Il presidente Luca Businaro racconta i quattro anni che hanno segnato l’evoluzione del gruppo.
Oltre quattro anni fa Luca Businaro assumeva la presidenza del Gruppo Certottica con un mandato preciso: trasformare un istituto di certificazione d’eccellenza in una struttura in grado di supportare e sostenere il passaggio del tessuto economico da distretto industriale tradizionale a ecosistema dell’innovazione. Manager e imprenditore con una profonda conoscenza in diversi settori, dall’automotive allo sport e con una spiccata vocazione internazionale, negli ultimi 15 anni ha collezionato premi legati all’innovazione in ogni contesto in cui è stato chiamato a operare. La persona giusta, oltre che per il suo ruolo di presidente, per spiegare quale sia il percorso di Certottica e quali ambizioni abbia in un futuro dove saranno necessarie competenze di altissimo livello per la gestione delle tecnologie digitali, intelligenza artificiale in primis.
Presidente Businaro, Certottica nasce come laboratorio di certificazione nel cuore del più importante distretto dell’occhiale del mondo. In che cosa è diventata qualcosa di diverso?
«Certottica nasce nel 1992, per volontà di imprenditori del settore ottico supportati da Anfao. Quel Dna non è cambiato: lo abbiamo evoluto. Siamo oggi un’Infrastruttura strategica al servizio della competitività delle filiere, su quattro direttrici: certificazione, normazione, ricerca applicata e alta formazione, per creare le eccellenze del futuro, dagli occhiali ai dispositivi di protezione individuale per industria, sport e moto. La testimonianza dell’evoluzione da soggetto che fa test a piattaforma che abilita e certifica, offrendo alle aziende un vantaggio concreto nell’accesso ai mercati e nello sviluppo del capitale umano».

I numeri sono il termometro più chiaro di una strategia. Cosa raccontano i risultati degli ultimi anni?
«Ci dicono che il modello funziona. Nel 2026 prevediamo un fatturato di quasi 8 milioni di euro, raddoppiato rispetto al 2021, con un margine operativo lordo del 14 per cento. Serviamo oltre 350 aziende, tra cui i principali player mondiali. Il portafoglio di progetti finanziati vale oltre 8 milioni, con più di 20 partner tra università, istituzioni e reti industriali. Ogni euro investito produce valore per le aziende e per il territorio».
Tra i progetti più visibili c’è la riqualificazione della sede di Longarone, oltre 3 milioni di investimento. Perché definirla una scelta industriale prima ancora che immobiliare?
«Perché la nostra sede non è solo un indirizzo: è un messaggio al mercato. Nuovi laboratori, strumentazione all’avanguardia, spazi per il lavoro collaborativo e un impianto fotovoltaico che coprirà oltre metà del fabbisogno energetico. Risponde a un’esigenza concreta: le aziende hanno bisogno di risposte rapide, competenze sofisticate e prove affidabili, costruite con professionisti qualificati in ambienti adeguati».
Certottica è attiva anche su fronti inattesi: sicurezza sportiva, linee vita in edilizia, smartglasses per il soccorso. Come si tengono insieme?
«Partono tutte dallo stesso punto: costruire standard affidabili e trasferire competenze dove le regole non esistono o non bastano. Nello Sportsystem lavoriamo con l’Università di Padova e aziende della filiera su protocolli per attività ad alto rischio come sci e motociclismo. Sulle linee vita in edilizia siamo impegnati nei test e nel percorso di accreditamento, in allineamento con il Regolamento Europeo e gli standard di riferimento. Gli smartglasses per il soccorso da remoto completano il quadro: innovazione con impatto immediato. Non è diversificazione: è competenza su più mercati».
CertotticaGroup ha già progetti concreti sull’intelligenza artificiale: Copernico, Copernico 2.0 e il progetto CORE. Come si articola la vostra visione?
«Su tre livelli. Copernico, lanciato nel 2024, è una piattaforma di apprendimento digitale per l’occhialeria. La versione 2.0 di Copernico è il secondo passo, un ecosistema formativo che personalizza percorsi e i contenuti per ogni ruolo specifico. Il progetto partirà nel corso del 2026. E infine CORE riguarda la nostra trasformazione digitale interna, con strumenti AI nei processi operativi per liberare le persone da attività ripetitive e concentrarle su quelle a maggior valore».
Dal Politecnico dell’Occhiale ad Ablògos: perché la formazione è così centrale nella vostra strategia?
«Perché senza capitale umano qualificato non esiste industria nel lungo periodo. Il Politecnico dell’Occhiale, con nuove sedi a Villa Doglioni Dalmas e Palazzo Bembo, è tra i pochi percorsi pensati per le professioni dell’occhialeria. Il Master per Eyewear Product Manager con Fondazione Cosmo che ha formato oltre 150 professionisti con placement superiore al 90 per cento. E Ablògos, unione di ABLE e Metàlogos, società al 60 per cento di Certottica, con sede a Belluno messa a disposizione da Confindustria Belluno Dolomiti: un progetto del distretto per la formazione delle risorse del futuro».
Quanto ha inciso la nuova Governance in questa evoluzione? E quali sono state le maggiori difficoltà trovate lungo il nuovo percorso?
«Ha inciso in modo determinante. Ogni organizzazione cresce quando alla competenza affianca direzione chiara e capacità di esecuzione. Ciò comporta sempre un periodo di adattamento, ma il team ha risposto molto bene e la nuova governance ha portato più visione, metodo e capacità di realizzazione, con il risultato di un Gruppo più strutturato e connesso ai bisogni delle Aziende. Desidero ringraziare il contributo fondamentale dei soci, di tutto il Consiglio di Amministrazione, del nostro Amministratore Delegato e soprattutto della grande squadra affiatata di CertotticaGroup, che hanno concretizzato la visione nel nostro nuovo payoff ‘Driving the Future’».