‘Arricchimento’ è la parola chiave che secondo Paola Zannoni, riconfermata alla presidenza della Croce Rossa di Belluno, può definire tutto il lavoro svolto in questi anni dal Comitato provinciale. In una recente intervista diretta da Sandy Fiabane (il Dolomiti) all’interno del Media Space di Piazza dei Martiri, la presidente ha raccontato del grande impegno dei volontari in questi anni sul fronte dell’accoglienza e dell’educazione.
Riguardo il primo dei due aspetti, la Croce Rossa si è battuta particolarmente per poter offrire una casa alle persone in fuga dal proprio paese: «Qualche anno fa abbiamo avuto l’occasione di fare un’esperienza molto particolare — racconta Zannoni —. Nel 2023 abbiamo sottoscritto una convenzione con la prefettura per far sì che i migranti che sbarcavano a Marghera venissero portati dalla Croce Rossa a Belluno. Dopo un primo momento di passaggio in ospedale, come procedura di prevenzione, il piano prevedeva venissero assegnati a determinate strutture, che al tempo però mancavano. Ovviamente non potevamo permettere che queste persone, dopo tutte le sventure affrontate, si ritrovassero per strada. Nei primi momenti abbiamo quindi pagato dei B&B in attesa che venisse trovata loro una sistemazione, ma ci siamo presto resi conto che era insostenibile come spesa. Ci siamo quindi impegnati nell’allestire una tenda dove accoglierli, gestita interamente da noi».
«Da qui sono nate delle cose fantastiche — continua la presidente —. Il comune di Borgo Valbelluna, nel periodo invernale, ha accolto queste persone all’interno di una scuola che non era in uso, ad esempio. Da questa esperienza si sono generati dei rapporti che hanno fatto sì che queste persone potessero iniziare il proprio percorso di inserimento sociale. In primis imparando l’italiano, per il quale la Croce Rossa ha istituito dei corsi appositi, per poi arrivare ad avere un posto di lavoro. Non sono numeri eclatanti, nessuno se ne accorgerà, ma intanto questa gente non si ritrova per strada».
E proprio il tema dell’immigrazione, il più delle volte scottante, non trova ostacoli quando incontra l’istruzione: «Non abbiamo problemi a parlarne nelle scuole. La consapevolezza del rispetto dei diritti umani si fa con l’educazione, al linguaggio, alla tolleranza verso gli altri e verso il diverso. In classe è molto più facile portare i princìpi ai quali si rifà la Croce Rossa, e gli studenti si rendono conto di come siano temi del quotidiano. Acquisendo questo tipo di conoscenza viene ancora più facile notare come in certi territori di guerra strida la mancanza di regole, lì dove l’unica cosa che sembra regnare sia la legge del più forte».
Per questo, lo scorso 7 aprile, la CRI ha organizzato a Belluno il convegno ‘Ucraina e Gaza: conflitti armati e povertà – Dal contesto giuridico alla risposta umanitaria’. Un occasione per ragionare sull’attuale stato del mondo, attraverso la voce della docente UniUd Claudia Candelmo e del rappresentante OCHA Andrea De Domenico. «La Croce Rossa nasce proprio con lo scopo di far rispettare i diritti umani, e in questi ultimi anni stiamo vedendo come molte volte questi vengano completamente calpestati — conclude Zannoni —. Credo che la consapevolezza di questo dev’essere diffusa. Negare tutto ciò che abbiamo costruito sulla tutela delle persone che si trovano in un momento di difficoltà o in guerra ci sta facendo tornare indietro di secoli. Le testimonianze hanno raccontato di come sia a Gaza che in Ucraina venissero bombardati ospedali o convogli che portavano aiuti. Queste cose prima non succedevano».
Proprio per questo, il Comitato provinciale CRI si impegnerà ancor di più nei prossimi anni per diffondere questo tipo di consapevolezza. Tra i principali obiettivi vi è perciò quello di mettere in piedi un progetto di cooperazione internazionale che parli sempre più del diritto umanitario. Oltre a questo continuerà l’impegno nella sanità e nel sociale, con tante iniziative come la spesa a domicilio per le famiglie in difficoltà, il supporto agli anziani lasciati soli o le visite nelle scuole.