La storia di Camilla De Biasio raccolta da Il Dolomiti. La giovane imprenditrice apre a fine estate un laboratorio ‘inclusivo’ con prodotti dolci e salati senza glutine.

La scoperta della celiachia, la necessità di preparare cibi adatti e la nascita di una passione: è la storia di una giovane bellunese che punta a creare inclusività con i suoi dolci. «Vorrei portare il senza glutine nel Bellunese dove c’è poca offerta, come in generale nel nord est. Anche in località come Venezia e Treviso, infatti, è così: è stato uno dei motivi per provarci e ho già avuto alcuni contatti da fuori provincia, perciò sono davvero molto contenta».

Si chiamerà Camilla – gluten free, un profilo Instagram che sfiora i 4 mila follower (@camillaglutenfree) e sarà un laboratorio di pasticceria senza glutine, non senza offerte anche salate. La protagonista è una ragazza di 30 anni, Camilla De Biasio, trevigiana di origine e bellunese di adozione, che punta a realizzare il suo sogno in centro a Belluno. Il Dolomiti l’ha contattata per farsi raccontare il suo percorso, trovando conferme a una visione sul mondo giovanile che ancora, purtroppo, fatica a farsi strada.

Ma andiamo con ordine. Tutto nasce, infatti, da un’esigenza. «Ho scoperto di essere celiaca a nove anni», racconta De Biasio, «ma non c’era un’offerta di cibi senza glutine. Da lì ho provato a sperimentare e negli anni mi sono resa conto che le cose mi riuscivano bene, per cui mi sono appassionata al mondo della pasticceria e non solo».

Il suo percorso didattico prende una strada diversa: De Biasio è laureata in Design del prodotto industriale allo Iuav di Venezia, ma in parallelo ha comunque studiato pasticceria da autodidatta e tramite corsi con professionisti. Complice, forse, la pasticceria dei bisnonni a Treviso, di cui racconta sui social di aver sempre «assaporato solo ricordi, la descrizione dei macchinari, i dolci, i compiti dei bambini nel retrobottega: una storia affascinante che è sempre riemersa nella mia vita».

Anche e soprattutto oggi. «Ho portato avanti il percorso di studi fino alla laurea e poi ho iniziato a lavorare in un’azienda. Negli ultimi anni continuava però a balenarmi in testa l’idea che sarebbe stato bello aprire qualcosa di mio e condividere le cose che faccio anche con persone al di fuori della mia famiglia. Finora non ho avuto il coraggio perché si tratta di un investimento importante e, di fatto, è un po’ un salto nel vuoto. Alla fine però mi sono detta ‘lo faccio’ e ho deciso di buttarmi perché sentivo che era arrivato il momento giusto».

La sua prima torta è stata una cheesecake al limone e la felicità provata al riscontro positivo della famiglia è andata crescendo: De Biasio ha così iniziato a trasformare sempre più ricette con glutine e riprodurle senza, impastando e sperimentando. E ora punta ad aprire le porte del suo laboratorio a settembre.

Nelle sue parole, sembra di ripercorrere quanto successo a Matteo e Leonardo per il loro sogno di Dolomiti VanLife: ragazzi pieni di entusiasmo, che hanno trovato supporto quasi solo in una rete di giovani come loro (qui l’articolo). «Non è assolutamente semplice. Vengo da un mondo diverso, quello dell’industria», ammette, «e all’inizio non sapevo neanche da dove iniziare. Tuttavia mi ritengo fortunata, perché conoscevo diverse persone che lavorano nel settore e mi hanno dato una mano: una rete di relazioni che mi ha supportata, anche solo con piccole cose che però sono quelle che magari fanno la differenza perché sai di poter contare su chi ha già affrontato le difficoltà di avviare un’attività di ristorazione. Oltretutto sono tutti ragazzi giovani, perciò sono davvero fiduciosa».

E lo è anche di quella Belluno di cui si fatica, spesso, a vedere un futuro animato da ragazzi giovani. «È vero che tanti miei coetanei o più giovani se ne vanno – osserva De Biasio – ma io sento che questa città è un luogo al quale posso dare qualcosa e che, a sua volta, può dare qualcosa a me. Oltre ai dolci, vorrei offrire anche qualcosa di salato, come pizze e focacce gluten free, affinché io possa diventare un punto di riferimento: credo nel centro storico, nelle persone che lo frequentano, e mi piace l’idea di contribuire nel mio piccolo a ripopolarlo e ricevere un riscontro in cambio».

«Senza glutine è inclusione», conclude, «e alcune persone lo hanno già capito. Mi è capitato di parlare con chi aveva magari 50 invitati a un evento, di cui un solo celiaco, ma che, siccome le mie preparazioni erano piaciute, ha voluto offrire a tutti prodotti senza glutine. Il glutenfree infatti non è solo per la persona celiaca che mangia quasi in disparte: è il dolce che unisce. La mia idea è quindi offrire un prodotto buono e davvero inclusivo».

Un’altra giovane che si mette in gioco e non è ‘sfaticata’: semplicemente, cerca qualcosa di stimolante e diverso per se stessa e la comunità cui appartiene.