Redditi 2024. Tra Cadore e capoluogo: dove si guadagna di più

Valgono 4,3 miliardi i redditi dichiarati. Il lavoro dipendente vale oltre metà del totale, le pensioni poco più di un terzo. Autonomi pochi ma con importi medi più alti.

Un reddito complessivo da 4,34 miliardi

Nel 2024 il reddito complessivo dichiarato in provincia di Belluno ammonta a 4.337.196.700 euro, con 163.253 contribuenti. Tradotto in un valore medio, significa circa 26.600 euro per contribuente.

La composizione del totale è data da lavoro dipendente che incide per 2,31 miliardi (poco più della metà del totale). Le pensioni arrivano a 1,35 miliardi (poco più di tre decimi). Insieme, le due voci principali fanno oltre quattro quinti dei redditi dichiarati.

Le altre componenti contano, ma restano minoritarie: partecipazioni (206,4 milioni), redditi d’impresa in ‘spettanza imprenditore’ (137,6 milioni), lavoro autonomo (104,5 milioni) e fabbricati (97,6 milioni). In altre parole, il baricentro del reddito dichiarato bellunese rimane una combinazione di salari e pensioni, con una coda di redditi da capitale e attività economiche più selettive.

Percettori: molti incastri, poche platee ‘specialistiche’

Il secondo dato utile è la distribuzione dei percettori per tipologia. I percettori complessivi sono 251.667, numero superiore ai contribuenti perché una stessa persona può avere più componenti di reddito.

Qui emerge un altro elemento strutturale. I percettori di lavoro dipendente sono 92.352 e quelli di pensione 62.658. I percettori di lavoro autonomo sono invece 1.563, una platea ridotta.

Se si incrociano importi e percettori, l’ordine di grandezza cambia. Il reddito medio associato alla voce “lavoro autonomo” supera 66 mila euro per percettore, contro circa 25 mila per il lavoro dipendente e circa 21,5 mila per le pensioni. È un dato che non va letto come una graduatoria di “benessere” individuale, perché le categorie possono sovrapporsi e non descrivono l’intero reddito della persona, ma indica una cosa: nel perimetro dell’autonomo dichiarato, i valori sono più concentrati e più alti, a fronte di numeri piccoli.

Anche i redditi da fabbricati, con 83.409 percettori, mostrano un importo medio molto più basso (circa 1.170 euro per percettore), coerente con l’idea che, per molti, si tratti di una componente accessoria e non del reddito principale.

La mappa dei Comuni: due punte e un centro stabile

La graduatoria comunale del reddito pro capite mette in fila alcune evidenze.

In testa ci sono San Vito di Cadore (41.554 euro) e Cortina d’Ampezzo (37.961 euro). Seguono, con distacco, Agordo (29.880) e Belluno (29.295). Nella parte alta entrano poi Voltago Agordino (28.362)Taibon Agordino (27.590)Borca di Cadore (27.564)Rivamonte Agordino (27.412)Selva di Cadore (27.304) e Limana (27.221).

Qui vanno fatte due puntualizzazioni, una territoriale e una di metodo. La prima considerazione è che nella fascia alta rientrano località con economie legate al turismo e ai servizi, insieme a una porzione dell’Agordino e al capoluogo, che con 29.301 contribuenti offre una media meno esposta agli scarti improvvisi.

La seconda è metodologica. San Vito e Cortina hanno numeri di contribuenti (rispettivamente 1.657 e 4.869) molto più bassi del capoluogo. Questo non toglie significato al dato, ma invita a trattarlo con la stessa cautela suggerita dal Corriere per i Comuni piccoli: la media è sensibile a pochi valori molto alti, e può oscillare più rapidamente di quanto accada in centri con decine di migliaia di dichiarazioni.

Le code: quando la distanza diventa un rapporto 1 a 2,5.

In fondo alla classifica provinciale si trovano Zoppè di Cadore (16.233 euro)Lamon (20.011)Sovramonte (20.369)Cibiana di Cadore (20.881)Val di Zoldo (20.972) e Ospitale di Cadore (21.184). Poco sopra, ma ancora nella fascia bassa, ci sono Setteville (21.874)Arsiè (22.174)Tambre (22.203) e Fonzaso (22.398).

La distanza tra la cima e il fondo è rilevante. San Vito, al primo posto, supera Zoppè di oltre 25 mila euro pro capite. È un rapporto di circa 2,5 volte. Anche qui la prudenza è d’obbligo, perché diversi Comuni in coda hanno poche centinaia di contribuenti e dunque una media più nervosa, cioè suscettibile di forti oscillazioni.

Un inciso riguarda Setteville, che compare con 4.769 contribuenti. È un Comune istituito da poco, nato nel 2024 dalla fusione di Alano di Piave e Quero Vas. La sua presenza in graduatoria ricorda che, accanto ai movimenti economici, esistono anche trasformazioni amministrative che cambiano le basi di confronto nel tempo.

Dati da leggere con attenzione

La fotografia dei redditi dichiarati dice sempre due cose insieme. La prima è semplice e utile, perché consente confronti territoriali immediati. La seconda è più insidiosa, perché una media può raccontare un trend reale oppure essere spinta da pochi contribuenti, soprattutto quando la platea è ridotta.

Il punto di partenza è noto anche a livello nazionale, come scritto anche dal Corriere della Sera che, pubblicando i dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze sulla classifica dei Comuni ‘più ricchi’, invita alla prudenza: dove i contribuenti sono poche decine, «bastano pochissimi contribuenti (…) a far schizzare il dato verso cifre elevate», e l’effetto è quello statistico della media. È una chiave di lettura che torna utile anche per la provincia di Belluno, che alterna centri con migliaia di contribuenti a Comuni sotto le mille dichiarazioni.

Le caratteristiche del Bellunese

La provincia di Belluno mostra tre caratteristiche. La prima è una struttura del reddito molto centrata su stipendi e pensioni. La seconda è che i redditi associati a categorie più “selettive” (autonomi, imprenditori, partecipazioni) pesano meno sul totale ma hanno importi medi più elevati, e coinvolgono platee limitate. La terza è che la geografia comunale non disegna una semplice dicotomia montagna/valle o turismo/non turismo: ci sono punte alte e punte basse anche dentro aree omogenee, e i piccoli numeri contano.

Poi c’è quello che i dati non dicono, o dicono solo indirettamente. Il reddito dichiarato non coincide con la ricchezza patrimoniale, non misura il costo della vita, e non chiarisce quanto ‘benessere diffuso’ ci sia dietro la media.

Per il Bellunese, la sintesi è che il reddito provinciale poggia su lavoro e pensioni, mentre le differenze tra Comuni raccontano, insieme, specializzazioni locali e fragilità statistiche.