Detassare il passato allontana il futuro

La settimana scorsa Belluno ha ospitato uno degli accademici italiani, ma sarebbe più corretto dire internazionali, di maggior rilievo. Giorgio Ventre, ingegnere, ordinario dell’Università degli studi di Napoli Federico II, da oltre 40 anni studia e lavora con le tecnologie di frontiera: computer e software ieri, intelligenza artificiale e robotica oggi. La Federico II è il fulcro di un ecosistema che ogni anno è in grado di incubare decine di startup tecnologiche e che ha fatto della Campania il secondo ecosistema dell’innovazione nazionale con 1.501 imprese innovative. Nel suo ruolo di direttore generale dell’unica Apple Developer Academy europea, insediata a Napoli proprio grazie alle sue competenze e relazioni, ha un rapporto quotidiano con giovani talenti provenienti da oltre 80 Paesi del mondo. Ventre può indicare con una certa precisione, dunque, quali misure possono aiutare l’Italia a uscire dalla spirale perversa per cui sostiene alti costi di formazione dei propri giovani e poi li vede quasi inesorabilmente migrare verso l’Europa, l’Asia e il Nord America.

A cena, gli ho chiesto cosa pensasse delle informazioni apocalittiche che arrivano dagli Stati Uniti sulla mancanza di controllo dell’IA. Le grandi aziende stanno cercando di tutelarsi rispetto a possibili cause legali che potrebbero essere intentate da soggetti, pubblici o privati, danneggiati da agenti AI di cui si è perso il controllo, ha risposto il professore. Ma il vero nodo per l’Europa e per l’Italia è un altro. Dovremmo smettere di delegare lo sviluppo tecnologico e digitale alla Cina o agli Stati Uniti e diventarne protagonisti, investendo sui giovani. Peccato, fa notare Ventre, che alcune misure vadano in direzione contraria. Per esempio, l’abolizione del Bollo auto appena decisa dal governo italiano a chi parla? Ai cinquantenni che hanno un’automobile fino a 80kw di potenza. Il costo, 2,36 miliardi di euro, non si può certo considerare un investimento. Se fossi un o una giovane tra i 20 e i 30 anni, gran parte dei quali non possiede un’auto e in molti casi non ha neppure la patente, non la prenderei tanto bene, afferma il professore. Se le risorse sono limitate, e lo sono, le scelte che facciamo sono tutt’altro che neutre. Abbattere o togliere una tassa, per quanto odiosa, che fa sostanzialmente riferimento a un modello di sviluppo novecentesco, è perfettamente ininfluente sul modello di sviluppo di cui abbiamo bisogno nel presente per traghettarci nel futuro. Diamo 2 miliardi e mezzo ai cinquantenni e li togliamo ai loro figli, sintetizza Ventre.

C’è per contro, chi sente l’urgenza di attivarsi nella consapevolezza che la competizione oggi non è più tra singole imprese o territori, ma tra ecosistemi complessi capaci di integrare finanza, alte competenze e innovazione. E zone complementari devono cominciare a dialogare e a fare sistema. Belluno e Napoli ne sono un chiaro esempio.

Un accordo in itinere tra Confindustria Belluno Dolomiti e Università degli Studi di Napoli si concretizza nel progetto di Erasmus delle startup. L’idea è di offrire la possibilità ai due mondi di interagire. Permettere alle giovani imprese campane di incontrare le grandi aziende del Bellunese, e viceversa. Da una parte un territorio, quello dolomitico, ricco di grandi imprese capaci di affacciarsi sul mercato globale ma ancora a corto di startup. Dall’altra, una città molto fertile quanto a realtà innovative ma ancora troppo orientata sul mercato locale. Questo scambio può portare a grandi cose, sottolinea Ventre, e può essere un esempio di sinergia per l’intero Paese.