‘L’Armadio di tutti’ a Domegge di Cadore è lo spazio creato da Mattia Baldovin e Silvia Piccin dove scambiare vestiti e oggetti usati. Una ventina di volontari, tantissime richieste e un progetto che unisce solidarietà, sostenibilità e riuso.
A Domegge di Cadore è nato circa un anno fa ‘L’Armadio di Tutti’, un luogo dove vestiti e oggetti possono trovare una seconda vita, senza che nessuno debba pagare per prenderli e senza che chi li porta debba chiedere nulla in cambio. Non si tratta propriamente di un mercatino dell’usato e nemmeno un servizio assistenziale riservato alle persone in difficoltà, bensì di centro di riuso e scambio gratuito, fondato sull’economia circolare e sulla solidarietà di comunità.
‘L’Armadio di Tutti’ ha trovato spazio presso la parrocchia, al piano terra della canonica in piazza dei Martiri, entrata da via Trieste, a Domegge.
A promuovere l’iniziativa sono Mattia Baldovin e Silvia Piccin, i quali hanno voluto portare anche in Cadore un modello già conosciuto e sperimentato nel Trevigiano e in provincia di Belluno, un’esperienza capace di coniugare attenzione all’ambiente e sostegno alle persone e alle famiglie.
Ma il punto centrale del progetto è soprattutto culturale. «Vorremmo distruggere il paradigma secondo cui le cose usate sono destinate soltanto ai poveri. Non è così» spiegano i promotori. Il riutilizzo non deve essere considerato una soluzione di ripiego per chi non può permettersi di acquistare prodotti nuovi, ma una scelta consapevole, che riguarda tutti. Chiunque può avere vestiti ancora in buono stato che non utilizza più e chiunque può trovare qualcosa di cui ha bisogno tra quelli messi a disposizione.
Il meccanismo è semplice: le persone portano gratuitamente abiti e oggetti che non servono più, altri li scelgono e li portano a casa senza pagare. Non esistono tariffe, prezzi o obblighi di contribuzione. È prevista soltanto una cassetta per le offerte volontarie, destinate a sostenere le spese di gestione e a mantenere il centro in ordine. Gli spazi, organizzati come un negozio con gli indumenti suddivisi per taglie e tipologie, sono ospitati dalla parrocchia.
Un modello che vuole anche mettere in discussione le abitudini di consumo, soprattutto nel settore della moda, da dove proviene Piccin. «Si acquistano continuamente prodotti che spesso non durano, per poi essere buttati. Crediamo sia importante sensibilizzare le persone su questo problema e dimostrare che tanti oggetti possono avere una seconda vita» afferma. Il riuso diventa così uno strumento concreto per ridurre gli sprechi e allungare il ciclo di vita dei prodotti, contrastando una cultura dell’acquisto e dello scarto.
La risposta del territorio è stata significativa. Ad un anno dall’apertura del centro di scambio, una ventina di volontari partecipa all’attività e le richieste sono numerose, tanto da rendere necessario organizzare separatamente il ricevimento delle donazioni e la distribuzione. Attualmente il centro è aperto il giovedì e il sabato mattina per chi desidera entrare, vedere e prendere gratuitamente gli indumenti disponibili.
La struttura sta diventando anche un punto di collegamento tra chi deve svuotare un’abitazione e chi può recuperare quello che altrimenti verrebbe buttato. Arrivano richieste anche da fuori provincia e, attraverso la pagina Facebook vengono mantenuti i contatti con chi vuole contribuire al progetto. «L’intenzione è quella di rendersi disponibili per collaborazioni con strutture sanitarie, case di riposo, consultori e altre realtà del territorio, in modo da rispondere a specifiche necessità sociali» spiegano.
Mattia e Silvia vorrebbero fare un passo ulteriore: trasformare il centro in un luogo di incontro e di sensibilizzazione. «Tra le idee ci sono piccoli laboratori dedicati al riciclo e al recupero, dalla riparazione dei vestiti di Carnevale alla sistemazione e trasformazione degli abiti. Non soltanto, quindi, un luogo dove portare e prendere oggetti, ma anche uno spazio in cui imparare a riparare, recuperare e condividere competenze».
‘L’Armadio di Tutti’ entrerà presto a far parte di una rete più ampia, attraverso l’ingresso nell’unione delle associazioni che si sta formando in Cadore. Una prospettiva che permetterebbe di mettere in relazione esperienze diverse e rafforzare la collaborazione tra le realtà del volontariato locale.
La scommessa di Mattia e Silvia è dimostrare che un’alternativa al consumo usa e getta è possibile anche nelle piccole comunità. E che la gratuità non è soltanto un modo per aiutare chi ha meno, ma un principio attorno al quale costruire nuove relazioni.