Scaffali vuoti e autotrasporto. Riccardo Saporiti con il sito Mappine racconta giornalisticamente la realtà attraverso i dati che raccoglie e visualizza. Il blocco degli autotrasportatori per protesta contro l’aumento dei carburanti è il tema di questa settimana. Saporiti lo affronta da un’angolatura di gestione aziendale chiedendosi come è possibile che basti così poco per creare così tanti disagi.

Le risposte sono due, scrive:

… siamo un paese che si muove su gomma. Secondo il report Istat ‘Il trasporto di merci su strada e ferrovia’, uscito a febbraio di quest’anno con dati aggiornati al 2024, “il trasporto terrestre di merci movimenta complessivamente 1.205,1 milioni di tonnellate, di cui il 92,1% su strada e il 7,9% su ferrovia. Anche in termini di tonnellate-chilometro, la modalità stradale è predominante e rappresenta l’86,9% del trasporto totale”.

Ma soprattutto siamo vittima di quella tendenza tutta italiana per cui piccolo è bello. A fine 2025, il 26,6% delle aziende di trasporto merci aveva a disposizione un solo mezzo, un altro 39,2% ne aveva tra i 2 e i 5:

è evidente che un singolo è costretto ad affrontare da solo gli aumenti del costo del gasolio, che quest’anno sono stati compresi tra il 30 ed il 40%. Non ha grandi margini per riorganizzare il lavoro, non ne ha nessuno per fare economie di scala e strappare prezzi migliori a chi vende.

Tanto che quest’estate il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti aveva emesso un bando per l’esodo volontario dalle imprese monoveicolari. In pratica, prometteva 15mila euro a chi decidesse di cambiare lavoro. A disposizione c’erano 2 milioni di euro, sufficienti a coprire l’esodo volontario di 133,(3) imprese monoveicolari, pari allo 0,62% del totale. Come si dice lungo i Navigli, buona la strategia, pessima l’execution.

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