ilNordest e tutti i quotidiani NEM danno ampio rilievo all’evento che rafforza e rinvigorisce l’asse tra Friuli Veneiza Giulia e Veneto sul tema delle grandi opere infrastrutturali.
Il Nordest vuole fare squadra, superando i confini amministrativi, per competere su scala europea. È stato questo il filo conduttore che ieri ha legato gli interventi di Massimiliano Fedriga e Alberto Stefani, presidenti rispettivamente del Friuli-Venezia Giulia e del Veneto, al Trieste Airport a Ronchi dei Legionari in occasione del “Forum infrastrutture” (coordinatore scientifico Giorgio Santilli) organizzato dal gruppo Nem in collaborazione con il sito specializzato Diac, Confindustria e Ance Fvg e Veneto. Una mattinata che ha messo a confronto i principali stakeholder del territorio (aeroporto, porto, autostrade e interporti), in un dialogo che ha messo al centro la necessità di una collaborazione sempre più stretta tra Friuli-Venezia Giulia e Veneto, con l’obiettivo di rafforzare il posizionamento del Nordest nei grandi corridoi europei.
«Il Nordest ha eccellenze riconosciute, ma mancano interoperabilità e coordinamento che renderebbero il sistema competitivo. L’Europa perde terreno quando le infrastrutture restano frammentate», ha affermato Antonio Marano, presidente di Trieste Airport. «L’agenda Draghi ci ricorda che infrastrutture e logistica non sono solo un tema economico, ma beni pubblici europei fondamentali per sicurezza e competitività strategica. L’Alto Adriatico può essere un laboratorio di integrazione infrastrutturale, ma serve una visione comune che superi logiche settoriali e che permetta alle nostre infrastrutture di muoversi come un’unica piattaforma estesa».
I corridoi europei
Rispetto ai corridoi europei, sono a oggi 34 i progetti completati sui 79 previsti nella programmazione del 1994. A fronte di costi per 42,4 miliardi ci sono fondi per 29,5 miliardi: ne mancano di 13 miliardi solo nell’ambito della programmazione strategica europea.
«A Nordest, osservando nel dettaglio, la situazione non è così rosea: diversi progetti riguardano l’upgrade tecnologico, la maggior parte degli stessi ha un orizzonte temporale al 2040», ha detto Roberto Zani, consulente della commissione Ue sui corridoi con la sua società TPlan.
Il piano di investimenti sulle infrastrutture italiane vale, secondo l’allegato al Def del 2025, 433 miliardi di euro, di cui solo 230 miliardi già finanziati. Nel Nordest sono previsti circa 40 miliardi di investimenti, meno della metà finanziato. Per Ennio Cascetta, tra i padri della programmazione infrastrutturale italiana e coordinatore tecnico della versione originaria del Piano Regionale dei Trasporti 2020-2030 della Regione Veneto, la vera sfida sarà scegliere la strada giusta al bivio che si prospetta una volta esaurito il Pnrr. «Ci sono due strade possibili: tornare a come si faceva prima, con fondi da negoziare ogni anno, o seguire un nuovo approccio, definendo una fonte di finanziamento stabile per 10-15 anni».