L’economia bellunese analizzata nell’indagine sulle competenze industriali. Il lavoro dei professori Buciuni e Canello e della ricercatrice Giudice.
Un sistema economico stabile, maturo, con specializzazioni profonde e una forte concentrazione della forza lavoro in alcuni settori ma che, ad oggi, fatica ad aumentare l’intensità tecnologica delle imprese e la cui creazione di valore dipende in massima parte dalle esportazioni. È l’analisi del rapporto ‘Le Competenze Industriali della provincia di Belluno: un’indagine empirica’ presentato giovedì 8 ottobre a villa Doglioni Dalmas.
Commissionata da Confindustria Belluno Dolomiti, l’indagine potrebbe diventare il primo passo del percorso per la costituzione di un Osservatorio permanente sull’economia provinciale. L’obiettivo è alimentare il confronto sulle prospettive future con una base di dati rigorosa dal punto di vista scientifico e costante nel monitoraggio temporale dei fenomeni e delle dinamiche evolutive.
Il documento è stato curato dai professori Giulio Buciuni (Trinity College di Dublino) e Jacopo Canello (Università di Parma) e dalla ricercatrice Nicoletta Giudice (Università di Parma). Indica punti di forza e debolezze del territorio a partire dall’elaborazione dei dati quantitativi del periodo tra il 2019 e il 2024. ‘Il quadro che emerge’ scrivono i ricercatori ‘è quello di un sistema produttivo fortemente specializzato e concentrato, caratterizzato da una struttura imprenditoriale numericamente stabile ma da una distribuzione del lavoro sempre più sbilanciata verso un numero ristretto di imprese di grandi dimensioni’. È netta la prevalenza di micro e piccole imprese oltre 14.039 su uno stock totale di 14.151 unità. Per contro l’occupazione si concentra in prevalenza nelle grandi e medie imprese che da sole assorbono quasi il 40 per cento del lavoro. Dati che, messi in relazione alla contrazione delle micro imprese e alla forte espansione delle grandi organizzazioni produttive, evidenziano un modello di crescita occupazionale sbilanciato
Non sorprende dunque che nel periodo considerato, il valore aggiunto generato dalla provincia di Belluno cresce in termini nominali, ma a un ritmo inferiore rispetto al Nord Est e al dato nazionale, pur mantenendo un valore aggiunto per abitante pari a 42 mila euro, contro i 34,4 mila euro della media italiana.
Una seconda caratteristica dell’economia bellunese è la forte verticalità in alcuni settori. In particolare il comparto dell’occhialeria genera un valore economico pari a circa 2,8 miliardi di euro, corrispondente a una quota prossima al 28 per cento del valore complessivo prodotto nella provincia di Belluno. Seguono il commercio all’ingrosso, che pesa circa il 10 per cento del valore annuo generato (circa 1 miliardo di euro) e la meccanica pesante, ovvero il principale settore alternativo all’occhialeria, con un valore generato pari a circa 592 milioni di euro, equivalenti a poco più di un quinto del valore prodotto dalle apparecchiature mediche. ‘Il confronto tra questi due ambiti evidenzia in modo netto la forte asimmetria nella distribuzione del valore economico tra i settori industriali provinciali’, si legge nella ricerca.
Un valore che viene generato in parte importante dalle esportazione, il cui valore complessivo nel 2024 ha superato i 5 miliardi di euro con Stati Uniti anche se in calo, Francia e Germania indicati come i principali paesi di destinazione delle merci e dei servizi realizzati nel Bellunese. Il comparto degli strumenti medici, in massima parte rappresentato dall’occhialeria, si conferma di gran lunga la principale voce dell’export provinciale, aumentando ulteriormente il proprio peso sul totale delle esportazioni, dal 70,5 per cento nel 2019 al 75,1 per cento nel 2024.
Costruzioni, ristorazione e impiantistica sono i settori dove più si concentra la nascita di nuove imprese nel periodo considerato. Delle 1.250 nuove unità costituite tra il 2019 e il 2024 solo una su 10 ha un livello di intensità tecnologico tale da ipotizzare la generazione di alto valore aggiunto. Una peculiarità che evidenzia l’orientamento prevalente al mercato interno e una scarsa propensione all’evoluzione attraverso la creazione di nuove iniziative innovative di settori chiave come l’occhialeria e la meccanica.
Una parte delle start-up innovative presenti sul territorio si attesta in ambiti prossimi alle specializzazioni della manifattura avanzata e della ricerca, ma il loro numero limitato, in tutto sono 14 al 2024, delinea la difficoltà a far nascere degli spin-off a partire dall’industria tradizionale. Resta comunque un segnale di vitalità e, spiega la ricerca, ‘suggerisce l’esistenza di potenziali traiettorie di innovazione che si innestano su competenze industriali preesistenti’.
La transizione dal modello dei distretti a vero e proprio ecosistema è ancora in divenire. ‘La sfida’, sono le conclusioni dell’indagine, ‘non è dunque quella di creare ex novo competenze assenti, bensì di accompagnare l’evoluzione di un sistema industriale maturo verso forme di rinnovamento capaci di valorizzare e trasformare le competenze già presenti nel territorio’.
«L’analisi del professor Buciuni ci indica con chiarezza dove si giocherà la competitività futura del nostro territorio: sulla capacità di investire in tecnologia, competenze e capitale umano qualificato. È esattamente la direzione nella quale Confindustria Belluno Dolomiti sta lavorando, costruendo un ecosistema dell’alta formazione e dell’innovazione capace di mettere in relazione imprese, ricerca, competenze e nuove tecnologie», afferma Gianluca Vigne, vice presidente di Confindustria Belluno Dolomiti con delega all’Università e all’Alta Formazione.
«La costituzione della Fondazione Dolomiti Innovation Valley e il progetto Innovereye rappresentano due iniziative che puntano ad affrontare i nodi analizzati dalla ricerca e a costituire un ecosistema bellunese», rimarca Vigne. «In questo contesto si inserisce anche l’attività di rafforzamento delle relazioni con alcuni dei principali poli dell’innovazione italiani e internazionali. Il nostro obiettivo è trasformare queste connessioni in opportunità concrete per le imprese, accelerando il trasferimento di competenze e tecnologie, favorendo nuove collaborazioni e creando le condizioni per attrarre talenti e investimenti. Belluno ha un sistema industriale forte e una straordinaria capacità manifatturiera: la sfida dei prossimi anni è innestare su questa base sempre più conoscenza e innovazione. È così che possiamo rafforzare la competitività delle imprese, aumentare l’attrattività del territorio e dare alla montagna un ruolo da protagonista nell’economia della conoscenza», conclude il vice presidente.