Amuseapp porta l’accessibilità universale nella cultura

La startup nata a Belluno usa l’intelligenza artificiale per rendere musei, mostre ed eventi fruibili da pubblici diversi.

Continua a crescere l’interesse per amuseapp, la piattaforma che rende possibile l’accesso universale ai luoghi della cultura. Ideata a Belluno e cresciuta come spin-off del gruppo Larin, la startup abbatte le barriere che ancora oggi esclude da musei, mostre ed eventi culturali la maggior parte delle persone con disabilità  sensoriali, emotive e cognitive. L’applicazione si avvale di un sistema di intelligenza artificiale sviluppato in proprio per offrire a ciascun visitatore la possibilità di un percorso dedicato. In origine, il sistema era stato pensato per consentire la traduzione automatica dei percorsi culturali in decine di lingue e avvicinare l’articolato e vastissimo patrimonio culturale italiano ai visitatori di tutto il mondo. Presto, gli sviluppatori si sono resi conto che le potenzialità della tecnologia consentivano di espandere facilmente lo spettro di azione per affrontare uno dei nodi irrisolti dei siti culturali: l’inclusione delle persone con disabilità.

Nonostante i progressi sul fronte delle barriere architettoniche, infatti, solo il 10 per cento dei musei italiani è accessibile alle persone con disabilità. Se infatti più della metà dei musei italiani dispone di rampe, ascensori e servizi accessibili secondo i più recenti dati Istat riferiti al 2021, la quota scende sotto il 20 per cento quando si analizzano gli interventi dedicati alle disabilità sensoriali, emotive o cognitive. Questo significa che le oltre 3,1 milioni di persone con disabilità, a cui si aggiungono oltre 600 mila persone nello spettro autistico e oltre 270 mila studenti con Dsa (Disturbi specifici dell’apprendimento) spesso sono escluse dai luoghi della cultura. Non è casuale se solo il 9,3 per cento di questo sotto insieme frequenta cinema, teatri o musei, contro il 30,8 per cento del resto della popolazione.

I problemi che devono fronteggiare i disabili che visitano i musei sono i più diversi, in base alle rispettive condizioni: una persona con disabilità uditiva, davanti a un video senza sottotitoli o privo di interpretariato in Lis, vede solo immagini scorrere nel silenzio; una persona con disabilità cognitiva, di fronte a un pannello eccessivamente tecnico, si trova davanti a un testo che ‘non parla la sua lingua’. E una persona con disabilità visiva, in una sala priva di descrizione audio, si trova in uno spazio in cui buona parte dei contenuti, semplicemente, è invisibile. Amuseapp affronta, insieme, tutte queste criticità: «Nel mondo culturale – spiega Marco Da Rin Zanco, co-fondatore e amministratore delegato di amuseapp – c’è ancora la convinzione che l’accessibilità sia una somma di interventi dedicati a singole disabilità, ma è un modo di pensare che anziché includere, esclude. L’accessibilità universale di amuseapp parte dall’idea opposta, ossia progettare con l’aiuto della tecnologia un’esperienza fruibile da chiunque, anche ai visitatori con disabilità».

Già operativa in oltre 100 istituzioni culturali italiane, la piattaforma di recente ha creato la Buonconsiglio app, uno strumento che rende possibile la visita del castello trentino a pubblici con disabilità diverse. «L’app – conclude Da Rin Zanco – propone quattro itinerari distinti: uno standard, uno per famiglie con la realtà aumentata, uno in Lingua dei Segni Italiana sottotitolata costruito con interpreti Lis e un docente di storia dell’arte con disabilità uditiva, e uno con audiodescrizioni dedicate a persone con disabilità visiva. Anche la scelta dello sfondo scuro dell’app è arrivata dai focus group con visitatori ipovedenti».