La prevenzione sale in quota

L’accordo tra Cortina e Provincia porta gli agenti sui sentieri più frequentati: informazioni ai turisti, sicurezza e tutela dell’ambiente.

Il pomeriggio del 22 luglio, dopo quasi tre ore di salita, una turista tedesca di mezza età si è fermata a bordo del sentiero 217. Complici le scarpe non adatte all’escursione in montagna, il dolore alla caviglia che aveva cominciato a sentire un’ora prima era diventato intenso. Non ce la faceva a proseguire fino al rifugio Vandelli che pure ormai distava poco meno di 20 minuti di cammino, ma era sola. Ha chiamato il rifugio per chiedere assistenza e fortuna ha voluto che in quelle ore fosse in zona una pattuglia della Polizia Provinciale. La coppia di agenti ha presto raggiunto la donna in difficoltà e, dopo averla ristorata e prestato il primo soccorso, l’ha riaccompagnata a valle con il proprio mezzo.

È un esempio concreto del lavoro svolto dalla Polizia Provinciale di Belluno grazie a un accordo di collaborazione con il Comune di Cortina d’Ampezzo per rafforzare la vigilanza sui sentieri e sui luoghi frequentati dai turisti al di fuori dei centri urbani. A poco più di un mese dall’entrata in vigore dell’accordo è presto per fare un bilancio. Ma i rapporti redatti dagli agenti impegnati nei servizi di vigilanza spiegano senza troppo clamore quanto ci fosse bisogno di un supporto nelle aree non urbanizzate.

Del resto i turisti fanno base a Cortina d’Ampezzo, nelle case o negli alberghi, ma durante il girono si disperdono su un’area i cui raggi arrivano al passo del Falzarego, alle Tre Cime di Lavaredo, al laghetto del Sorapis, a Passo Cimabanche, solo per citare i più gettonati. Sentieri, malghe, percorsi ciclabili e rifugi sono frequentati da migliaia di visitatori alla ricerca del punto panoramico da fotografare, di un po’ di refrigerio dal caldo o dell’esperienza di una camminata tra i boschi. All’affollamento dei fine settimana in pochi punti di forte richiamo, corrispondono giornate tranquille durante la settimana o luoghi comunque di grande valore ambientale, naturalistico e paesaggistico, sconosciuti alla maggioranza delle persone.

Il tema, semplicisticamente rubricato con il concetto di overtourism, è in realtà più complesso e prevede la distribuzione intelligente dei visitatori e un presidio sul territorio proattivo con l’obiettivo di gestire e fornire informazioni utili, più che di sanzionare i turisti. La persona che sale per la prima volta in quota e affronta un sentiero impervio con gli infradito non commette alcuna infrazione ma se trova un agente in divisa a sconsigliarla forse cambia idea e calzature. Almeno, questa è la speranza.

La sicurezza delle persone è infatti il primo intento dell’accordo di collaborazione che ha come obiettivi il monitoraggio delle aree più sensibili, la prevenzione di comportamenti pericolosi e il coordinamento di eventuali emergenze. C’è poi la tutela ambientale e il tentativo di limitare gli impatti negativi della pressione turistica con conseguenze sull’erosione dei sentieri, sul disturbo della fauna o l’abbandono di rifiuti. Dal punto di vista sociale ed economico le attività di prevenzione e assistenza dovrebbero contribuire a mantenere l’equilibrio tra sviluppo turistico e qualità della vita delle comunità locali, in una logica di accompagnamento verso pratiche di turismo sostenibile.

Il consiglio di un sentiero meno battuto, le informazioni sulle previsioni meteo così mutevoli in montagna, l’attenzione all’abbigliamento o all’attrezzatura necessaria per un certo tipo di escursione, le indicazioni sul corretto smaltimento dei rifiuti. Sono molteplici le attività svolte dagli agenti di polizia provinciale che, di fatto, coprono un vuoto di vigilanza ambientale negli ambienti rurali, cioè fuori dai centri abitati.

Un lavoro sempre più necessario, soprattutto per l’aumento del numero di turisti, anche nei fine settimana di inizio estate.

La Provincia, grazie agli investimenti voluti dalla Regione Veneto negli scorsi anni, ha potuto incrementare il numero di effettivi passando in poco tempo da 15 a 27 agenti. A rotazione, saranno tutti impegnati nei servizi di presenza sul territorio in Ampezzo. Ogni coppia è formata da un giovane a suo agio con l’inglese o il tedesco e un agente esperto con conoscenze sulla montagna.

La collaborazione tra Comune di Cortina e Provincia di Belluno rientra nel contesto del progetto ‘Montagna consapevole’ a cui la Provincia ha aderito insieme con il Cai, il Soccorso Alpi, le Guide Alpine, la Fondazione Dolomiti Unesco, la DMO Dolomiti Bellunesi, l’associazione Rifugisti e l’Ulss 1 Dolomiti. Il costo per il Comune di Cortina è di massimo 20 mila euro l’anno e prevede tra i 40 e i 45 servizi. Ogni servizio è eseguito da una coppia di agenti in forza alla polizia provinciale, coordinati dal comando di polizia locale di Cortina, per 6 ore, al mattino, al pomeriggio o alla sera, secondo le esigenze. La maggior parte di questi servizi sono stati programmati nei tre mesi estivi, luglio, agosto e settembre, con alcune code a ottobre e dicembre. L’accordo è triennale e, dopo la sperimentazione in corso, sarà migliorato e reso più efficace nel 2027 e nel 2028.

Il servizio di vigilanza in collaborazione con il Comune di Cortina è il primo di questo genere nel Bellunese ma, nel caso desse risposte positive, potrebbe diventare un modello di collaborazione nella gestione dell’ambiente in aree vocate al turismo. Previa la dovuta programmazione e le necessarie verifiche, la Provincia potrebbe offrire questo tipo di supporto ad altri Comuni.

Il caso della turista soccorsa lungo il sentiero 217, infatti, è solo uno dei tanti episodi raccolti nelle relazioni di servizio di queste settimane. Non tutti richiedono un intervento di emergenza, ma quasi tutti confermano la stessa esigenza di una presenza capace di informare, prevenire e assistere chi frequenta la montagna. È questa la sfida della vigilanza ambientale che Cortina e la Provincia stanno sperimentando per proteggere le persone e il territorio prima ancora di dover intervenire quando qualcosa è già andato storto.