».
La personalizzazione non riguarda solo il prodotto, ma anche il rapporto tra cliente e fornitore: la proposta commerciale è anch’essa su misura, costruita sulle specifiche esigenze di ciascun cliente. La collezione conta oggi 50 modelli, destinati a diventare 60 (10 nuovi modelli verranno presentati al MIDO 2026), declinabili in 46–48 colori, di cui circa il 30% realizzati con plastiche riciclate e bio-based. Il nome stesso, Yorü in giapponese significa “notte”, ma richiama anche l’espressione your real you: l’idea di un oggetto che si adatta davvero alla persona, e non il contrario.
L’azienda è entrata sul mercato nel settembre 2024. I clienti sono sia privati sia ottici, con una forte presenza B2B. «In poco più di un anno Yorü si è diffusa nel Triveneto, per poi arrivare a Roma, Napoli e anche in Spagna», conclude de Polo. «Guardiamo ora alla crescita e stiamo lavorando su un nuovo software: si chiama MORF, dal greco trasformazione, e permetterò all’utente di modificare 10 forme esistenti permettendo di creare occhiali unici con grande semplicità e rendendolo così un pezzo unico».