La sesta edizione del Lagazuoi Photo Award New Talents ha permesso a 4 fotografi di operare in quota.
Rinnovare la narrazione della montagna, passando da una rappresentazione da “cartolina” a un racconto autentico, informato dalla convivenza quotidiana con il territorio. Il Lagazuoi Photo Award New Talents, giunto quest’anno alla sesta edizione, mira a promuovere una rappresentazione inedita e contemporanea della montagna, oltre i cliché visivi tradizionali. Quattro finalisti, selezionati da 42 candidature, hanno partecipato a una residenza dal 13 al 17 luglio, soggiornando nella foresteria della funivia del Lagazuoi, che ha permesso loro di sperimentare la vita a 2.750 metri di quota. I lavori dei quattro partecipanti sono stati esposti in una mostra inaugurata il 12 settembre, dove è stato proclamato un vincitore.
«Questo progetto è nato dalla necessità di creare uno spazio dove la montagna sia raccontata da chi la vive, non da osservatori esterni con narrazioni idealiste ed estetizzanti tipiche di chi vive in pianura o in città, che proiettano aspettative su un territorio senza comprenderne le difficoltà, la convivenza e la manutenzione quotidiana che richiede», spiega Stefano Illing, ideatore del progetto. «L’obiettivo è indagare l’ambiente maestoso del Lagazuoi attraverso gli sguardi innovativi di giovani studenti di fotografia, valorizzando la capacità di traslare un immaginario lontano nelle coordinate della comunità locale. Il bosco e il paesaggio alpino non sono luoghi “sacri” astratti, ma parti di un ecosistema gestito e mantenuto nel tempo».
«Il progetto Lagazuoi Photo Award New Talents è iniziato con mostre fotografiche mirate ad ottenere questi obiettivi. Tuttavia – spiega Illing – i risultati sono stati limitati, portando a ricalibrare la strategia e a coinvolgere scuole di fotografia e percorsi più immersivi». Il concorso si è avvalso quindi della collaborazione di IED – Istituto Europeo di Design di Roma, Officine Fotografiche di Roma, Istituto Italiano di Fotografia di Milano e CFP Bauer di Milano, da cui sono giunte le candidature.
Elemento centrale del concorso è la residenza estiva per i quattro fotografi finalisti selezionati dalla giuria tra 42 candidature: cinque giorni – dal 13 al 17 luglio – trascorsi nella foresteria della funivia del Lagazuoi, a quota 2.750 metri. Durante il soggiorno, i finalisti hanno sviluppato i rispettivi progetti fotografici, ognuno elaborando una propria lettura dello stesso ambiente: memoria della guerra, stratificazione geologica, rapporto tra spazi chiusi e paesaggio aperto, oppure riflessione sullo stesso atto del guardare, accompagnati e stimolati dai tutor Nicolò Faccenda, Guido Samuel Frieri e Roberto Mascellani.
«Il ruolo dei tutor è stato quello di guidare i quattro finalisti accompagnandoli in diversi luoghi del contesto Lagazuoi per offrire una visione completa dell’area dal punto di vista naturalistico, storico, antropologico ed economico», spiega Nicolò Faccenda, che è anche curatore della mostra. «Non impongono temi, ma facilitano un dialogo quotidiano con gli artisti, aiutandoli a sviluppare e dare una configurazione finale organica ai progetti, basati sui nuovi stimoli ricevuti sul posto. Innanzitutto quello che mi ha interessato è stato accompagnarli in una visione la più possibile complessiva del contesto Lagazuoi. Noi come tutor ci interfacciavamo quotidianamente al termine della giornata e abbiamo via via costruito un dialogo tale che ha permesso poi ai ragazzi, al termine di questo progetto, di arrivare con appunto la configurazione finale».

«I quattro finalisti hanno sviluppato progetti molto diversi. Ronny Pozzato, il vincitore, con il progetto Sweet Release ha lavorato sul concetto di sguardo trovato, utilizzando elementi del paesaggio, come una staccionata, o altre cornici naturali per trasformare la cornice in uno strumento che orienta lo sguardo e invita l’osservatore a selezionare una porzione del paesaggio, anziché lasciarsi catturare dalla sua immensità. Leonardo Bandini con “Ecotono”, ha esplorato la storia della Prima Guerra Mondiale con uno sguardo quasi investigativo: le incisioni nella roccia, i segni lasciati dal tempo, le superfici e le alterazioni diventano indizi da osservare e mettere in relazione. Alessio Orlando ha adottato uno stile post-fotografico e cyberpunk, creando paesaggi verosimili ma fittizi tramite collage digitali e immagini da telecamere di sicurezza. Infine, Francesca Formisano ha indagato le risonanze umane e storiche nel paesaggio, combinando un approccio archivistico e geologico per esplorare la stratigrafia delle memorie nel territorio».
Ronny Pozzato, il vincitore, evidenzia che «la residenza è stata un’esperienza ricchissima per la possibilità di vivere la quotidianità con altri artisti e discutere a lungo di fotografia. La convivenza nella foresteria e i momenti condivisi hanno favorito scambi e un confronto continui».
Alla residenza hanno partecipato i quattro finalisti e due tutor. «Ogni sera ci trovavamo a rivedere le foto che avevamo scattato durante la giornata, soprattutto i primi giorni. Avere un feedback di persone terze rispetto alla propria visione dei fatti aiuta veramente tanto. Oltretutto per me che sono un’amante della montagna e della natura in generale, essere in un posto così e avere l’opportunità di stare ad alta quota a contatto con la natura, circondati dalle catene montuose delle Dolomiti, era già una vittoria. Avere l’opportunità, ad esempio, di dormire lì e svegliarsi la mattina in un posto che è molto frequentato durante il giorno, ma che la mattina e alla sera, quando la funivia è chiusa, si trasforma in un luogo completamente diverso, è stato bellissimo».

Abituato a fotografare gare ciclistiche, Pozzato ha spiegato come nel suo mestiere di fotografo sportivo usa spesso elementi naturali e architettonici per incorniciare il soggetto. Questo modo di fotografare è stato applicato al paesaggio dolomitico, selezionando porzioni di scena e creando una cornice che guida lo sguardo. «A diretto contatto con la montagna, essendo uno spazio così ampio, mi piaceva mettere in luce una piccola parte del paesaggio che si vede guardando normalmente. In un ambiente ampio, la scelta di isolare piccole parti del paesaggio, talvolta con silhouette e oggetti in primo piano, riduce la vista a 360° e concentra l’attenzione su frammenti significativi. I primi giorni di lavoro hanno confermato l’efficacia del metodo, spingendo a sviluppare coerentemente il progetto».
Le fotografie del Lagazuoi Photo Award rimarranno in mostra al Lagazuoi Expo Dolomiti fino al 18 ottobre. Una selezione dei lavori sarà esposta dal 25 settembre al 4 ottobre al BAW – Bolzano Art Weeks presso Castel Hörtenberg.