L’obiettivo europeo, fissato per il 2030, è quello di raggiungere almeno il 42,5% di energia da fonti rinnovabili, con un traguardo indicativo del 45%. Per il Veneto si tratta di arrivare entro la fine del decennio a 5.828 MW di potenza green aggiuntiva: una quota che da sola supera di oltre 2.000 MW l’intera potenza fotovoltaica installata nel 2024 (3.747,8 MW). Per ottenere questi numeri in tempi brevi, la Regione Veneto ha approvato il Piano di individuazione delle Zone di accelerazione terrestri (Pizat). Si legge sul Corriere delle Alpi:

Realizzare nuovi impianti da fonti rinnovabili sarà più facile. La Regione Veneto ha individuato le aree nelle quali concentrare lo sviluppo del fotovoltaico e dove rendere più rapidi i procedimenti autorizzativi. È questo l’obiettivo del Pizat.

(Il piano) si inserisce nel percorso del Nuovo Piano Energetico Regionale (Nper), che ha valutato diverse traiettorie per il 2030 sulla base della sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Nello scenario scelto, per la nuova potenza fotovoltaica si ipotizza una ripartizione del 40% a terra e del 60% su superfici non a terra. Oltre il 57% della nuova potenza prevista sarebbe collocata in aree produttive, dove il fotovoltaico può inoltre favorire l’autoconsumo delle imprese. 

Secondo il Pizat, la mappatura di queste aree si basa su due ipotesi costruite dalla Regione: uno Scenario O, definito «contenuto minimo», verificando e aggiornando i perimetri sulla base della cartografia regionale e degli strumenti urbanistici comunali; e uno Scenario I più ampio, scegliendo autonomamente quali altre categorie di superfici includere. Non si tratta di aprire indistintamente tutto il territorio: sono state privilegiate aree già antropizzate e artificiali, la vicinanza alle reti, la compatibilità ambientale e paesaggistica e la riduzione dei conflitti con altri usi del territorio. Tra le categorie considerate ci sono gli impianti fotovoltaici esistenti, per eventuali interventi di revamping o repowering, le aree industriali, direzionali, artigianali e logistiche di almeno 15 ettari, alcune aree commerciali, parcheggi (le coperture), sedimi aeroportuali, aree portuali industriali, interporti, strutture sanitarie, discariche chiuse o ripristinate. 

Come si applica tutto ciò al Bellunese? Nello Scenario O la provincia conta 13 Comuni, 110 zone di accelerazione e 547 ettari. Con lo Scenario I il perimetro cresce a 38 Comuni e 730 ettari. Belluno è ovviamente la provincia con l’estensione complessiva più bassa del Veneto, molto distante dai 5.809 ettari di Verona e dai 5.405 di Treviso.