Federico Ghezze è tornato a vivere nel suo paese natale grazie alla possibilità di lavorare da remoto.
In un momento storico in cui il calo demografico e l’emigrazione di laureati verso l’estero sta diventando sempre più accentuato, la storia di Federico Ghezze, 35 anni, ingegnere originario di Cortina, rappresenta un caso emblematico di “migrazione di ritorno”, facilitata dalla trasformazione digitale del lavoro. Dopo un percorso formativo che lo ha portato a Trieste, Padova e infine in Olanda, Ghezze ha scelto di rientrare nel suo paese natale, tra le Dolomiti, sfidando la narrazione comune che vede i giovani professionisti costretti a emigrare per fare carriera.
Nato e cresciuto a Cortina, Ghezze ha completato l’intero percorso scolastico nel suo paese d’origine prima di intraprendere gli studi universitari. Il suo percorso accademico si è articolato in tre anni a Trieste, tre a Padova e un anno formativo in Olanda. Dopo questa esperienza nei Paesi Bassi, ha conseguito la laurea in ingegneria dell’energia. Attratto dalla cultura locale e dal cosiddetto “mito dei paesi del nord”, ha deciso di stabilirsi e iniziare la sua carriera professionale proprio in Olanda, trovando impiego presso un’azienda che opera nel settore della produzione di energia elettrica su larga scala.
Il rientro di Ghezze a Cortina è stato reso possibile da un cambiamento epocale innescato dalla pandemia. «La pandemia è stata sicuramente un acceleratore evoluzionale, ha accelerato molti processi che non sarebbero nemmeno cominciati, probabilmente – spiega -. Tante aziende hanno iniziato a concedere il lavoro da remoto. Si è visto che tutto sommato funzionava meglio di quanto si credeva e quindi da lì in poi è stato molto più semplice provare a trovare una strada fattibile per poter tornare a casa mantenendo il lavoro».
Questa transizione ha offerto a Ghezze l’occasione di tornare a vivere nel suo paese natale mantenendo il suo impiego nei Paesi Bassi, un’opportunità che lui stesso definisce «un colpo di fortuna». La transizione è stata facilitata dalla natura prettamente tecnica del suo lavoro: si occupa della progettazione di caldaie a recupero, un ruolo che non richiede una presenza fisica costante né interazioni manageriali o con clienti, adattandosi perfettamente allo smart working.
Ma perché, nonostante il “mito dei paesi del nord” Ghezze decide di rimanere a Cortina? Ecco aprirsi una riflessione approfondita sul concetto di “qualità della vita”, confrontando l’esperienza nei Paesi Bassi con quella di Cortina. Pur riconoscendo che i paesi del Nord Europa godono di una fama di superiorità sotto certi aspetti, egli sostiene che la sua qualità della vita attuale a Cortina sia «largamente superiore», specificando che si tratta di un concetto soggettivo. «Per me la vera qualità sta nella vicinanza alle montagne, nel contatto diretto con la natura e nella possibilità quotidiana di praticare sport all’aria aperta (sci, arrampicata, corsa): aspetti che Cortina offre in misura superiore rispetto alle nazioni nordiche».
A questo si aggiunge il valore della comunità: «A differenza delle grandi città, dove l’alta densità di popolazione porta spesso all’isolamento, Cortina mantiene un tessuto sociale vivo, alimentato dal volontariato e da un senso di appartenenza che manca nei contesti urbani più vasti».
Ghezze tuttavia, nonostante l’entusiasmo per il rientro, identifica ostacoli significativi che rendono difficile per altri professionisti seguire il suo esempio.
Il primo è la crisi immobiliare: «L’accesso alla casa è la barriera principale, con costi proibitivi che rendono il trasferimento insostenibile anche per chi dispone di un reddito medio-alto. Molti colleghi, pur affascinati da Cortina, non prenderebbero mai in considerazione un trasferimento a causa dell’impossibilità di trovare una soluzione abitativa sostenibile, nonostante siano disposti a pagare un affitto superiore alla media».
Il secondo punto critico è di natura demografica. Ghezze sottolinea come il calo drastico delle nascite — passando dai circa 60 nati della sua generazione ai meno di 20 attuali — metta a rischio la sostenibilità dei servizi essenziali, come il Polo Scolastico Valboite. «Senza politiche mirate a supportare le giovani famiglie, come asili nido a tempo pieno e incentivi concreti, il rischio è un progressivo impoverimento del tessuto sociale locale»
La testimonianza di Ghezze evidenzia una verità paradossale: Cortina possiede tutte le caratteristiche per essere un luogo ideale per giovani professionisti, ma la mancanza di una strategia a lungo termine su casa e servizi rischia di vanificare questo potenziale. Per Ghezze, vivere a Cortina rimane un privilegio, ma la sfida per il futuro del paese risiede nella capacità di trasformare questo privilegio in una realtà accessibile, invertendo la tendenza allo spopolamento attraverso politiche coraggiose e lungimiranti.