Piccole, artigiane e radicate, le imprese straniere bellunesi

Quasi tutte sotto i cinque addetti, il 42 per cento artigiane. Servizi e costruzioni compensano le perdite del commercio.

Nel Bellunese le imprese guidate da cittadini stranieri sono 1.185, poco meno di una su dieci tra quelle registrate in provincia, e nei tre mesi tra aprile e giugno ne sono nate esattamente quante ne hanno chiuso i battenti, 26 iscrizioni contro 26 cessazioni, per un saldo pari a zero. È la fotografia che restituisce l’Osservatorio sulle imprese straniere, elaborato da InfoCamere sui dati del Registro delle imprese per Futurae, il programma promosso dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e da Unioncamere, aggiornato al 30 giugno 2026. Un pareggio che, accostato ai numeri regionali e nazionali, descrive un’imprenditoria straniera più radicata e longeva che altrove, ma anche meno dinamica.

In Italia, secondo i dati diffusi da Unioncamere, le imprese straniere hanno raggiunto quota 677.188, l’11,6 per cento delle circa 5,8 milioni di aziende registrate, e nel primo semestre sono cresciute di oltre 16 mila unità, con 37.140 iscrizioni a fronte di 21.043 cessazioni non d’ufficio. Il Veneto ne conta 56.368, un valore che lo colloca al sesto posto per numero assoluto, sostanzialmente alla pari con il Piemonte, e con un’incidenza del 12,4 per cento sulle 455.480 imprese regionali si posiziona poco sopra la media italiana, senza però alcuna provincia tra le dieci in cui il fenomeno pesa di più, una graduatoria guidata da Prato con il 33,7 per cento. Belluno, con il 9 per cento, resta al di sotto sia del dato veneto sia di quello nazionale.

Se si guarda ai flussi, il quadro bellunese si discosta da quello italiano in modo ancora più netto. Nel trimestre il database registra a livello nazionale 16.980 iscrizioni e 8.172 cessazioni di imprese straniere, con un saldo positivo di 8.808 unità, e le aziende guidate da stranieri valgono il 20 per cento di tutte le nuove iscrizioni del Paese e il 16 per cento delle chiusure. In provincia il rapporto si rovescia, perché le imprese straniere rappresentano il 14 per cento delle iscrizioni complessive e il 19 per cento delle cessazioni. Lo stesso andamento emerge dai tassi, con una natalità del 2,2 per cento, inferiore al 2,5 nazionale, e una mortalità che sale anch’essa al 2,2 per cento, quasi il doppio dell’1,2 medio italiano, così che il turnover lordo raggiunge il 4,4 per cento mentre quello netto si ferma a zero, contro l’1,3 per cento registrato nel resto del Paese.

A un ricambio più intenso non corrisponde, tuttavia, un tessuto più fragile. La durata media delle imprese straniere bellunesi è di 9,8 anni, oltre tre in più rispetto ai 6,6 della media nazionale, e nella distribuzione per anzianità le aziende attive da almeno dieci anni sono numerose quanto quelle nate da non più di due. Le più longeve operano nell’industria, seguite dal commercio, mentre costruzioni e servizi mostrano una permanenza media più breve. Il dato suggerisce la presenza di una comunità imprenditoriale insediata da tempo, che si rinnova con lentezza in un territorio segnato, del resto, da un lungo calo demografico.

Anche la composizione settoriale aiuta a leggere il pareggio. Il commercio è il comparto con il maggior numero di imprese straniere in provincia, davanti a costruzioni e servizi, con industria e agricoltura più distanziate, ma è anche quello che nel trimestre ha perso più posizioni, con un saldo negativo di sei unità, cui si aggiunge il meno uno dell’industria. A compensare sono stati i servizi, con un saldo di più cinque, e le costruzioni, con più due, mentre l’agricoltura è rimasta ferma. Su scala nazionale la crescita è trainata dagli stessi due comparti, con un saldo di 6.055 imprese nei servizi e di 2.339 nelle costruzioni, mentre il commercio si limita a un più 52, un segnale che indica come la frenata del settore sia generalizzata.

Quanto al profilo, delle 1.185 imprese straniere della provincia 892, il 75 per cento, sono guidate da cittadini extracomunitari e 288, il 24 per cento, da cittadini di altri Paesi dell’Unione europea, una quota comunitaria più alta rispetto alla media nazionale, dove le imprese extra Ue sono il 79 per cento. Prevalgono nettamente le imprese individuali, seguite a distanza dalle società di capitale e da quelle di persone, e quasi tutte hanno al massimo cinque addetti. Il 42 per cento è artigiano, una quota che richiama il peso dell’edilizia e dei mestieri, il 26 per cento è a guida femminile e l’11 per cento giovanile.

La struttura così delineata si discosta in parte dalla tendenza che Unioncamere osserva sul piano nazionale, dove le società di capitale guidate da stranieri hanno superato le 160 mila unità con una crescita dell’11 per cento in un anno, mentre l’espansione delle imprese individuali, che restano circa il 70 per cento del totale, sta rallentando. Nel Bellunese il modello prevalente resta quello della piccola impresa individuale, spesso artigiana, e il saldo nullo del trimestre si inserisce in un contesto in cui, sempre secondo i dati del sistema camerale, la crescita dell’imprenditoria straniera si concentra soprattutto nel Nord Ovest, che ospita il 32,7 per cento delle imprese e aumenta dell’1,5 per cento su base annua.

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