Sentirsi portato dal vento: a Belluno Buzzati torna a casa

Ci sono autori che appartengono ai libri e altri che finiscono per appartenere ai luoghi: Dino Buzzati è uno di questi. È difficile pensarlo senza le Dolomiti, senza Belluno, senza quelle montagne che rimangono sempre sullo sfondo, anche quando la storia si svolge altrove. A 120 anni dalla nascita, la città si interroga sul suo cittadino più illustre con “Sentirsi portato dal vento”, la rassegna, iniziata a settembre e che entrerà nel vivo il 16 ottobre, che mette insieme letteratura, arte, teatro, cinema, incontri, laboratori e persino il pane. Una prima edizione che punta a diventare un appuntamento annuale.

«Ho cominciato a leggerlo, mi sono appassionato alla sua opera e alla sua figura» spiega Lorenzo Viganò, presidente della Fondazione Dino Buzzati e curatore delle sue opere. Giornalista per oltre 20 anni al Corriere della Sera, una redazione che a lungo anche lo scrittore considerò casa, Viganò conobbe personalmente Almerina, la moglie di Buzzati.

Uno studio, il suo, iniziato più di 25 anni fa, che nel tempo è diventato lavoro, cura e anche responsabilità. La Fondazione, con sede a Milano, offre un punto di riferimento istituzionale intorno alla figura dello scrittore e alla sua vastissima eredità. A Feltre opera da più di vent’anni l’Associazione Internazionale Dino Buzzati. E poi c’è l’Associazione Il Granaio di Villa Buzzati, alle porte di Belluno, la casa natale.

Ma perché proprio adesso? L’idea è venuta dal confronto con la direttrice della Biblioteca civica, Laura Pontin, e dalla convinzione che fosse arrivato il momento di rendere omaggio all’autore con un appuntamento capace di coinvolgere la città e le sue istituzioni. C’è però anche una ragione più profonda: Buzzati resta sorprendentemente contemporaneo. Il tempo che scorre, la morte, il mistero, l’attesa, il rapporto tra realtà e percezione non appartengono a un’epoca precisa. «È un universo che non finisce di essere esplorato», osserva Viganò.

Il titolo è tratto da una poesia, ‘Compleanni’. Il 16 ottobre, giorno della nascita, ritorna nei versi insieme a una serie di annotazioni che fotografano i diversi momenti della vita dell’autore. Nel 1932, quando ha 26 anni, compare la frase sentirsi portato dal vento: abbandonarsi alla natura, ma anche lasciarsi trasportare dagli eventi. In fondo, come sottolinea Viganò, è un modo per riassumere la sua intera esistenza.

Il vento, del resto, è una presenza ricorrente nell’universo buzzatiano, e la rassegna sembra volerlo seguire: niente percorso lineare, ma un passaggio libero da un tema all’altro, dalla scrittura alla pittura, dal teatro al cinema, dai bambini alla gastronomia. A dover essere riscoperto, nelle intenzioni del curatore, è soprattutto il pittore. «La pittura è sempre stata la faccia complementare del suo linguaggio. Il disegno compensava la parola». È una pittura narrativa: nei quadri scrive, inserisce parole, costruisce storie, in un linguaggio molto personale dove confluiscono suggestioni della Pop Art e del surrealismo. «Ha sempre sentito di essere un pittore», ricorda il curatore. Non a caso la prima personale, nel 1958, si intitolava Le storie dipinte: già nel titolo parola e immagine risultavano inseparabili.

È questa capacità di stare contemporaneamente in più mondi a renderlo ancora difficile da incasellare. Scrittore, giornalista, pittore, poeta, drammaturgo: ma soprattutto artista interessato a capire l’uomo. «I suoi temi sono universali: il precipitare del tempo, la morte, il mistero». Forse è qui la ragione per cui continua a parlare a generazioni diverse.

Per questo il programma non si limita ai libri. C’è Elogio del pane, costruito intorno a un articolo del 1957 in cui Buzzati tuonava «Ridateci il pane!», denunciando il declino del pane più sincero, a favore di sofisticazioni moderne (che lui chiamava ‘schifenze’). La lettura scenica sarà accompagnata da una degustazione guidata dei pani della tradizione.

Un autore capace di passare dal mistero dell’esistenza alla consistenza di un panino, dalla metafisica alla vita quotidiana. A Belluno arriverà anche Beppe Severgnini, che dialogherà con Viganò sull’opera dello scrittore e sul potere taumaturgico e salvifico della poesia, in occasione dell’uscita del suo nuovo libro. Completano il cartellone gli spettacoli Sette piani, I miracoli di Val Morel e altri appuntamenti che attraversano le diverse forme espressive dell’autore. «Ci piacerebbe raccontare l’anima complessa di Buzzati in questo festival». Quella milanese e quella bellunese, quella della grande città e quella delle montagne, quella del giornalista e quella dell’artista, quella del reale e dell’altrove. Non due persone diverse, ma più dimensioni della stessa.

Un’ultima immagine Viganò la vuole raccontare: Buzzati morì nel gennaio del 1972, a Milano, mentre la città era avvolta da una bufera di neve. «Ho sempre pensato che le montagne fossero arrivate a salutarlo». ‘Sentirsi portato dal vento’ parte da qui: dalla volontà di riportare quelle montagne dentro la sua storia e Buzzati dentro quella di Belluno. Non per chiudere un anniversario, ma per riaprire una conversazione.

L’iniziativa è promossa dalla Città di Belluno, in stretta collaborazione con la Fondazione Dino Buzzati, il Circolo Cultura e Stampa Bellunese e l’Associazione Internazionale Dino Buzzati, con il coinvolgimento della Biblioteca civica e del Teatro comunale Dino Buzzati.