L’AltraItalia, da Belluno una nuova rivista per raccontare l’Italia migliore

Nata a Belluno nel 2014, quando fu la prima testata giornalistica online italiana dedicata esclusivamente alle buone notizie, L’AltraItalia apre oggi un nuovo capitolo con un magazine semestrale pensato come un libro da sfogliare e collezionare.

In un momento di profonda trasformazione dell’editoria, c’è chi sceglie di investire sulla carta. Dopo oltre dieci anni di attività, L’AltraItalia inaugura il proprio magazine semestrale, affiancando alla storica presenza digitale una pubblicazione concepita per essere conservata, riletta e sfogliata come un libro. Nato e cresciuto nel cuore di Belluno, il progetto continua a evolversi senza rinunciare alla propria identità. Fin dalla sua nascita, quando in Italia il giornalismo costruttivo era ancora poco conosciuto, ha scelto di raccontare un Paese diverso: quello delle persone, delle imprese, delle associazioni e dei territori che generano valore, offrendo uno sguardo alternativo rispetto a quello che quotidianamente conquista le prime pagine.

L’idea nasce da Stefania Mafalda, giornalista con un percorso che attraversa il mondo della comunicazione d’impresa, dell’informazione e delle grandi aziende. Dopo gli anni trascorsi tra Milano, la Germania e realtà internazionali come Walt Disney, sceglie di dare vita a una testata capace di raccontare un’Italia diversa da quella che quotidianamente domina la cronaca. Nei primi anni porta avanti il progetto quasi da sola, affiancandolo all’attività della sua agenzia di comunicazione. La crescita della redazione, il restyling della testata e il coinvolgimento di firme autorevoli segnano una nuova fase di sviluppo.

Tra i primi a credere nel progetto c’è lo scrittore e imprenditore Oscar Farinetti, che fin dagli esordi sostiene L’AltraItalia con la rubrica esclusiva Le Cose Buone da Oscar, dedicata a riflessioni su vita, società, arte e cultura. Fanno parte del gruppo dei contributor anche Alberto Schieppati e Francesca Tablino. A coordinare la redazione è la caporedattrice Chiara Vannini, da anni impegnata nella divulgazione delle buone notizie del territorio.

«Mentre gran parte dell’informazione rincorre la cronaca, il gossip e i contenuti costruiti per generare traffico, noi abbiamo scelto di raccontare ciò che troppo spesso non trova spazio: persone, imprese, associazioni e territori che ogni giorno costruiscono valore e dimostrano che esiste anche un’altra Italia».

Una filosofia che trova un significato particolare proprio nei territori di montagna. «Le aree montane e le realtà periferiche finiscono sui giornali quasi esclusivamente quando c’è un’emergenza», osserva Mafalda. «Eppure è proprio qui che nascono idee, imprese, cultura e comunità. Cambiare la narrazione significa imparare a raccontare anche ciò che funziona, senza rinunciare al rigore giornalistico».

La scelta della carta nasce dalla stessa visione. In un’epoca dominata dallo scrolling continuo e dalla velocità dell’informazione, il magazine vuole offrire un tempo diverso della lettura. «Voglio che sia un libro da sfogliare», spiega la direttrice. «Ogni articolo deve essere un capitolo». Le sue 36 pagine raccolgono approfondimenti, interviste e reportage dedicati ai temi della contemporaneità, dalla cultura all’enogastronomia, dal benessere all’impresa, pensati per accompagnare il lettore in un percorso e non semplicemente informarlo. Ogni uscita è concepita come un volume da conservare, rileggere e collezionare, più vicino a un libro che a una rivista tradizionale.

Il primo numero, distribuito gratuitamente in 1.500 copie e disponibile anche in formato digitale, è dedicato alla cooperazione, filo conduttore di storie ed esperienze che mostrano come la collaborazione possa rappresentare una risposta concreta alle sfide economiche e sociali del presente.

Anche la copertina rompe gli schemi. Non ospita titoli, come avviene nella maggior parte dei magazine, ma affida il proprio messaggio all’illustrazione firmata da Fabio Vettori. Ogni numero sarà caratterizzato da una copertina d’autore, pensata come un pezzo da collezione capace di comunicare attraverso il linguaggio dell’arte. Una scelta coerente con l’idea editoriale della rivista: ogni uscita vuole essere un oggetto da conservare e sfogliare nel tempo, non un prodotto destinato a esaurirsi nell’attualità del momento.

Il progetto continua intanto a evolversi anche sul digitale. Accanto al sito e ai canali social, dall’autunno prenderà il via un videopodcast dedicato alle storie del ‘Buon Paese’, condotto dalla caporedattrice Chiara Vannini, con l’obiettivo di dare voce a persone, imprese e territori che rappresentano il volto più costruttivo dell’Italia.

«Più che un magazine di ‘buone notizie’, L’AltraItalia vuole essere un luogo dove trovare esempi capaci di generare entusiasmo, idee e nuove prospettive. Un ecosistema editoriale che unisce informazione, approfondimento, cultura e confronto, nella convinzione che il compito del giornalismo non sia soltanto raccontare ciò che accade, ma anche aiutare i lettori a immaginare ciò che può accadere».