Mancano case, non è un segreto. Eppure, in regione, di abitazioni inutilizzate e non in vendita ce ne sono eccome, oltre mezzo milione. Numeri che si fanno ancor più severi in quelle aree ad alta vocazione turistica. Si legge sul Corriere delle Alpi: 

In gergo si chiamano case dormienti. Immobili o singoli alloggi, privati, inutilizzati e non sul mercato. Un patrimonio che, rimanendo in Veneto, ammonta a 521.945 abitazioni tra eredità, eredità contese, immobili inagibili o bisognosi di essere ristrutturati e (in minima parte) seconde case. Un patrimonio visto come una delle possibili soluzioni all’emergenza abitativa.

(…) Ma al netto dei casi specifici (…), qual è l’elemento che frena pesantemente l’immissione nel mercato immobiliare di questo patrimonio? «I costi» risponde Thomas Fantin, presidente Federazione Edilizia di Confartigianato Veneto. 

(…) A una lettura dei numeri emerge che le zone ad alta percentuale di “dormienza” sembrano coincidere con le aree ad alta vocazione turistica. Tra queste emerge la particolarità del Bellunese, che oltre a ospitare un buon numero di seconde case sconta anche un forte calo di natalità e un lento e costante abbandono delle aree montane. Fenomeni simili ma meno intensi sono anche in Lessinia e sull’Altopiano di Asiago.

I costi
L’idea che mediamente si spenda di più per ristrutturare che per costruire «non è solo un retaggio degli anni d’oro dell’edilizia, quando peraltro alle volte si costruiva alla bell’e meglio» dice Fantin. E tra la voci maggiori di spesa rientrano anche i progetti. «La differenza rispetto al passato è che oggi, vuoi per un approccio culturale diverso vuoi per le nuove tecniche, la casa non è comunque un investimento di poco conto nemmeno sul nuovo». Intendiamoci: ristrutturare è comunque impegnativo. E lo sarà ancora di più quando l’Italia recepirà completamente la direttiva europea “Case Green”. Tra i punti più significativi la direttiva prevede che tutti i nuovi edifici dovranno essere aemissioni zero. Non solo. «A conti fatti – spiega Fantin non potranno essere messi sul mercato immobili inferiori alla classe energetica D». Il che aggiunge un ulteriore elemento di complessità nell’ampio capitolo del patrimonio dormiente.