Cambio al vertice dei quotidiani NEM, dove da oggi il direttore è Alessandro Barbano che succede a Paolo Possamai. Barbano ha una lunga esperienza alla direzione del Mattino di Napoli, del Messaggero e del Corriere dello Sport. Nell’editoriale di presentazione, il neo direttore sottolinea la possibilità che la vitalità sociale ed economica del Nordest si diffonda e diventi un modello nazionale ed europeo. Per tramutare in leadership i caratteri peculiari di questo territorio – il massimo di tradizione conservabile e il massimo di innovazione perseguibile – c’è però bisogno di una nuova assunzione di responsabilità. Scrive Barbano:

L’integrazione è la parola che tiene insieme tradizione e innovazione. Non è un processo del dire, ma del fare. Ha un tempo di gestazione lento. Si concima con la fiducia. Ha a che fare con quell’intelligenza delle mani, che qualcuno chiama pragmatismo svuotandola della sua poesia, e che ha fatto le fortune di questi territori. Si nutre dell’idea che grandi cambiamenti sociali conseguano a piccoli cambiamenti dei meccanismi regolatori. Poiché la misura è l’unica vera leva che resta alla politica per imprimere alle società avanzamenti reali e non fittizi. Questa intelligenza chiama il Nordest a un’occasione irripetibile. Perché le transizioni in cui è iscritto il cammino delle democrazie europee – quella energetica, quella digitale e quella demografica – pretendono quel pensiero del fare come antidoto al conflitto ideologico e corporativo che paralizza il nostro Paese. Lo pretende anche l’Europa, chiamata a rimettere insieme, con realismo e coraggio, o se preferite, con tradizione e innovazione, i cocci del mondo che Trump ha messo nel frullatore, e a dargli un ordine capace di resistere alla cieca volontà di potenza che minaccia il domani, affinché sia possibile per i suoi cittadini tornare a sentirsi occidentali senza iattanza ma anche senza sensi di colpa, e tenere per buona la pregiudiziale liberale che distingue nettamente tra aggredito e aggressore, su cui si fondano la civiltà del diritto e la pace. Ma per risultare vincente la sfida del Nordest passa per una condizione politica: trasformare la questione settentrionale da una rivendicazione in una responsabilità. Che vuol dire sottrarla ad appetiti localistici figli dell’egoismo sociale e a quella sorta di anarchismo produttivo che sogna di saltare a pié pari l’inefficienza dello Stato in nome di un dialogo diretto con l’Europa. Oggi più che mai quella responsabilità va intesa come l’offerta alla statualità di un modello di modernizzazione a vantaggio di tutto il Paese. Prenderne coscienza è la priorità per chiunque punti a intestarsi una leadership.

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