Future4Mountains: parte da Belluno la discussione sul futuro della montagna

Varotto: servizi e accesso digitale come condizioni. Bovio: «Niente ricette, strumenti per stare nella complessità».

La montagna come luogo del presente e del futuro, non come immagine fissa. È l’idea che attraversa Future4Mountains, l’appuntamento ospitato a Palazzo Crepadona, nato dentro il percorso Future4Cities e promosso con Will Media e Confindustria Belluno Dolomiti.

L’obiettivo, ambizioso, è provare ad aggiornare il racconto della montagna e a rimettere al centro ciò che rende un territorio abitabile e competitivo, tra servizi, lavoro, accessibilità e qualità della vita. Un percorso che nasce anche dalla consapevolezza che le narrazioni contano e che la montagna, nel dibattito pubblico, rischia ancora di restare intrappolata negli stereotipi da cartolina.

All’incontro hanno partecipato oltre 150 persone in presenza, fra cui molti giovani, a conferma di un’attenzione che non si limita agli addetti ai lavori. La forma scelta per aprire la discussione è quella del “live”: durante l’evento è stata registrata una puntata speciale del podcast ‘Città’ di Future4Cities, con il geografo Mauro Varotto come ospite principale, insieme a Paolo Bovio (direttore editoriale di Future4Cities) e a Stefano Daelli (co-fondatore di FROM).

Nel suo intervento, Varotto ha proposto una lettura che tiene insieme demografia e condizioni materiali. «La provincia bellunese soffre ancora in generale di declino demografico, però c’è un saldo migratorio positivo da un po’ di anni a questa parte», osserva, aggiungendo che questi movimenti «vanno indirizzati, vanno orientati e vanno anche in qualche modo incentivati». Il punto, nella sua lettura, è che dopo decenni di spopolamento anche i territori devono prepararsi all’inversione di tendenza. 

Tra i fattori che spingono verso la montagna, Varotto indica il cambiamento climatico e la ricerca di una qualità della vita diversa, che passa dal contatto con la natura e da ritmi meno frenetici. Ma avverte che l’attrattività non è automatica: «Non è la montagna stereotipata della natura incontaminata. Nè quella della montagna che importa acriticamente modelli urbani esogeni. Ma è una montagna servita e una montagna che è accessibile dal punto di vista digitale, dal punto di vista dei servizi minimi essenziali».

Un passaggio riguarda la formazione e, più in generale, le alleanze necessarie per rendere credibile un progetto di vita in quota. «La formazione è fondamentale», dice Varotto, anche perché può diventare un ponte tra welfare pubblico e welfare aziendale. In questa prospettiva, «le imprese, le aziende, devono essere alleate nel rendere attrattivi i luoghi di montagna», perché «non basta più la politica pubblica».

Bovio ha collocato l’appuntamento dentro l’evoluzione del format. Future4Cities, ricorda, nasce nel 2023 con FROM e si alimenta anche del lavoro settimanale del podcast ‘Città’. Da qui la scelta di far evolvere il percorso in Future4Mountains, con l’ambizione di aprire una discussione pubblica che parta da Belluno ma guardi alle montagne italiane. Come si reagisce all’impatto dei cambiamenti climatici, quali condizioni di abitabilità servono, quali priorità rendono i territori montani attrattivi per giovani e famiglie, e quale traiettoria di sviluppo economico può dirsi sostenibile. Domande attuali non solo per Belluno, ma per gran parte della montagna e delle aree interne italiane.

A qualificare l’incontro è stata anche la seconda parte della serata, pensata per spostare l’evento dal solo ascolto al lavoro con la comunità: dopo la registrazione, il confronto aperto e le sessioni di workshop hanno stimolato a i presenti a trasformare le riflessioni in ipotesi e proposte per il territorio.

Il progetto Future4Mountains prevede due appuntamenti dal vivo, con un secondo evento annunciato in autunno, e un percorso editoriale che continuerà con contenuti e podcast inseriti nella serie ‘Città’. Sullo sfondo, il sostegno di più soggetti istituzionali e territoriali, chiamati a collaborare per una montagna letta come spazio abitato e dinamico, non come eccezione folkloristica.