Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta del presidente del Centro di Studio e Ricerca internazionale sui Cambiamenti Climatici, Carlo Barbante, rivolta al sindaco di Belluno a cui chiede di sospendere la distribuzione nelle scuole, presso gli ordini professionali e negli enti del territorio del volume ‘Cambiamenti climatici. Scenari, sfide, soluzioni’.


Carlo Barbante è uno dei massimi esperti di clima in Europa e nel mondo. È Professore ordinario di Chimica analitica presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia; ha diretto l’Istituto di Scienze Polari del CNR dal 2020 al 2024. È membro dell’Accademia dei Lincei. È socio effettivo dell’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti dal 2019, dopo esserne stato socio corrispondente residente dal 2013. Le sue ricerche si focalizzano sullo sviluppo di metodologie analitiche per lo studio di paleoclima e chimica atmosferica da carote di ghiaccio. Ha ricevuto importanti finanziamenti e riconoscimenti scientifici (es. ERC Grant). Vanta numerose pubblicazioni (oltre 300 peer-reviewed) ed ha partecipato a diverse spedizioni in Antartide, sulle Alpi e nell’Artico. Nel 2022 ha pubblicato ‘Scritto nel ghiaccio – viaggio nel clima che cambia‘ (il Mulino).

Gentile Sindaco, 

chiedo al Comune di Belluno e alla Regione del Veneto di sospendere la distribuzione nelle scuole, presso gli ordini professionali e negli enti del territorio, del volume “Cambiamenti climatici. Scenari, sfide, soluzioni”. Alle pagine 42-44 il testo presenta come fatti, affermazioni che contraddicono apertamente lo stato delle conoscenze scientifiche sul clima. La notizia della distribuzione è stata presentata come la trasformazione di un convegno in uno strumento stabile di conoscenza1. L’intenzione è condivisibile, è però incomprensibile che un prodotto finanziato e diffuso da Istituzioni pubbliche non sia stato sottoposto a un’adeguata verifica scientifica prima di essere consegnato agli studenti e ai professionisti. 

Nel contributo intitolato “Resilienza dei territori tra conoscenza, manutenzione e incertezza”2 si sostiene infatti che: 

  • l’aumento della CO2 sarebbe una conseguenza e non una causa dell’aumento della temperatura; 
  • che il riscaldamento dovuto alle emissioni antropiche non sarebbe apprezzabile; 
  • che oltre 260 ppm l’effetto della CO2 diventerebbe trascurabile; 
  • che i modelli climatici non sarebbero robusti; 
  • che il riscaldamento attuale rientrerebbe molto probabilmente nei cicli naturali di origine astronomica.
    Non siamo di fronte a una normale divergenza interpretative, queste conclusioni sono state confutate da molteplici linee indipendenti di evidenza pubblicate nella letteratura scientifica.

Le conclusioni scientifiche disponibili 

L’attribuzione del riscaldamento non è controversa. Il Sesto Rapporto di Valutazione dell’IPCC afferma che le attività umane, principalmente attraverso le emissioni di gas serra, hanno inequivocabilmente causato il riscaldamento globale3. La parola ufficialmente usata è “unequivocally”. La migliore stima dell’IPCC è che sostanzialmente tutto il riscaldamento osservato tra il periodo 1850-1900 e il 2010-2019 sia di origine umana. I gas serra ben miscelati hanno contribuito per 1,0-2,0 °C, mentre i fattori naturali solari e vulcanici hanno inciso soltanto per circa -0,1/+0,1 °C4. Le ricerche scientifiche pubblicate dal 2020 ad oggi non fanno che rafforzare ulteriormente questi risultati.

  • Le carote di ghiaccio non dimostrano che la CO2 attuale sia una conseguenza del caldo. Durante le transizioni glaciali del passato le variazioni orbitali hanno avviato cambiamenti regionali; la CO2 ha poi amplificato e diffuso globalmente il riscaldamento. L’aumento contemporaneo, invece, è ricondotto senza ambiguità alle attività umane attraverso il bilancio del carbonio, la composizione isotopica nell’atmosfera e la diminuzione dell’ossigeno atmosferico. L’IPCC definisce inequivocabilmente antropogenico l’aumento di CO2, CH4 e N2O dall’epoca preindustriale5.
  • L’effetto della CO2 diventa trascurabile oltre 260 ppm. La dipendenza logaritmica della forzante radiativa non significa saturazione. Ogni raddoppio della concentrazione produce una nuova e rilevante perturbazione del bilancio energetico terrestre. L’IPCC valuta in 3,93 ± 0,47 W m−2 la forzante radiativa associata al raddoppio della CO2 e indica in circa 3 °C la migliore stima della risposta climatica di equilibrio, con un intervallo probabile di 2,5-4 °C6.
  • I modelli non sono smentiti dalle osservazioni. Le simulazioni che comprendono soltanto le forzanti naturali non riescono a riprodurre il riscaldamento osservato. L’andamento reale emerge quando vengono inclusi i fattori antropici e, in particolare, l’aumento dei gas serra. L’IPCC rileva inoltre che la rappresentazione del clima recente nei modelli di ultima generazione è migliorata rispetto alle generazioni precedenti4.

Anche i dati riportati sono sbagliati
Il volume indica una concentrazione attuale di CO2 di circa 460 ppm. Il dato è errato. Copernicus ha stimato per il 2024 una media annua di circa 422,1 ppm, il valore più elevato da almeno due milioni di anni7. Le misure NOAA indicano per giugno 2026 una media globale mensile di 427,6 ppm e, nel settembre 2026, valori giornalieri prossimi a 428 ppm8. Sono concentrazioni estremamente preoccupanti, ma non sono 460 ppm. Copernicus documenta inoltre che il 2024 è stato l’anno più caldo della serie osservativa globale, con una temperatura media di circa 1,60 °C sopra il livello preindustriale, e che gli ultimi dieci anni sono stati i dieci più caldi mai registrati7. Si tratta di osservazioni, non di opinioni e neppure di mere proiezioni.

Una responsabilità pubblica
La libertà di esprimere opinioni, anche minoritarie, non è in discussione. È invece in discussione la scelta di un’amministrazione pubblica di stampare e distribuire materiale presentato come strumento di conoscenza senza distinguere tra risultati scientifici consolidati e tesi smentite dalla letteratura. Alcune fonti citate nel contributo sono blog o pubblicazioni di organizzazioni di advocacy, collocati di fatto sullo stesso piano dei rapporti IPCC e della letteratura sottoposta a revisione tra pari. Ancora più grave è citare l’IPCC a sostegno di conclusioni che lo stesso IPCC contraddice esplicitamente.Portare questo materiale nelle scuole non favorisce il pluralismo scientifico. Il pluralismo richiede che le ipotesi siano valutate in base alle prove disponibili, non consiste nell’attribuire lo stesso peso a conclusioni fondate su decenni di ricerca e ad affermazioni prive di adeguato riscontro. Un ente pubblico non può trasferire sugli studenti l’onere di riconoscere da soli una rappresentazione fuorviante delle più aggiornate conoscenze scientifiche.
 

Chiedo pertanto la sospensione della distribuzione, il ritiro delle copie già inviate, una rettifica destinata alle scuole e agli enti coinvolti e una revisione indipendente dei contenuti prima di qualsiasi nuova edizione. Belluno e l’intero territorio alpino hanno bisogno di un confronto serio su adattamento, prevenzione e mitigazione. Proprio perché le decisioni sono difficili, il punto di partenza deve essere una rappresentazione corretta delle conoscenze disponibili. Le istituzioni hanno il dovere di garantirla, soprattutto quando si rivolgono ai giovani. 

Carlo Barbante 

Università Ca’ Foscari di Venezia, Istituto di Scienze Polari del CNR, Presidente del Centro di Studio e Ricerca internazionale sui Cambiamenti Climatici 

Note

1) News in Quota. Cambiamenti climatici, gli atti del convegno arrivano nelle scuole e tra i professionisti. 21 luglio 2026.

2) Comune di Belluno e Regione del Veneto. Cambiamenti climatici. Scenari, sfide, soluzioni. Atti della giornata di studio, 2026. G. Giacchetti, Resilienza dei territori tra conoscenza, manutenzione e incertezza, pp. 37-53; passaggi discussi alle pp. 42-44. 

3) IPCC. Climate Change 2023: Synthesis Report. Summary for Policymakers. Intergovernmental Panel on Climate Change, Geneva, 2023. doi:10.59327/IPCC/AR6-9789291691647.

4) IPCC. Climate Change 2021: The Physical Science Basis. Working Group I contribution to the Sixth Assessment Report. Chapter 3, Human Influence on the Climate System, e Summary for Policymakers. Cambridge University Press, 2021. doi:10.1017/9781009157896.

5) IPCC. Climate Change 2021: The Physical Science Basis. Chapter 5, Global Carbon and Other Biogeochemical Cycles and Feedbacks. Cambridge University Press, 2021. doi:10.1017/9781009157896.007.

6) IPCC. Climate Change 2021: The Physical Science Basis. Chapter 7, The Earth’s Energy Budget, Climate Feedbacks, and Climate Sensitivity. Cambridge University Press, 2021. doi:10.1017/9781009157896.009.

7) Copernicus Climate Change Service. Global Climate Highlights 2024. European Centre for Medium-Range Weather Forecasts, 10 gennaio 2025, aggiornato il 17 gennaio 2025.

8) Lan, X., Tans, P. e Thoning, K. W. Trends in globally-averaged CO2 determined from NOAA Global Monitoring Laboratory measurements. NOAA Global Monitoring Laboratory, versione dell’8 settembre 2026. doi:10.15138/9N0H-ZH07.