Lo studio sulle competenze industriali della provincia di Belluno presentato dai professori Giulio Buciuni (Trinity College di Dublino) e Jacopo Canello (Università di Parma), insieme alla ricercatrice Nicoletta Giudice (Università di Parma) e commissionato da Confindustria Belluno Dolomiti, offre un quadro molto chiaro del territorio dolomitico. Una provincia con tante piccole e medie imprese ma poche grandi aziende che trainano il settore industriale, dalle quali si sviluppano verticalmente i settori più redditizi. Un tessuto, dunque, sano e maturo, ma dal quale faticano a svilupparsi nuove imprese innovative. 

Il professor Giulio Buciuni si è interrogato su quale possa essere un patrimonio non sfruttato a pieno dall’economia bellunese: «Non credo ci sia solo un punto di forza sfruttato meno in provincia di Belluno, ma ne vedo molteplici. Il primo che mi viene in mente è la grande concentrazione di asset industriali, che oggi potrebbe essere utilizzata per generare una nuova base di imprese, ma ciò non sta avvenendo. Il secondo elemento che vorrei citare è il posizionamento di Belluno nell’economia contemporanea, dove si parla sempre più di cambiamento climatico, di green tech e climate tech. Un territorio come quello dolomitico, da sempre dipinto come succube del riscaldamento globale, potrebbe trovare proprio in questo campo la sua fortuna». 

Allo stesso tempo, per aumentare il tessuto innovativo del territorio, si può pensare di attrarre talenti da fuori provincia. A questo punto, però, viene da chiedersi perché una startup dovrebbe piantare le proprie radici a Belluno anziché in una grande città? «È una domanda molto ampia – continua il professore –. Direi che dipende da cosa fa l’impresa innovativa. Se si collega ad alcune verticali industriali che esistono a Belluno allora sì che ha senso. Penso ai settori dell’occhialeria, dell’agricoltura, della produzione di farmaci, avendo qui un piccolo cluster specializzato. Insomma, tornando allo studio, ci sono verticali produttive ben radicate nel territorio che potrebbero fornire competenze manifatturiere e industriali a un’impresa innovativa che vuole venire a Belluno a sviluppare i propri prodotti e processi». 

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