Screditati per decenni come persone che potevano permettersi il lusso di pensare, invece di fare, i filosofi sono tornati di moda e improvvisamente sono diventati figure contese. Qualsiasi azienda abbia un approccio proattivo con sistemi di intelligenza artificiale ne ha bisogno e ne va a caccia. Qualcosa avevamo intuito anche noi, a metterci sulla pista giusta era stato qualche mese fa Stefano Giacomelli, managing director di Sinteco, una delle imprese bellunesi con il più alto tasso di innovazione.

Luca Taddio, professore di estetica all’Università di Udine, su ItalyPost enfatizza l’analisi del New York Times

che ha raccontato come imprese quali Anthropic, Google DeepMind e OpenAi impieghino sempre più studiosi di filosofia per affrontare problemi che gli ingegneri, da soli, non riescono più a risolvere.

La lettura di Taddio è però controintuitiva.

Non è la rivincita della filosofia sulla tecnica. È la dimostrazione che la tecnica è entrata definitivamente nel territorio della filosofia. Per molti anni abbiamo pensato all’intelligenza artificiale come a uno strumento: più potente, più veloce, più efficiente dei precedenti, pur sempre uno strumento. Oggi questa rappresentazione non basta più. I sistemi di Ai non producono soltanto risposte. Organizzano conoscenze, orientano decisioni, selezionano informazioni, suggeriscono interpretazioni. Diventano progressivamente l’ambiente entro cui lavoriamo, apprendiamo, comunichiamo e prendiamo decisioni.

Di fatto, scrive il docente, c’è bisogno di interpreti e qui entrano in gioco i filosofi, ovvero professionisti che sono abituati a districarsi tra segni e valori simbolici, a distinguere tra significato e significante.

Quando cambia l’ambiente, cambiano anche le condizioni della nostra esperienza. È per questo che nelle aziende tecnologiche entrano filosofi. Non perché serva qualcuno che renda le macchine «più etiche», quanto perché le domande fondamentali non riguardano più soltanto gli algoritmi. Riguardano il significato, la responsabilità, l’identità, la fiducia, il rapporto tra conoscenza e decisione.

È un segnale che però non va nella direzione del recupero del pensiero critico, scrive Taddio. Al contrario

[…] il pensiero filosofico rischia di essere assorbito all’interno delle infrastrutture tecnologiche che contribuisce a progettare. 

Il cambiamento è così radicale sostiene il docente perché l’intelligenza artificiale

Sta costruendo il nuovo ambiente nel quale prenderanno forma il diritto, la politica, la scuola, l’economia e perfino la nostra esperienza quotidiana.