Due territori, Belluno e Napoli, tanto diversi quanto simili. Sono oltre 800 i chilometri che separano il Vesuvio dalle Dolomiti, eppure le problematiche sono le stesse: attrarre talenti e trattenere i giovani. Proprio in questa direzione va l’accordo che verrà siglato da Confindustria Belluno Dolomiti e l’Università Federico II di Napoli, annunciato in occasione di Robotech insieme a Giorgio Ventre, Direttore scientifico della Apple Developer Academy di Napoli, l’unica in Europa.
Nato già la scorsa primavera da un confronto su come Belluno e Napoli stiano portando avanti il rapporto con giovani e startup, si è arrivati a uno scambio di metodologie e vedute che ha portato alla collaborazione. «Grazie a questo accordo, anche su specifiche verticali come tecnologia, energia e intelligenza artificiale, possiamo definire Belluno un crocevia di innovazione sotto questo polo che vogliamo creare», ha spiegato Michele Da Rold, vicepresidente di Confindustria Belluno Dolomiti.
Una collaborazione necessaria, spiega il professor Ventre: «Il problema principale è che i giovani rimangano e possano dare un contributo al sistema industriale, che ha bisogno di queste competenze. Parliamo di tecnologia, intelligenza artificiale, innovazione energetica, così come la capacità di creare servizi e piattaforme a misura d’uomo». Insegnamenti che, sottolinea Ventre, vanno dati agli studenti anche e soprattutto in maniera pratica.
«Quello che stiamo cercando di attivare, con Confindustria Belluno Dolomiti e a livello nazionale, è un processo di formazione innovativo che all’Università Federico II di Napoli abbiamo già lanciato insieme ad alcune aziende – ne è un esempio Apple con la sua Academy –. Si tratta di portare più preparazione pratica all’interno dei corsi per essere in grado di supportare le imprese, a fianco della già ottima formazione metodologica che vantano le università italiane».
Solo sentendosi coinvolti i ragazzi potranno restare. E per farlo bisogna affiancare investimenti mirati e specifiche strategie: «Abbiamo fatto entrare le aziende all’interno dell’università, cosa per nulla comune in Italia – prosegue Ventre –. Questo, peraltro, lavorando molto con il territorio». Si tratta di iniziative che mirano a creare un vero ecosistema, per sedersi a un tavolo e trovare le risposte che entrambe le parti cercano: talenti per le aziende e considerazione per i giovani.
L’accordo tra Belluno e Napoli offre così molte possibilità. «Significa lavorare insieme. Fare in modo che i giovani inizino a conoscere le varie realtà di uno e dell’altro territorio». Conoscere e, precisa Ventre, condividere: «Significa anche coinvolgere le startup, veri e propri veicoli d’innovazione che rappresentano la capacità dei ragazzi di mettersi in gioco. Bisogna fare in modo che possano trovare occasioni di lavoro e di sviluppo con le aziende del territorio».
Un progetto concreto è quello dell’Erasmus delle startup: «Vogliamo dare la possibilità ai due mondi di interagire. Permettere alle giovani imprese campane di incontrare le grandi aziende del Bellunese, e viceversa». Belluno e Napoli sono anche in questo complementari. Da una parte un territorio, quello dolomitico, ricco di grandi imprese capaci di affacciarsi sul mercato globale ma ancora a corto di startup. Dall’altra, una città molto fertile quanto a realtà innovative, non a caso il secondo polo nazionale in materia, ma ancora troppo improntata sul mercato locale. «Per questo lo scambio può portare a grandi cose», sottolinea Ventre.