È stato sindaco di Belluno, fondatore dell’Ulivo e federalista concreto.
È morto Gianclaudio Bressa, deputato e senatore dell’Ulivo e poi del Partito Democratico. E’ mancato all’improvviso a Firenze, all’eta’ di 70 anni. Bressa era nato a Belluno, il 16 gennaio 1956. Nella sua città di origine è stato anche sindaco dal 1990 al 1993. L’anno successivo, con lo scioglimento della Dc, ha aderito alla rinascita del Partito Popolare Italiano (PPI) di Mino Martinazzoli. È stato eletto deputato alle elezioni politiche del 1996 con l’Ulivo, di cui è stato fondatore al fianco di Romano Prodi, ed è rimasto in Parlamento, tra Camera e Senato, per cinque legislature anche con la Margherita e poi con il Pd. Ha ricoperto incarichi di governo: sottosegretario di Stato alla Funzione Pubblica nel D’Alema I e Amato II e sottosegretario di Stato per gli Affari Regionali nei governi Letta e Gentiloni. Particolarmente rilevante a livello locale fu inoltre il suo ruolo di artefice dell’accordo fra Partito democratico e Südtiroler Volkspartei in occasione delle elezioni politiche del 2013.
Cordoglio unanime del mondo politico per la scomparsa di uno dei protagonisti della scena politica italiana, stimato e rispettato da colleghi e avversari. Competente, sempre disposto all’ascolto e orientato al risultato collettivo più che a quello di parte. Sono le caratteristiche che gli hanno consentito di costruirsi un profilo da mediatore, in particolare nei rapporti tra Stato e autonomie speciali. Una parte rilevante della sua attività pubblica ha riguardato infatti il lavoro sui temi dell’autonomia del Trentino-Alto Adige/Südtirol e della tutela delle minoranze linguistiche, dove per anni è stato considerato un interlocutore chiave tra Roma e territorio altoatesino.
Tra i suoi ruoli anche quello di capogruppo del Pd della commissione Affari Costituzionali di Montecitorio dalla quale ha avversato la riforma costituzionale del governo Berlusconi. Autore di varie pubblicazioni, tra le altre ‘Quel pasticciaccio brutto della riforma costituzionale’ scritto proprio contro la modifica costituzionale voluta dall’allora ministro Roberto Calderoli.
Nella sua ultima legislatura, dal 2018 al 2022, è stato membro della prima commissione Affari costituzionali al Senato, e ha poi presieduto la commissione d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia (sfruttamento e sicurezza nei luoghi di lavoro). Nei 26 anni in Parlamento sono diverse le sue iniziative per garantire la cittadinanza ai minori, per il servizio civile e per introdurre il reato di tortura.
Federalista convinto, Bressa ha lavorato concretamente per garantire alla Provincia di Belluno uno status speciale perché fossero riconosciute le peculiarità di zona interamente montana e per ridurre il divario con i territori contermini. Nel 2010 presentò una proposta di legge costituzionale per istituire una ‘provincia speciale montana’ di Belluno, immaginando un’autonomia amministrativa e finanziaria rafforzata, un trasferimento mirato di competenze su materie legate alla montagna (dal governo del territorio ai trasporti locali, fino alla gestione di ambiente, turismo e impianti a fune) e un meccanismo di risorse ancorato a una quota rilevante dei tributi maturati sul territorio; il testo venne poi riproposto nella legislatura successiva e confluito in altre iniziative parlamentari.
«Ha sempre portato avanti le ragioni della montagna e delle terre alte con pragmatismo e autorevolezza», ricorda la presidente di Confindustria Belluno Dolomiti, Lorraine Berton. «Oggi perdiamo un amministratore e politico di rara preparazione». La presidente degli industriali bellunesi ricorda quanto Bressa amasse richiamare «l’articolo 44 della Costituzione, quello sulla valorizzazione delle zone montane del Paese. Della montagna è stato un profondo conoscitore e difensore».