La fotografia di Veneto Lavoro sull’occupazione nel Bellunese in un rapporto sugli ultimi due decenni.
Negli ultimi vent’anni la popolazione in età lavorativa è calata del 12,5 per cento nel Bellunese e del 21,2 per cento nel Cadore, con un progressivo invecchiamento dei residenti. Il 40 per cento degli occupati nel settore turistico delle Dolomiti risiede a oltre 50 km di distanza, rendendo necessari interventi strutturali volti a migliorare l’attrattività del territorio.
Sono dati emersi martedì 30 giugno durante l’assemblea pubblica dell’Associazione Albergatori di Cortina, dove si è parlato principalmente di capitale umano e delle difficoltà legate alla ricerca di personale da inserire nel mondo del comparto dell’accoglienza.
La carenza di forza lavoro è risaputa ed è stata messa in evidenza da Manuela De Colle, dell’Osservatorio di Veneto Lavoro: «Negli ultimi 20 anni il territorio ha affrontato una profonda trasformazione demografica che ha visto la popolazione in età lavorativa (15-64 anni) contrarsi del 12,5 per cento in provincia di Belluno e del 21,2 per cento nel comprensorio di Pieve di Cadore, con un contestuale e progressivo invecchiamento del bacino disponibile. Questa erosione della forza lavoro locale ha portato a un reclutamento a lungo raggio: attualmente la quota di addetti che risiedono a oltre 50 km dal luogo di lavoro è circa del 40 per cento, confermando un trend in costante ascesa: uno scenario destinato a inasprirsi che comporta interventi strutturali volti a migliorare l’attrattività del territorio e a soddisfare le esigenze logistiche e personali di una forza lavoro sempre più esterna».
De Colle ha messo in evidenza l’analisi demografica del territorio dolomitico in relazione alla disponibilità di forza lavoro, elaborata da Veneto Lavoro. «La Provincia di Belluno è caratterizzata da una mancata stagionalità. In provincia la crescita dell’occupazione nei servizi è stata in continua crescita a partire dal 2008 ad oggi. C’è stato un calo nell’industria fino al 2014, e poi di nuovo il trend è stato in crescita, fino al 2024, anno in cui la crescita si è fermata. Il calo della domanda di lavoro è dovuto principalmente al comparto dell’occhialeria, mentre i servizi, in particolare quelli legati al turismo, compensano il calo dell’industria».
A conferma di quanto detto sono i dati che riguardano Agordino e Valbelluna, che hanno registrato tra il 2024 e il 2025 un saldo occupazionale negativo di -376 unità per l’Agordino e -177 unità in Valbelluna, mentre il Cadore ha registrato nello stesso periodo un saldo positivo di 451 posizioni di lavoro.
«C’è sicuramente un problema demografico, più marcato nelle Terre Alte» ha spiegato ancora De Colle. «Nel comprensorio di Pieve solo il 60 per cento della popolazione è in età lavorativa (tra i 16 e i 64 anni). Il Comune con maggior capacità attrattiva di lavoratori del Centro per l’Impiego di Pieve di Cadore è Cortina e rappresenta il polo attrattivo anche per il Cadore».
Ha poi illustrato come nel settore del turismo Cortina valga un terzo degli occupati del comprensorio. «Con l’87,4 per cento dei residenti che lavorano all’interno del territorio comunale, Cortina è il comune con maggior impiego di lavoratori del posto. Ma c’è un problema sul reclutamento: l’area dolomitica ha personale che proviene principalmente da oltre 50 km dal posto di lavoro, e rappresenta allo stesso tempo quella messa peggio per quanto riguarda i trasporti e gli alloggi».
Ecco dunque che i dati hanno confermato come nell’area dolomitica la domanda di lavoro sia in crescita, trainata dal turismo, ma allo stesso tempo sussiste un problema di reclutamento di personale altamente qualificato (in particolare nel caso di Cortina), cui si potrà porre rimedio migliorando i trasporti e trovando il modo di fornire alloggi dignitosi per la forza lavoro.